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MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentaquattrenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



Lo spin off: ATARU GREATEST HITS

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INSANE ELUCUBRAZIONI
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mercoledì, 29 settembre 2004 |
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FORSE SBAGLIAMO DOPOBARBA
( on the air: Duran Duran - Sunrise )
Un mercoledì qualsiasi. Una città qualsiasi. Un quartiere mediamente malfamato. E due personaggi mediamente loschi, sulla trentina, che entrano nello stesso bar…
Il primo (sedendosi): “Ciao, Trenta”.
Il secondo (appoggiandosi sul bordo del tavolo): “Ciao, Ataru”.
Sono i due leggendari blogger Trentamarlboro e Ataru Moroboshi, amici personali di Madonna e Ciampi, travestiti da cospiratori polacchi per evitare il consueto bagno di folla…
I due non perdono tempo e si accendono una sigaretta.
Ataru (con il volto pallido): “Sono disperato… Forse sbagliamo dopobarba, forse è colpa del buco nell’ozono, forse la nostra favella non è compresa, ma sto male… Sifossifoco non mi ha lasciato neanche una faccina tra i commenti e so che lo stesso dramma attanaglia anche te. L'ha lasciata a tutti, cazzo, a tutti! Blogstar e segaioli sconosciuti. Ma a noi no!”.
Trenta (con una smorfia di dolore): “Io, ormai, non ci dormo più… Faccio almeno diecimila refresh al giorno per controllare, ma niente… Un cazzo di niente… Ci schifa proprio!”.
Ataru (increspando le rughe della fronte): “Questa storia deve finire! Dobbiamo trovare il modo di farci lasciare quelle fottute faccine, costi quel che costi! Hai un piano?”.
Trenta (avvilito): “Anche no… È da giorni che mi arrovello e l’unica cosa che mi è venuta in mente ci porterebbe dritti in galera…”.
Ataru: “Cioè?”.
Trenta: “Ho modificato la sua jpg, quella che ha inserito nel facerolling… Pensavo di ricattarlo: o ci lasci una cazzo di faccina entro 24 ore o mettiamo in rete questa foto, in cui si vede chiaramente che sei solito accoppiarti con degli alani!”.
Ataru: “ Accidenti, qua si rischia brutto! In effetti anch’io avevo pensato a qualcosa di rischioso”.
Trenta: “Sentiamo”.
Ataru: “ Ha a che fare con il paranormale”.
Trenta: “Flavia Vento?!?”.
Ataru: “Peggio: vorrei chiamare il tizio che ha il Blogmorto, quello con le bare, e chiedergli se può mettersi in contatto con l’Aldilà. Più precisamente con Cecco Angiolieri, visto che il copyright di Sifossifoco è suo”.
Trenta: “Supponiamo che l’Angiolieri accetti di parlare con noi…”.
Ataru: “Se accetta, gli chiediamo di comparire in sogno allo spacciatore di emoticons”.
Trenta: “E…?”.
Ataru: “E a questo punto, deve dirgli più o meno così…”.
Il celeberrimo blogger romano si alza in piedi e, sotto lo sguardo attonito dei presenti, scandisce queste poche frasi:
Icchè cazzo tettufai, grullo?
Tettummandi tutte ‘este faccine attutti eppoi nun le mandi ammiei preferiti?
Si fossi Trenta t’arderei con una sigaretta.
Si fossi Ataru t’affogherei neippiscio.
Si fossi Cecco, come sono e fui, ti manderei a cahà!
Trenta: “Eccezionale!”.
Ataru: “Ma… Amico mio… La cosa è complessa”.
Trenta: “Abbiamo qualcosa da perdere? No, dico, preferisci restare tutta la vita senza faccine?!?”.
Ataru: “No, cazzo! No!”.
Trenta: “Allora vediamo di muovere il culo…”.
I due si guardano, sorridono, poi sfogliano le pagine gialle alla lettera “i”.
“I” come “il tizio che ha il Blogmorto”.
Ataru: :)
Trenta: :)
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mercoledì, 29 settembre 2004 |
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HATSUMOMO INTERVIEWS HRUNDI V. BAKSHI
( on the air: Fat Boy Slim - Slash Dot Dash )
Qualche giorno fa, la blogger Hatsumomo, mia lettrice da quando avevo un commento a post e dieci visitatori ogni due giorni, ha deciso di iniziare una rubrica di interviste ai suoi amici bloggers. L'onore del primo doveva toccare a me. E invece, il signor Hrundi V. Bakshi, che ha supplito alla mia pur breve pausa di riflessione, mi ha soppiantato. Alla faccia dell'umile amico! Però, visto che la signorina Hatsu è una aficionada, visto che Bakshi è un personaggio simpatico e da molti definito geniale, visto che non mi andava di scrivere altro, ho deciso di pubblicare anche qui l'intervista pubblicata da lei. A voi.
Napoli, ore 17.35
Hatsumomo: "Atà! Vedi che arrivo domani per fare l'intervista a Hrundi! Me lo fai uscire dal locale caldaia per favore? Anzi, no... Facciamo una cosa! La si fa lì...così magari gli scatto anche qualche foto in loco! Posso vero? Dai dimmi di sì...così fotografo anche la mitica vacca di Brahmaputra sul comodino!!!"
Ataru: "aehm, c'è un po' di umidità, qualche scarafaggio, spero che non ti formalizzi, per le foto credo non sia possibile, se ti accontenti di roba vecchia, ora lui è molto contrario alle foto..."
H.: "Ok...allora ci vediamo domattina a Roma Termini così dopo mi porti nel locale caldaia....niente azzanni, eh!....dicevo, andiamo nel locale caldaia e vedo un po' se riesco a fare my first interview (uah! e comm so' poliglotta!). Bacioniiii!"
Roma: The Day After
Dopo il viaggetto in treno, Napoli-Roma, durante il quale mi sono "inticchiata" un certo tipo, che si è visto falciare il piede peloso da un trolley di passaggio, arrivo a Roma. Incontro il mitico Ataru Moroboshi, che ho visto quasi nascere... e via al locale caldaia. Scale. Ancora scale. Di nuovo altre scale. Quattro scalini. Una porta di ferro.
Hrundi-V. -Bakshi: buonasera signorina Hatsumomo, tu di persona bella come quando scrive.
Hatsu: Grazie mille Signor Bakshi. Lei è davvero un uomo galante!
L'umile Hrundi-V.-Bakshi, amico di Moroboshi, è finalmente davanti a me, proprio con quel bell'abitino giallo canarino con cui è ritratto nel blog di Ataru. Ed è così umilmente umile amico di Moroboshi che ha preparato anche un bel vassoietto ricolmo di IndianFood (c'è anche la mitica polpetta di ceci con sorriso in mezzo)...sì, sì! davvero un umile amico...così umile che inizio anche a pensare come poterlo strappare dalle grinfie dello sfruttatore Moroboshi, e renderlo solo umile amico mio! e diciamocelo...ha anche un certo fascino! Altro che Kabir Bedi! Megghiuuu iddu!
Sotto l'attento occhio vigile di Ataru Moroboshi, prendo il registratorino che mi era avanzato dal primo anno universitario, quando facevo la secchiona registrando tutte le lezioni, e lo piazzo sul comodino affianco alla vacca di Brahmaputra. Rec.
H.: Prima di tutto Le faccio i complimenti per come sta imparando bene la nostra lingua. Suppongo quindi che Lei viva qui già da tempo, oppure è proprio l'amico Ataru che Le sta dando lezioni?
H.-V.-B.: io imparato italiano vedendo programmi di Maria De Filippa, mio umile amico Ataru Morobosci dice che meglio non vedere questo, ma in India noi non abbiamo nulla di questo. Poi lui insegnato me parolacce come cazzo, stronzo e culo. Ah...scusa signorina, io non reso conto, scusa...
H.: Non si preoccupi Sig. Bakshi...qui non siamo su Splinder. Mi può dire invece come ha conosciuto il nostro caro blogger Ataru Moroboshi?
H.-V.-B.: mio umile amico era a festa di gente famosa dove io era stato invitato casualmente, anche lui casualmente, conosciuti casualmente.
H.: E mi dica...è contento di essere umile amico di Ataru, nonostante La faccia dormire in locale caldaia? Ed è realmente sicuro che l'assenza di finestre in tale luogo non Le crei problemi? Spero almeno ci sia una toilet...
H.-V.-B.: clima di questo locale fantastico ricorda me Bombay, tutto fantastico qui, anche fantastico bagno, lì dietro carrello di supermarket.
H.: Ho potuto finalmente ammirare sul suo comodino la bellezza della vacca di Brahmaputra. Ha avuto problemi con la sua vacca alla dogana?
H.-V.-B.: mia vacca è come altre vacche, passa sempre alla dogana, solo questione di soldi.
H.: Ho letto che domenica scorsa il nostro Moroboshi è andato ad una sagra. Lei sa cosa sono le sagre? Vi è mai andato? Avete qualcosa di simile anche voi in India?
H.-V.-B.: esiste sagra di cobra nel cestino. Bella sagra, sì, io non ha mai andato però.
H.: Potrei farLe una domanda tipo cosa Lei possa aver trovato di simile tra l'Italia e l'India, ma preferisco parlare di cibo, visto che quelle polpette di ceci con sorriso in mezzo sembrano molto invitanti... Tra l'altro, leggendo i commenti ai post che ha scritto durante l'assenza del nostro amico, ho notato che sta prendendo una certa dimistichezza con la nostra dieta mediterranea. C'è quindi un piatto della nostra cucina tipica che Le è particolarmente gradito?
H.-V.-B.: molto piaciuto me hamburger. Oh scusa di nuovo, non doveva dire, ma questa intervista arriva in India?
H.: Non si preoccupi...non corre problemi, l'intervista resterà solo sul mio umile blog. Ora però, mi può raccontare storia di funghi primaticci? Sono molto curiosa...e come me, anche i nostri cari amici blogger. Prego, ce la racconti...
H.-V.-B.: storia di funghi primaticci è...scusa io va in bagno, torna tra poco
....
Hrundi- V. -Bakshi dopo una ventina di minuti fa ritorno con una faccia un po' sbiancata...e mi dico che forse sia meglio evitare la domanda sui funghi primaticci e passo avanti.
....
H.: Avrà notato che il caro Ataru ci delizia in ogni post con i suoi "On Air"...Le volevo chiedere che ne pensa della musica italiana. Predilige qualche cantante in particolare?
H.-V.-B.: piace me molto quel cantante con nome di frutta. Mango sì Mango. Lui fa cose belle. Mio umile amico Ataru Morobosci dice che lui non piace Mango.
H.: Che opinione ha di Punjabi Mc?
H.-V.-B.: mia opinione è che lui inglese più che indiano.
H.: Ataru è molto bravo con i sillogismi...Lei sarebbe capace di farmi dei sillogismi nella sua lingua natìa?
H.-V.-B.: sillogismo indiano è come usare pennarello secco: non si scrive.
H.: Abbiamo quasi finito...visto che non è notte, e che io non sono Marzullo, evito di dire "Si faccia una domanda da solo a cui dare una risposta", e La spiazzo invece chidendoLe di fare Lei una domanda a me. Vuole?
H.-V.-B.: io umilmente chiedo se un giorno va di uscire a fare un giro su mia triruote
H.: Eheheh! Sarei onoratissima di fare giro su suo triruote Signor Bakshi. Magari la prossima volta che torno a Roma... Bene. Direi che può bastare così. E' stato un piacere intervistarLa e aspetto il giorno in cui Ataru magari Le dia la possibilità di scrivere un "Post Inutile del Sabato".
H.-V.-B.: io non sa, post inutile di sabato è troppo italiano per un indiano.
Spengo il registratorino...e con fare vago mi avvicino un attimo al signor Hrundi V. Bakshi, che devo ammettere ha un profumo speziato al sandalo a dir poco sconvolgente, e gli domando: "Posso farLe una richiesta un po' compromettente?"
H.-V.-B.: aiuto, sì.
H.: Beh...sà com'è! Sono una piccola orfana degli anni '80 e mi domandavo se Lei potesse fare una cosa per me...
H.-V.-B.: io pensa che sì, posso fare.
H.: Allora...nella stanzetta di Ataru ci sono delle mensolette. Su una di queste mensolette ci sono i Barbapapà di Ataru. Me ne può fregare una?"
H.-V.-B. (avvicinandosi all'orecchio di Hatsu): io non può fare questo a mio umile amico Ataru Morobosci, però magari chiama mio umile amico Phantom, lui già rubato diamante di Pantera Rosa in Lugash.
per gentile concessione della signorina Hatsumomo.
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martedì, 28 settembre 2004 |
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LA RESA DEI CONTI
( on the air: Henry Mancini and Fischerspooner - Pink Panther Theme Mix )
Non so se sono io ad essere malato di mente o c'è anche qualcun altro. Mi hanno rovinato i telefilm adolescenziali. Sì perchè ogni tanto cambiavano sigla. Quando questo o quel personaggio usciva di scena, le immagini della sigla e la presentazione degli attori starring in alphabetical order, cambiavano inevitabilmente. Qualcuno usciva di scena, qualcun altro entrava. Ecco, anch'io periodicamente cambio sigla. Ogni tanto qualcuno va via e qualcuno entra. Nel mio telefilm non c'è mai spazio per una donna fissa. Io sono un personaggio nato per essere single. E così, chi aspira ad entrare nel cast, riesce a entrarci solo se è amico o è donna che non è ancora stata con me. Eppure con tutte rimango in ottimi rapporti. Ma non restano nel cast. A volte mi chiedo se il non avere voglia di far niente, stimoli la mente. E penso tanto: cose idiote, cose irrealizzabili, cose parzialmente realizzabili, scopate, utopie per il mondo intero, che la popolazione mondiale è per i suoi buoni tre quarti drammaticamente stupida e robe da premio Nobel per la tuttologia inapplicata. Poi mi dico: hai ragione, vedi i filosofi? Non facevano un cazzo dalla mattina alla sera, pensavano e basta. Però riuscivano a teorizzare persino che vivere avesse un senso. Persino un senso profondo, ma dai. La mia mente riesce a cazzeggiare in modo talmente ampio, da farmi trascorrere una giornata al di fuori di ogni schema precostituito. Magari ci sono giornate in cui vorresti fare, non fai, però il tempo ti vola. Io sarei in grado di cazzeggiare con la mente produttiva ma improduttiva, anche passando l'intera giornata legato a un palo della luce. E se mi metto una maglietta lo faccio con cognizione di causa. Pensando che l'altra volta mi ha portato fortuna, oppure le ho dato in pagella un sei stiracchiato perchè la giornata è scivolata via piatta e senza colpi di scena. Tipo quelli da telefilm. E ci risiamo. E poi un'altra cosa che apparentemente c'entra solo di striscio con ciò che c'è scritto su. Le donne che cercano di cambiarti. Sei pigro, non fai un cazzo, sei un immaturo, egoista, piantala di dire cazzate e via così. Me le immagino, loro, tutte sedute a un tavolo, che conversano amabilmente su come in periodi diversi della mia vita, io mi sia comportato sempre allo stesso modo: con la testardaggine di un gruppo elettrogeno che non ne vuole sapere di piantarla con l'intermittenza. Magari userebbero un'altra metafora, ma le immagino così, con l'adorabile ditino inquisitorio (quello che se stessi ancora con loro, continuerei voluttuosamente a succhiare) puntato verso quel pirla lì a capotavola. Che poi sono io. Mi immagino che la mia vena polemica e il mio rigoroso professionismo nel rigirare la frittata, potrebbero avere la meglio su tutte loro. Che hanno ragione, ma tanto ormai hanno deciso di non proseguire la loro gita di piacere con me e io non ho più neanche diecimila lire fuori corso da puntare su di loro. A loro, cui voglio bene, cui sono grato, cui, quando penso mi sciolgo quasi in lacrime per i bei ricordi passati, devo molto. Hanno reso più divertente e profondo il mio telefilm, altrimenti basato solo sugli amori dei miei amici. E' in quel momento che anche nella mia immaginazione mi impigrisco, abbandono i propositi di discussione, mi alzo dalla sedia di legno e paglia, di quelle da trattoria con la tovaglia a quadretti bianchi e rossi, e dico: grazie ragazze, vi vorrò sempre bene. Ma ora è il momento che andiate tutte a fare in culo.
Fu così, che scelsi di perdere un altro treno, forse l'ultimo. Che poi alla fine magari deragliava.
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domenica, 26 settembre 2004 |
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???????
NO!
IL POST INUTILE DEL UICHEND...
( on the air: The 5.6.7.8's - Woo Hoo)
Comincio dalla fine: il mio spirito trash mi porta ad accendere la tv e vedere la replica de L'isola dei Famosi, lascio RaiDue, parte Appuntamento al cinema, eppoi il famigerato palinsesto notturno di Rai 2. Gabriele La Porta, uno dei più barbosi e terrificanti uomini del pianeta, illustra, con enfasi napoletana, teatrale e di 'sta cippa, l'Iliade, la figura di Achille e quella di Ettore, fino ad arrivare a Ulisse e alla canzoncina finale del cantante sfigato: Itacaaaaaaaaaa. Meglio di Valium, Tavor e Serenase sparati tutti in una volta. Se siete arrivati a leggere fin qui, avete una bella resistenza. Io stesso mi sono accasciato prima di continuare a scrivere (cara Stormeyes, non mi sono dimenticato di te, presto avrai la spiegazione de La Vasca di Alex Britti).
Prologo del sabato:
Al Loran Club per Bologna - Roma
Ataru: carina quella lì...gnamme...
Aliena: Ata! ma è piccola! senti, io voglio tornare a vedere la Roma qui con te, sì sì vediamo anche il Real!
Ataru: piccola un cavolo...ehm...ma noi due, qui insieme, dopo le sospensioni del derby e della Dinamo Kiev, e dopo sta batosta che anche il tedesco non vola più, non porteremo un po' sfiga?
Aliena: eheheh vediamo che succede la prossima volta!
Ataru: .....mpfff...ah...ahahah
Dialoghi del sabato /1
Davanti al Sgt Pepper
Monte: sì sì, questo è il pub dedicato ai Beatles...
Ataru: sìssì. qua se magna bene, ci sono stato a pranzo!
Alberto: mi sono scordato le sigarette in macchina, non torno indietro, me le darete voi.
Dio: ma che schifo è sto posto?
Tutti: andiamo via.
Dialoghi del sabato /2
Al Papeth
Monte e Ataru rivolti a Dio: tu sei egoista e rompicoglioni...
Alberto beve.
Dio, dispiaciuto (rubando una tartina dal piatto di Ataru): nooo!
Dialoghi del sabato /3
Al Papeth/2
Signorina F.: al Nord hanno tutti la fabbrichètta di papà, sono tutti ricchi, però cominciano a lavorare dopo la licenza media.
Ataru: sì papà ha le elementari invece...
Signorina F: sì, ignorantissimi. Se gli chiedi dove sta Taranto ti rispondono che sta in Venezuela.
Mr Wolf: ahahah
Dio: ma perchè, ma Taranto dove sta? non sta in Calabria?
Alberto: ohohoh
Dio: ah vabbè, Puglia, no, Basilicata...
Alberto: coglione!
Ataru: andava bene Puglia...
Monte: la Basilicata ha sbocchi al mare.
Dialoghi del sabato /4
Giardino condominiale di Mr Wolf, vicino casa del mitologico Nicolò
Monte: stavolta non ho la scusa pronta per chiedervi una sigaretta, mi date una sigaretta?
intanto Dio, detto per l'occasione Madre Superiora, in macchina: questa roba è buona...mm che ansia...'tacci vostri!
Alberto: assìììì?????
Dio: sìssì!
Ataru: che?
Mr Wolf: chi?
Ataru: aaaah...hoccapito! comunque sì, è roba buona, senti che odorino...Dio, tu proprio più niente?
Dio: ma chesseimatto? Nonnò...
Qualche minuto dopo.......
Mr Wolf, con il fiatone, dietro una pallina da tennis che schizza via: dobbiamo organizzare una partita di calcetto finchè siamo in tempo.
Dio, anche lui con il fiatone: sì, come ai vecchi tempi
Ataru: secondo me ormai il fisico non ci regge più, i polmoni poi...
Alberto: assìììì??? (coff coff) coglione! (coff coff)
Dialoghi del sabato /5
In macchina. La fame tossica e omicida.
Mr Wolf e Ataru: bè, panino!
Monte: ci ho ripensato...
Dio: portatemi a casa!
Alberto: noooo, paninooo! o tutti o nessuno!
Dio: e che me ne fotte, allora nessuno!
Ataru: sei il solito rompicoglioni, prenditi sto panino che è pure presto per tornare a casa.
Alberto: sticazzi, io vado. Panino.
Monte: allora io mangio.
Dialoghi del sabato /6
Di nuovo al Loran Club.
Santino (in dialetto catanese): fateme alzarsge persg l'occasione particolarsge che c'è Albetto. Come stai Albetto? So che ogni tanto vieni asgrrrroma e non te fai vedersge. Fatte darsge un bacetto!
Mr Wolf, rivolto ad Alberto: a te Santino vuole bene eh...
Alberto: perchè sono dell'Inter come lui.
Cameriera: aò, che prendete?
Monte: panino hamburger sottiletta maionese
Alberto: due
Dio: tre
Mr Wolf: quattro
Ataru: panino con cotoletta, insalata, sottiletta, ketch...
Cameriera: aspè, cotoletta, poi?
Ataru: bla bla bla, da bere una coca...
Gli altri , in rapida successione, ma mai sovrapposti: due, tre, quattro, cinque!
Dialoghi del sabato /7
Di nuovo al Loran Club/2.
Mr Wolf: mamma mia sta cameriera!
Ataru: è la rozza...
Dio: ma che denti ha?
Cameriera: mò arrivano i panini...
Alberto: assììì???
Dio: piantala...
Alberto: verrò a casa tua a vedere l'Inter...
Dio: c'è zia Gavina che vuole vedè la replica di Genoa-Salernitana.
Alberto: sì, verrò.
Dio: st'estate ti sei perso la mia imitazione di Zoidberg, il calamaro di Futurama.
Alberto: non lo conosco.
Ataru: bona quella del video...
Cambia video.
Dio: ah ma sta canzone la canta Tiziano Ferro?
Ataru: eeeeh
Ricambia video
Mr Wolf: odio Eminem e tutti sti maledetti rapper coatti...
Cambia ancora video
Ataru sull'ennesimo video di un rapper di colore: mamma mia 'sti negri, fanno tutti i video uguali, tutti col macchinone, la catena d'oro da sei kili e le troie sui sedili posteriori.
Dio: ma allora ci vai domani al Tora Tora?
Ataru: non ho voglia di fare un cazzo. Mi sa che il Tora Tora si fotte. Poi magari piove pure, i Baustelle e i Giardini di Mirò cantano troppo presto e la sera oltre agli Interpol non c'è un cazzo che mi interessa. Gli Afterhours mi stanno sul culo dopo l'ultimo concerto al Villaggio, i Modena City Ramblers mi stanno sul culo e basta.
Monte: aaaaaaah e dopo un bel panino, c'è la scusa per chiedervi una bella sigaretta!
Ataru, Dio e Mr Wolf: inzaladizzime riomare, gon vasghetta ed izi pil!
Alberto: andiamo.
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venerdì, 24 settembre 2004 |
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L'ERBAVOGLIOVOGLIOL'ERBA
( on the air: Radiohead - Everything in its right place )
Habemus veline. E' ricominciato il Grande Fratello. Piove. Direi che l'estate, per grazia divina, è finita. Voglio rimettermi i maglioni pesanti, voglio rimettermi la giacca impermeabile e il cappotto, voglio vedere la notte che arriva prima, voglio potermi coprire nel letto, voglio battere i denti, voglio andare a sciare, voglio scaldare un paio di mani e forse un cuore che ora è freddo, voglio andare nei locali al chiuso perchè quelli all'aperto sono sempre gli stessi, voglio entrare in radio senza bestemmiare e provare piacere per quel caldo che fa lì, voglio tenere il finestrino aperto e sentire l'aria in faccia, voglio novembre dicembre e il mio compleanno, quest'anno sono trenta, voglio che spariscano le zanzare, voglio avere voglia di fare tutto, voglio l'autunno e voglio l'inverno. E forse vorrei anche lei. Chi? Vorrei capirlo.
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giovedì, 23 settembre 2004 |
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INCROCI
( on the air: The Strokes - Last Night )
C'è, in ciò che facciamo, sempre un po' di casualità. E ci sono le coincidenze. Infatti, inizio a scrivere alle 3,49, senza un'idea precisa di cosa scrivere. Ieri alle 3,49 ho postato. Sono di quelle cose che dici: ma guarda che strano! E dopo un po' dici, sticazzi! Ma forse l'orario piccolino, collocato sulla destra dello schermo, mi ha dato lo spunto giusto. Noi vediamo coincidenze dappertutto. La cabala. Tale giorno è nata lei. Poi ti rendi conto che becchi subito dopo una persona che è nata il giorno prima, il giorno dopo, che lo stesso segno zodiacale ricorre varie volte, peggio di un numero sputtanato sulla ruota di Napoli. L'abbigliamento. Quel giorno indossavo la stessa maglietta di oggi, la rimetterò la prossima volta perchè mi porta fortuna. Te ne convinci a tal punto che la giornata ti cambia in positivo. Le canzoni. ...Stupendo!, una delle poche canzoni di Vasco che veramente adoro, me la ritrovai in due momenti malinconici della mia vita, ma non l'avevo messa io. I profumi. A dieci anni di distanza ritrovi una persona che porta lo stesso profumo di quella che amavi, e incredibile a dirsi, finisci per amare anche lei. I luoghi. Lo stesso locale, nello stesso periodo, qualche anno dopo, le stesse sensazioni. La notte. Sempre la stessa, non cambia mai. Nessuna coincidenza, solo che io ci sguazzo nella notte, mi piace da matti. Forse sono tutte fregnacce, tranne l'ultima. L'ultima no.
PS: Se volete leggere qualcos'altro partorito da Ataru in nottata, andate qui. Che secondo me è anche più bello.
PPS: cazzo, volete scrivermi all'indirizzo gsimone@gmail.com?? Finora solo Akih, si è ricordata di darmi l'input per il prossimo post a gentile richiesta. Forza!
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mercoledì, 22 settembre 2004 |
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LE AVVENTURE DI ATARU E IL TASSINARO IMMAGINARIO
( on the air: Duran Duran - Still Breathing )
Ricordate questo? A grande richiesta, Ataru risale sul taxi.
Ataru imbottito di birra, abbandona amici e macchina e fa una passeggiata a piazza della Balduina. Lì vede una Fiat 131 Mirafiori gialla, è proprio lui, il tassista della volta scorsa! La prima intenzione è quella di fuggire via, ma il tassista è fuori dall'auto che ticchetta nervosamente le dita sul tetto. Ataru, tira lungo, fin quando, il tassista, questa volta con una maglietta a righe bianche e blu, rigorosamente attillata e una MS in bocca, non lo riconosce e lo chiama: er bloggher Ataru! Venghi qua che je offro 'na corsa aggratise! Ataru cerca ancora di fuggire, ma si arrende al caso e si avvicina. Sale in macchina e via.
Tassista: aò ma ndo va co sto tempo? Nun lo vede che sta a piove?
Ataru: e lo so, ma sa, la pioggia mi schiarisce le idee, poi in fondo so' due gocce, mica fanno male.
T: vabbè, ma se poi je viene l'influenza? Ndo 'nnamo? Offro io eh!
A: eh, crispio, speriamo di no! Ma davvero offre lei? No anche perchè io ho già speso quasi tutto per la birra e non ne ho bevuta poca....guardi, non le faccio fare chissà quanta strada, andiam...
T: ah no, annamo ndo je pare, tanto stasera me so rotto li cojoni de lavorà, c'ho mi moje che m'aspetta, ma tanto ormai sta a dormì e sticazzi! Me dica er posto che je pare!
A: sicuro? Allora vada verso piazza Fiume, magari riesco a capire qualcosa in più dei dubbi che mi assalgono.
T: strano che se semo riincontrati eh? ma nun c'abbita qualcuna che conosce, là?
A: senta, lei vada, la mia vita privata non riguarda più il mio blog, dunque neanche chi mi legge.
T (accendendosi un'altra puzzolente MS): ah già, ma poi s'è lasciato?
A: ma le ho appena detto che...
T: ah vabbè me scusi, nun je chiedo più gnente!
A: ecco grazie..
T: ma lei c'è annato alla notte bianca? Io stavo a lavorà e ho visto tutti sti giovani come te, te do del tu che tanto sei un regazzino, che stavano in giro pe' sta cosa, bello, no?
A: regazzino? sto sulla soglia dei trenta, ma tanto me ne danno tutti di meno...vabbè...comunque non ci sono andato, l'ho anche scritto, ho bevuto una birra e mangiato un cheeseburger al mio adorato Pink Panter di piazza Mancini. Ho la presunzione di dire che la notte bianca non mi piace granchè..sa a me la confusione esagerata piace solo nelle circostanze che dico io.
T: ma sta città è tanto bella!
A: e che je devo dì? La preferisco vuota, la sento più mia, da bravo egoista.
T: e chi ve capisce più a voi? Mi fija c'ha trentacinquanni e ancora sta a fà la regazzina, è annata in giro ar centro a vedè er concerto der Mollicone!
A: Ennio Morricone? Sì, bè io sentivo un cd di Edie Brickell dell' 86 se non sbaglio, sorseggiando un'ottima doppio malto.
T: de chi?
A: no vabbè, fa niente..
T: ma l'ha viste (riprende a dare del lei) le pacifiste che hanno rapito giù in Iracche?
A: sì, ma non ricominciamo, sono sovrappensiero.
T: me scusi! ( e fa un rumore atroce, scartando una caramella Rossana)
A: ci siamo, si fermi.
T: e che faccio? Tornamo indietro?
A: no, mi lasci qui. Devo capire.
T: che?
A: arrivederci e grazie ancora della corsa offerta, con questi ci faccia colazione, lieto di averla rivista e grazie, grazie davvero! (e lascia gli ultimi dieci euro del portafoglio, anzi no, c'erano anche venti centesimi e fugge via dalla macchina).
T: ma j'ho detto che è offerta! Mah, sempre più strana sta gente famosa...vabbè se beccamo eh!
Ataru è già lontano con i suoi dubbi e i suoi pensieri in testa. Fa solo cenno di saluto con la mano e scompare nella mattina umida di poca pioggia caduta mezz'ora prima. Continua però a non capire se sia solo cresciuto rispetto a tre anni fa o se sia poco convinto di tutto. E continuerà ancora per chissà quanto.
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martedì, 21 settembre 2004 |
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FEDELTA' E TRADIMENTI
( on the air: Modest Mouse - Float on )
Ed eccomi qua ad inaugurare una nuova rubrica del blog. Siccome fondamentalmente è un periodo povero di idee, ho deciso che da oggi, quando mi girerà, sarete voi a scrivere il mio blog. Oddio, più precisamente, mi proporrete un argomento sul quale postare, e una volta ritenuto idoneo da me medesimo, diventerà il nuovo post di Ataru. Un modo simpatico di intrattenere i lettori, di risparmiarmi il pensare sempre a cosa scrivere e di evitare di parlare dei cazzi miei, cosa che come detto, tenderò a non fare più o a fare molto meno e in maniera criptica. Per comunicarmi l'argomento, non lasciate commenti sui post, scrivetemi all'indirizzo indicato sulla colonna sinistra del blog, in basso, dove c'è lo zio Sam. Aspetto la vostra inventiva..e ricordatevi che non è il blog rodeo.
Detto questo, passo a presentare la prima fortunata musa ispiratrice che inaugurerà la rubrica: la signorina Rosa. In effetti i temi richiesti sono stati due: fedeltà e tradimenti e un non post fatto più o meno di sillogismi. Chi mi conosce, sa bene che con i sillogismi vado a nozze e che in passato mi ci sono dilettato.
Argomento scottante e mai trattato qui, quello della fedeltà è un discorso difficile. Ho visto gente dire che non avrebbe mai tradito, gente innamorata persa, che poi inevitabilmente ha piantato corna o interi cesti di lumache all'inconsapevole partner. Personalmente non ho mai tradito, l'unica volta che ebbi l'occasione per farlo, riuscii a trattenermi, salvo essere lasciato per motivi idioti, il giorno successivo. Mi pentii amaramente di non averlo fatto. Il problema del tradimento maschile è ben diverso da quello del tradimento femminile. Vedrò di farne una breve analisi. Un uomo, sottoposto allo stress di una bella (ma non sempre, attenzione) ragazza che gli si discinge davanti fino a porgli la sospirata fessura in faccia, non riesce spesso a resistere. E non importa quanto sia innamorato, di solito, difficilmente ce la fa. E' una questione ormonale, l'uomo è cacciatore e anche se è cotto della sua ragazza, commette la cazzata. Chiamiamola cazzata, perchè ha tutta l'aria di esserlo. A volte però, addirittura rinsalda il rapporto, almeno secondo quello che mi hanno detto persone che lo hanno fatto. Di solito, sempre generalizzando un pochino, altrimenti non è possibile scrivere su una cosa così delicata, l'uomo non si pente di aver tradito. Se è totalmente idiota però, lo riferirà alla donna, la quale molto comprensivamente, lo manderà a fare in culo. Altrimenti, più furbescamente, starà zitto. E andrà tutto bene, a meno che non spunti fuori l'elemento pericolo. Rappresentato di solito dall'amico con la lingua biforcuta (che per comodità chiameremo ACLLB), al quale il maschio racconta l'esperienza, un po' per sfogarsi, un po' per bullarsi. L' ACLLB lo racconta un po' di qua e un po' di là, fin quando inevitabilmente, la cosa arriverà all'orecchio di Adalgisa, l'amica della vostra ragazza. Adalgisa non si farà scrupolo perchè zitella e invidiosa del rapporto, oltrechè amica, e spiffererà tutto. Allo stesso modo potrebbe accadere che l'amico-verme, quello che si è sempre segretamente voluto fare la vostra ragazza, vada strascicando bava tipo lumaca fino a farsi uscire il misfatto. Per poi prendersi in ogni caso il palo nel culo, come è giusto che sia. Poi le richieste di perdono potranno essere effettuate in vari modi, che però ora non ci riguardano. Comunque c'è il quaranta per cento di riuscita della titanica impresa. Il comportamento femminile: di solito, è per noia. Calo dell'innamoramento, arriva il tipo brillante, che ha voglia di fare tutto quello che voi non avreste mai voluto fare, tipo il picnic sulle montagne rocciose, la visita alla certosa di Trisulti e andare a ballare il nuovo singolo di Gigi D'Alessio in versione latino remix. Neanche lui lo farà volentieri, ma è probabile che riesca a trombarvisi la donna, quindi lo farà. Se la vostra ragazza vi ha tradito, ci sono due strade: una è quella corretta (un par di coglioni). Vi lascia e: o si mette col tipo brillante, che verrà a sua volta cornificato dopo un po' di tempo, a seconda della serietà della ragazza, oppure decide di riflettere facendosi pippe mentali degne di Freud elevato alla enne potenza e resta sola. L'ipotesi scorretta: non saprete mai e poi mai assolutamente niente. Cornuti e mazziati. Personalmente a chiunque mi chieda se sono fedele, rispondo così: in linea di massima sì.
Fedeltà sì, fedeltà no. Alta fedeltà, ho un nuovo stereo e devo ancora provarlo. E' dell'Aiwa, fosse stato della Saiwa, me lo sarei mangiato. Oggi ho mangiato i biscotti danesi, quelli al burro e intanto guardavo un lampadario di madreperla, pensando: sarà anche di padre pirla? Tutto vero, anche se oggi sono un po' in difficoltà con i sillogismi, spero che la mia musa non se ne abbia a male. Oggi c'è una musa, ma se un domani ci fosse un muso? O un musone? Magari dovrei fare un post triste, magari potrei parlare di cose brutte e avrei una crisi di pianto. Ma se pianto un bulbo oculare, viene fuori una pianta di occhi? Basta, ho finito di cimentarmi, prima che qualcuno voglia cementarmi col calcestruzzo, che si sa, è un materiale edile ricavato dalle feci del noto grosso uccello che mangia i sassi.
Signore e signori, avrei finito. Non senza fatica, perchè ammetto che la signorina Rosa-dalla-dolce-pelle mi ha un attimo spiazzato (la richiesta è stata inoltrata pochi minuti prima che mandassi in onda il post). Spero vivamente che sia soddisfatta. Ora la palla passa a voi. Scrivete, scrivete e ancora scrivete! Cercherò di accontentarvi o di rispondervi con un soave e sviolinante vaffanculo.
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lunedì, 20 settembre 2004 |
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TRASH DA SAGRA
( on the air: Counting Crows - Mr Jones )
Tira e molla, tira e molla, alla fine il mio animo trash si è fatto convincere ad andare a Lariano (Castelli Romani), alla sagra del fungo porcino. Cinque euro per un primo a base di porcini, un panino con porcini fritti e un bicchiere di vino di quello ignorante. Io sono uno che a volte deve essere trascinato, e così è stato. Entriamo alla sagra e subito un signore anziano che parla al megafono, imbonitore, chiamiamolo con il sostantivo appropriato; spera che si riempi nonsochecosa perchè dopo il congiuntivo fantozziano le mie grasse risate hanno coperto la voce roca amplificata dal megafono. Lo stomaco brontola quanto il mostro di Lochness che si incazza quando gli fanno una foto. Il primo a scelta: risotto, fettuccine, gnocchetti, polenta, strozzapreti o cannelloni ai funghi porcini. Ci sono! Con un'idea brillante che non è mai venuta a nessuno, dividerò il piatto in due e prenderò un po' di risotto e un po' di strozzapreti. Risultato: risotto finito, gli strozzapreti scompaiono davanti ai miei occhi per ricomparire nel piatto dell'Aliena due minuti dopo. Però quando c'ero passato io erano finiti. Vabbè gnocchetti e tagliatelle, ottimi, ma pochi porcini sopra (cosa vuoi pure tu per cinque euro?). Pane casareccio di Lariano, alto due metri e quindici con dentro i porcini, squisito davvero, anche se le gengive hanno sofferto un po' e ancora sono doloranti come se avessero fatto gli addominali. Vino che un bicchiere già ti ciucca e via per la sarabanda trash delle bancarelle. Anche perchè i fuochi d'artificio li avevano spostati a sabato, forse per far concorrenza alla notte bianca di Roma, evento di cui non parlerò, avendo per mia scelta accuratamente evitato qualsiasi posto che riguardasse tale iniziativa. C'è lo stand di Tornado, il panno vincente per la casa e per le cose, c'è un bambino che va in giro con quei palloncini annodati di lunga forma fallica con tre testicoli alla base e c'è un palloncino a forma di cavallo zebrato-muccato-nano-culturista. Splendido il cinghiale bronzeo a grandezza naturale antistante lo stand del norcino, stand tempestato di enormi collane di salsiccette. E dopo lo stand delle torte nuziali a forma di monumenti di Roma e con i pupazzetti sopra che tentavano pure loro il suicidio, eccoci giunti davanti alle chincaglierie di ogni tipo. Famoso il fregnetto di vetro con dentro l'ologramma di Padre Pio. Solo che se a una prima fugace occhiata, ti sembra ci sia scritto Pio, dopo un po' ti accorgi che c'è scritto P10. Questioni di copyright? O solo un suggerimento per il prossimo torneo rionale di battaglia navale? L'atroce tarlo del dubbio ci resterà per sempre. Intanto mi arrivano notizie sconfortanti via sms: mi sto perdendo Miss Italia, e soprattutto Tiziano Ferro che canta. Ma sento che un giorno mi rifarò anche di questa turpitudine, ci sarà occasione. Passano due belle pulzelle in abito da sposa, per pubblicizzare il negozio di abiti da sposa (e che volevate? mica potevano pubblicizzare il gommista), accompagnate da due fanciulle tipo damigelle. Anzi, come ho avuto modo di notare, una era una damigella, l'altra, per le sue giunoniche forme, una damigiana. Più in là una coppia forse non più tale. Lei piange, lui non la guarda negli occhi. Scappo prima che mi risalga la tristezza e mi passi la vis comica. Perla delle perle, lo stand delle magliette: solite scritte tipo Tira più un pelo de fica che un carro de buoi, Non sono grasso sono soft, e via dicendo. Finchè il mio occhio miope ma corretto dalle lenti al titanio dei miei occhiali da non vedente, non si posa sul capolavoro. La finezza. Il tocco di classe. L'epillio. Una maglietta indimenticabile: sarò brutto sarò racchio, ma c'ho 'n cazzo che è n'abbacchio. Non resisto più. La prossima volta trascinerò io tutti alla sagra. E così mentre esco, do pure uno sguardo alla bancarella che vende pezzi per ruspe. Di certo uno di quelli starebbe bene nel salotto di casa mia. Peccato che ero al verde. Ora andrò a letto, tra un rutto ai funghi porcini e l'altro. Magari mi risogno Alessia.
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sabato, 18 settembre 2004 |
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ATARU IS BACK!
( on the air: O.M.D. - Electricity )
Torna la pioggia, torna il fresco, forse queste cazzo di cicale hanno anche smesso di cantare e pure Heather Parisi se ne può andare affanculo per direttissima. Torna l'uomo ragno, e il film, dico la verità, mi è piaciuto. Sam Raimi ha fatto finalmente rivedere il genio che è, con un film tremendamente ironico e con tratti inattesi, dopo il primo capitolo. Adorabili citazioni un po' per tutti: dai patiti del cartoon ( la zingara che canta la canzoncina-sigla), ai patiti del libro di Jack lo squartatore (special thanks a Fiorereciso, che mi ha erudito, su un bigliettino che il caro Jack lasciava alla polizia) ai patiti dell'horror anni 80 (cameo di C. Thomas Howell, famoso per L'armata delle tenebre e La Casa di Raimi e per Nightmare e il sottovalutato The Hitcher - la lunga strada della paura in cui era affiancato dal truce Rutger Hauer). Insomma andatelo a vedere, non vi dico altro e non merita la mia stroncatura-recensione ironica perchè mi è piaciuto. Torna Ataru. Soprattutto. Ringrazio il signor Hrundi V. Bakshi, che ha avuto un bel successo e che ha portato avanti una baracca altrimenti destinata a rimanere ferma. E ora lo attende il mondo della celebrità in altri blog (vedi prossima intervista, poi saprete dove). Non credo che ci sarà uno spin-off di questo blog, Bakshi è già appagato dei complimenti che gli avete fatto. Ora dorme nel locale caldaia, ma si è assicurato numerosi sponsor per campare felicemente e senza patemi. Tornerà di tanto in tanto, così non vi mancherà. I perchè del mio ritorno? Ho smaltito un po' di delusioni in vari campi, scazzi assortiti e nausea da blog. Mi va di scrivere e lo faccio dopo una settimana di assenza. Non sono in periodo florido, ma me ne sbatto altamente, non ho certo la fissa che molti hanno, di diventare superstar a tutti i costi. Ritorno con un link a favore in meno, cui tenevo, di colei che mi leggeva sempre di sabato. Mi spiace ma non ho nulla per cui cospargermi il capo di cenere, se tutti ci prendessimo meno sul serio, non sarebbe male. Ritorno, vediamo per quanto, vediamo se mi gira di fare ancora il blogger, vediamo se non mi torna la nausea da blogbar, blogstar e blogtroiate varie, vediamo se riesco a ripartire senza parlare della mia vita privata che in questo momento è, ma questo lo avrete capìto, un autentico sfacelo. Vediamo se riesco a impelagarmi in un discorso senza uscita, così, prima di subito. Vediamo di continuare a parlare di aria fritta, come è giusto che sia, soprattutto di sabato. Ritorna L'isola dei famosi, programma cui dovete la nascita di questo blog. Tutto partì dal blog-forum sui Famosi, di Selvaggia Lucarelli, ormai dovreste saperlo. Continuò con il mio incontro fortuito con la musa dalle tette pantagrueliche, in un noto cinema di Roma Sud, cinema che peraltro non sopporto. Quando ancora a Laerte manco ci pensava. Così dopo un paio di scambi di missive e addirittura una pubblicazione di una suddetta missiva sul blog di Selvaggia, Ataru decise che da grande avrebbe fatto il bloggatore. Carrellata sui famosi di quest'anno, orfani di Pappalardo e Walter Nudo:
Kabir Bedi: un tocco di Sandokan ci sta tutto, il problema è che più che la tigre della Malesia, ormai al massimo può fare il bradipo della Birmania sud-orientale.
Paolo Calissano: non gli hanno ancora spiegato che questa non è una fiction, o forse, avendo visto il copione, ha ragione lui.
Rosanna Cancellieri: pensavo di aver visto tutto, dopo la pubblicazione sui giornali dei suoi flaccidi topless, e invece sbagliavo, purtroppo c'è di peggio. Sarà la nuova Ruta?
Dj Francesco: avrebbero dovuto metterlo insieme a Ringo per farne uno con un cervello quasi normale.
Antonella Elia: ma è lei? a me sembrava la sua riproduzione in plastica e neanche tanto somigliante.
Valerio Merola: mancava il merolone. Ha passato sette lunghi anni a pomparsi il fisico ed è infatti diventato una bestia. Probabilmente avrà fatto flessioni con due braccia e la terza gamba. Pericoloso in caso di erezioni, ma utile come passerella per eventuali ritorni via mare.
Alessia Merz: sesso sull'isola non ne abbiamo ancora visto. Ora è arrivata lei. Buon divertimento.
Sergio Muniz: e chi cazz'è?
Patrizia Pellegrino: soubrette in perenne declino, sperimenta il nuovo tagliando che le hanno fatto a tette e labbra. Utile come gommone.
Ana Laura Ribas: prima velina, poi okkeiilprezzoègiustina, ora pare 'na vecchia. Ma che ce sta a fà?
Totò Schillaci: anche lui ultraplasticato, sembra più giovane adesso che quando giocava. Che poi io ancora non mi spiego quell'exploit nel '90 per poi tornare mestamente nell'oblìo delle pippe.
Aida Yespica: non so chi cazzo sia, ma so cosa vorrei farle. Bona all'ennesima potenza. Farò il tifo per lei.
NB: ho visto dieci minuti soltanto della prima puntata e già mi è bastato. E c'è pure Don Mazzi in studio. Aridatece Platinette.
Sorridete, piangete, siate indifferenti. Ataru è già tornato.
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venerdì, 17 settembre 2004 |
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SCRIVE SEMPRE PIù UMILMENTE PER VOI
SIGNOR HRUNDI V. BAKSHI
Saggezza è compagna di vecchiaia, ma cuore di fanciullo è puro! Voi capìto, no? Mio umile amico Ataru Morobosci tornato brillo in casa, io astemio, ma una volta bevuto e fatto grande casino. Lui in mente grandi progetti con birra in corpo. Grandi progetti con birra in corpo sono come vincita a Totocalcio giocando un euro: difficilmente realizzabili. Ma lui convinto. Convinzione di mio umile amico Ataru Morobosci è come raffreddore: prima o poi passa. Però lui fa durare questa più a lungo che può, così detto me. Raffreddore che dura più a lungo che può è come storia di funghi primaticci...etciù, scusa io starnutisce. Voi assaggia curry? Curry buono e saporoso anche se lascia fiato un poco brutto. Vacca su comodino dice che compito di signor Bakshi finito anche questa notte. Io imbarazzato perchè non sa come voi intrattenere sul blogo, io triste se non fa voi ridere, ma mio umile amico Ataru Morobosci dice che per ora va bene così.
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giovedì, 16 settembre 2004 |
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SCRIVE ANCORA PIU' UMILMENTE PER VOI
IL SIGNOR HRUNDI V. BAKSHI
Mio umile amico Ataru Morobosci dice che lui continua a riflettere. Riflessione è come carta igienica ruvida: alla lunga irrita. Lui promette di tornare presto. Io detto lui tutti vostri commenti, lui molto arrabbiato per arbitro Frisk con testa rotta. Lui dice dovevano fare peggio. Io ascolta ora Cibo Matto - About a girl, cover di Nirvana, io credo di nome gruppo di nostra nazione indiana. Tutto bello qui con voi umili amici di mio umile amico Ataru Morobosci. Io contento come polpetta di ceci con sorriso in mezzo! Rane nel pozzo ignorano oceano, io ignora mondo dei bloghi, io impara tante cose nuove. Io oggi scoperto che giovane uomo detto Pino che era un poco famoso cantante di boy band italiana Ragazzi Italiani, serve birre sul Ponte Milvio. Mio umile amico Ataru Morobosci dice che gli è andata anche bene. Successo è come uomo troppo emozionato a letto con donna: dura poco. Lui mi dice poi di dire che purtroppo questo non è lui. Andare avanti ora nel scritturo del post è come televisione in prima notte di nozze: inutile. Signor Bakshi va umilmente a dormire con vacca di Brahmaputra su comodino. Vacca su comodino è come storia di funghi primaticci: quando funghi primaticci...oh scusa, io ora dorme.
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mercoledì, 15 settembre 2004 |
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SCRIVE UMILMENTE PER VOI
IL SIGNOR HRUNDI V. BAKSHI
Mio umile amico Ataru Morobosci, preso pausa di riflessione di suo blogo. Io apprezza molto lui e suo modo di scrivere, suo modo di riflettere su brutte cose di bloghi. Lui detto me di provare continuare ogni tanto se scrive qualcosa io. Scusate per brutto italiano, io vengo di India. Non ditemi che sono protettore di vacche, io chiederei voi come sta vostra sorella. Ho fatto battuta. Ne volete sentire altra? Trenta dì conta gennaio e febbraio, marzo e aprile. Di ventotto ce n'è uno, tranne mio cugino che ha sei mesi. Io divertente quasi come mio umile amico Ataru Morobosci? Lui detto me di fare ridere voi dei bloghi che ne avete bisognio. Lui detto che qua gente troppo seria, detto che troppe persone leggevano blogo e pensavano cose male e lui stanco e non va di scrittura, non spiegato me altro. Io ho stato invitato di mio umile amico Ataru Morobosci e adesso lui dice che visto Starschii e Atch che non so come si chiamano questi due signori e ogni tanto lui riso. E ha fatto belli passi in avanti. Detto anche di sentire canzone bella, detto me di fare copia incolla con suo carattere preferito georgia: Frameless - I try. Detto me di dire che è di pubblicità di macchina che una volta era della Cecoslovacchia e adesso no. Lui detto Skoda. Io riferisce voi che lui mangiato bomba di cioccolato buona che gliel'ha offerta sua amica aliena di altro pianeta. Visnù dice che per Hrundi molto tardi. Vacca di Brahmaputra su mio comodino dice sonno. Io dice sonno. Mio umile amico Ataru Morobosci si scusa, lui dice torna presto, ma non sa quando, lui dice voi sapete, detto voi. Buonanotte umili amici di mio umile amico Ataru Morobosci.
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lunedì, 13 settembre 2004 |
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UN BLOG INFRANTO
( on the air: Lucio Battisti - Prendila così )
Il primo luglio, Ataru indisse una conferenza stampa per burlarsi dei suoi lettori: per problemi con il pc che presto risolverò, non riesco a linkare quella conferenza stampa. Comunque Ataru annunciava beffardamente la chiusura del blog. Moroboshi ora convoca una nuova conferenza stampa a mezzanotte e mezzo, orario insolito, ma non per lui, è questo l'orario che preferisce. In uno scantinato che puzza di muffa, come piace a lui. Ma niente domande, parla solo lui, che indossa la consueta camicia blu a maniche corte. Lo fa con una lettera aperta, inviata anche alla Rai, a Mediaset, a Sky, alla CNN, ad Al-Jazeera, a TeleElefante, che poi la rivenderà all'asta, e a Gay Tv:
cari lettori, cari amici, cari occasionali frequentatori capitati qui da Google per trovare le tettone, è a VOI che mi rivolgo questa notte. Ci stavo pensando da un po'. Non mi era chiaro, se quella poca voglia di scrivere fosse un chiaro disamoramento, se quell'assenza di commenti sugli altri blog derivasse dalla pigrizia, ma poi ho capìto. Mi sono rotto i coglioni. Ho avuto vari problemi, ma non voglio più parlarne, è controproducente, lo è stato, lo sarà. Non sono Kiki, non voglio fare libri su questa esperienza, non sono Gianluca Neri, che è riuscito a diventare il re delle blogstar, conquistandosi la stima di molti, ma non certo la mia, non sono Maladoror o Adiastematica, che di certo rivedremo in giro per questi o altri lidi, ma adesso si divertono a sparire, come se a qualcuno fregasse qualcosa. Forse sono più simile al mio amico Dio, lui aveva chiuso il blog o lo aveva semplicemente sospeso perchè non sapeva più cosa scrivere o perchè si era rotto. Io in questo momento sono a disagio qui. E non è colpa di nessuno, intendiamoci. Sono stanco, mi gira male, è un periodo nero, ma non ne voglio parlare qui, non è niente di gravissimo o di irreparabile, prima che qualcuno si inventi che sto soffrendo come un cane o che sto lì lì per crepare (provvidenziale toccata di testicoli). Però non riesco neanche ad essere ipocrita e scrivere cose a cazzo, così come se niente fosse. Avevo annunciato la versione 2.0, e amici miei, è possibile che nel frattempo ci lavori un po' su, magari mi fa tornare la voglia di scrivere. Non me ne vado definitivamente, non è un addio, piuttosto un arrivederci. A quando mi andrà di tornare. Magari anche tra due giorni, tra una settimana o più in là. So che in questo momento sono un po' nauseato e sono certo di non essere incinto. Non è la prima volta che capita, però questa è più forte. E lo faccio ora che si parla di blog-reality show, di bloggers al Grande Fratello, ora che ho superato i quarantamila accessi. Ora che questa cosa non mi diverte più. Mi dispiace per chi ha speso belle parole anche nei post precedenti dove avevo manifestato l'intenzione di andarmene. Ma ripeto, non me ne sto andando, non sto chiudendo. Stavolta però non è neanche una boutade, mi sono semplicemente rotto le palle. E' come quando stai per un po', in questo caso quasi un anno, insieme ad una persona, e perdi il sentimento. L'entusiasmo e il divertimento lasciano spazio alla noia e alla consuetudine. Così il post rischia di diventare un obbligo, e a me le cose obbligate non piacciono. Se ritrovo gli stimoli, torno anche subito. Intanto però mi fermo ai box. Appendo la tastiera al chiodo. E speriamo che non si buchi, sapete com'è, ci sono affezionato. Niente saluti, niente ringraziamenti per nessuno, tanto mi vedrete scorrazzare sui vostri blog che continuerò a leggere e, se mi piace, a commentare. Ma non posterò, nè per me, nè per voi. Ora che mi sto "divertendo" di nuovo a correre in macchina di notte con la musica appalla, non ho voglia di scrivere di me, non ho voglia di scrivere di niente. Per eventuali cose da dire, ci sono i commenti, c'è l'email, mica una qualsiasi, c'è la G-Mail, cazzo! Insomma non sparisco, ecco. E non chiedetemi di tornare, tanto lo decido io. L'ho voluto dire così, in modo plateale, perchè siete in tanti e ho rispettato lo stile-blogstar (ma cos'è poi, sta cazzata?). Praticamente, per l'appunto, una gran buffonata. Che qua c'è troppa gente che si prende sul serio e si atteggia pure tanto, io credo di no o almeno spero, spero che non traspaia mai una cosa del genere. Avrei potuto dirvi semplicemente: me ne vado per un po'. Mi avreste fatto domande sul perchè e percome, dunque ho preferito dribblarle così. Bè...ora tutti in piedi, niente lacrime, niente blog pro-Ataru, contro Ataru o fake su di me. Non ci sarebbe bisogno di chiedere certe cose, ma non si sa mai, viste le cose atroci successe in questi giorni. La verità è che qua è pure pieno di mitomani. Spero di non essere diventato famoso come Kiki e i cazzi suoi. Grazie. Avrei finito.
Il numeroso pubblico mormora, qualcuno prova a fare domande: ma...signor Ataru! E' un altro scherzo, vero?
Stavolta no. Ciao.
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sabato, 11 settembre 2004 |
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OGGI E' UNA DATA IMPORTANTE
( on the air: David Bowie - Rebel Rebel )
Sabato undici settembre: una di quelle date che ti rimangono impresse. L'emozione, l'intensità dei sentimenti, stare incollati davanti alla tv o accanto alla radio e commuoversi. Infatti oggi ricomincia il campionato di calcio! Cosa avevate capito? Oggi, cari italiani medi, tornerete al vostro amore, a ciò che vi rapisce per nove mesi. Inevitabile dedicare il post inutile del sabato alla prima giornata di campionato. Dopo un europeo schifoso, dopo Totti che sputa e va a cavacecio agli abbonati Sky, dopo Del Piero che ancora gioca in Nazionale e parla con quel fottuto uccello, dopo Vieri che si aggiusta la fascetta in testa e si tromba quella fanciulla molto fine che risponde al nome di Viktoria Silvstedt, dopo Mancini e Capello che scappano dalla capitale per prendere qualche soldo (si sa che sono dei poveracci), dopo le Olimpiadi, dopo Gilardino di qua, Gilardino di là, dopo Miccoli incazzato, dopo Cannavaro svenduto per un piatto di pasta e ceci senza ceci, dopo Gaucci che monta su un casino tremendo come ogni estate, dopo il Napoli in serie C, dopo Bettarini che lascia Quelli che il calcio per passare a Scommettiamo che? (ho fatto la battuta salace, che non è manco mia, è di Gnocchi che finalmente ne ha azzeccata una dopo anni). Dopo aver visto in faccia Galliani e Carraro ed esserci spaventati, siamo di nuovo qui, amici miei. Si comincia con gli anticipi e si finisce coi posticipi. La spalmatura di Sky e del nuovo geniale digitale terrestre. E voi, noi, siamo pronti. Siamo pronti a ribeccarci programmi cult come Guida al campionato, dove ormai ci sono più comici che giornalisti (contando anche Pellegatti) o il noioso e stantìo Quelli che il calcio, ormai sfibrato da troppe edizioni uguali a se stesse e diventato un salottino per gli amici della sempre più acidella Simona Ventura, assecondata dalle gag nuovissime di Gene Gnocchi, il quale va avanti con le stesse battute(quella su Bettarini a parte), dall'edizione del '99. E Caputi, dopo la prima puntata, lo manderanno a fare l'inviato sull'Isola dei Famosi. Siamo ai nastri di partenza per rivedere, ci auguriamo, il volto sfatto e i vestiti ancor più sfatti, di Giampiero Mughini, oppure le bombe di Maurizio Mosca, lui sì che è un serio e pacato giornalista, in quel guazzabuglio a favore delle squadre del Nord, che è diventato da qualche anno Controcampo. E se lì c'è anche la Canalis, ci auguriamo che per par condicio, alla Domenica Sportiva, oltre al redivivo Mazzocchi, ci sia bisteccone Galeazzi. Tanto per renderla un po' meno sonnolenta. Novantesimo? e chi se lo perde? Sempre con la donna di metallo, Paola Ferrari e con il mitico Tosatti, che pure lui non perde più un etto. Il lunedì non potete e non possiamo perderci Biscardi e i suoi venticinque anni di Processo. Venticinque anni ad alzare la voce inutilmente, ad esporre belle fiche prive di corde vocali, a fare polverone sui casi da moviola con il giornalista che si esalta toccando il pacco ai giocatori computerizzati. E via con le riunioni a casa degli amici che hanno Sky: pizza, birra e tifo sfrenato. Le donne, o vedono la partita e si riciclano ultrà, o se ne vanno affanculo. Via con i locali, ristoranti, pub, bar, discoteche e persino cessi pubblici, che trasmettono l'evento degli eventi. E naturalmente via anche con il vero tifoso, quello che va allo stadio, armato di sciarpa, maglia e spranga. Guai però a portare un accendino, se qualche poliziotto furbacchione lo trova, ve lo butta al secchio insieme alle monete da un centesimo di euro che volevate sbolognare per comprare un pacco di ottime Cipster. E poi si raccomanda di non mettere dritta la spranga sennò quello dietro non vede. Per il sottoscritto si avvicina il momento di tornare al lavoro, e visto che di lavoro si tratta, eviterò nei prossimi post, a meno di casi eclatanti, di riparlarvi di calcio. Ma oggi passatemelo, perchè, da bravo italiano medio cresciuto negli anni ottanta, io ascolterò Tutto il calcio minuto per minuto, l'unica trasmissione in grado di farti ancora emozionare come un tempo. Undici settembre, calcio d'inizio. Eppure mi sembrava fosse successo anche qualcos'altro...bo!
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venerdì, 10 settembre 2004 |
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LE CONTROVERSIE DEL BLOGGER
( on the air: dEUS - Right as rain )
Ognuno, mi sembra libero di fare e di scrivere ciò che vuole. Capita a volte, che in quello che si scrive, ci sia molto di vita reale. Una vita reale messa alla mercè del virtuale, una sorta di reality show a puntate, spesso criptato, dunque più sfuggente (nel mio caso, soprattutto quando parlo di situazioni delicate), spesso esplicito. Capita che poi, se tratti qualcosa del genere, le persone della vita reale, ti apprezzino o tendano a non gradire. Nella serata trascorsa, una ragazza chiedeva a noi, bloggers rampanti seduti attorno ad un tavolo cinese, cosa fosse un blog. Argomento trito e ritrito su ogni blog, compreso questo. Spiegazione a parte, la vedevo perplessa sull'uso del blog come una specie di diario personale, ma anche su chi ne fa uso per sfogare la sua vena di scrittore incompiuto. Incuriosita ma perplessa. Anch'io in questi giorni mi sento così, nei confronti della mia creatura. Malumore passeggero? Penso di sì, altrimenti fermerei tutto e chiuderei bottega. Però poi leggo questo e qualcosa mi torna ad andare di traverso. Sì, anche Kela chiude. E mi dispiace, cazzo se mi dispiace. Altro che i buffoni di corte, questo mi dispiace per davvero. Tanti ci ripensano, come in una storia d'amore tormentata da mille problemi, che poi magari si riassumono in uno solo, e poi tornano. Spero che lei ci ripensi. Ed è un continuo sperare in ripensamenti. Mentre i dEUS concludono il loro magnifico pezzo, comincio a sezionare mentalmente ogni attimo, rilassante e bellissimo di Universal Traveller degli Air, splendido esempio di come la musica possa distenderti per quanto possibile in giorni bui. Non lo so, non credo volessi arrivare a nessuna conclusione con questo post, mi sentivo solo di salutare una cara amica che non ha più voglia di confrontarsi con i suoi lettori, che non ha più voglia di mettere le sue sensazioni su un muro di fronte al quale si fermano tante persone e si incantano a leggere. Io ho voglia di andare avanti, spero però che non mi si dica mai che sono fuori dal mondo reale. Il blog non è la vita, al massimo può essere un racconto di vita. Se ti va.
NB: il post, alla luce di avvenimenti di cui non ero al corrente, continua nei primi tre commenti...
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giovedì, 09 settembre 2004 |
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QUALCOSA E' CAMBIATO
(oggi non si ride, non dite che non vi ho avvertito)
( on the air: Samuele Bersani - Spaccacuore )
Ore sette, la sveglia suona. Anzi no, mi sveglia mia madre, è ora di andare a scuola. E prima ancora devo fare colazione, sedermi sul cesso freddo, scegliere cosa mettermi e incrociare le dita per evitare un'interrogazione o due, nell'ambito delle cinque ore. Sempre la stessa vita, dal lunedì al sabato: i compiti a casa, i pranzi da nonna, le uscite di sabato, le ragazze che mi piacciono e non mi cagano. Sono un adolescente inquieto, ma poi neanche troppo. Le sigarette le fumo per finta, porto gli occhiali di Venditti, nessuna mi nota, mi innamoro ma non so cosa voglia dire e poi tanto loro non lo sapranno mai. Meglio scrivere su quell'agenda, confidare su chi mi masturbo, chi mi fa stare male, chi mi sta sul cazzo e perchè ogni tanto mi viene da piangere. Sempre la stessa vita: le telefonate degli amici, le versioni di greco, mamma che mi dà una mano, le litigate perchè non studio, il Commodore a farmi compagnia. Non mi chiama nessuna, quando sento una voce femminile mi si accelera il battito, è qualcosa di insolito per me. Sempre la stessa vita: i cartoni in tv, la merenda delle sei, la Roma che perde, la domenica in chiesa e il pomeriggio magari al cazzeggio con i cugini. Forse mi manca qualcosa, forse sto bene anche così. Hanno detto che quei due hanno fatto roba, chissà fin dove si sono spinti, mica càpitano tutti i giorni certe cose! Io sono timido, insicuro, non ci penso proprio ad andare da qualcuna e dirle che mi piace. E se poi qualcuno mi sputtana? Come la guardo in faccia? Meglio tenersi tutto dentro e ascoltare ciò che succede agli altri. Domani mi aspetta un orario pesante, cosa ci faccio ancora sveglio a quest'ora?
Ore cinque, non suona la sveglia, mia madre ha rinunciato a svegliarmi, ora come ora aspetto gli eventi. E sono sveglio. Pensare che qualche anno fa, tra due ore mi sarei svegliato. Probabilmente tornerò a lavorare tra molto poco, è quasi sicuro. Anche se non di mattina, o forse sì, chissà. La vita non è più la stessa. Cambia ogni giorno, mi regala sorprese, piccoli e grandi drammi, inculate, giorni piatti e vuoti, cose bellissime. Nonna non c'è (a proposito: mi fa piacere che tu abbia detto a R. che lassù stai bene, spero che tu venga anche da me nel sonno, ti voglio bene), merenda non la faccio più, gli occhiali sono più moderni, fumo pesante, esco tutte le sere e bevo come una spugna. Non c'è il Commodore, ma ci sono il pc e la Playstation 2. Quell'agenda sta nel cassetto e puzza un po' di muffa, ogni tanto trovo il tempo di aprirla e scrivere qualcosa. Poco. Forse anche perchè c'è questo cazzo di blog (citazione che resterà anonima). E non mi batte più il cuore per ogni ragazza che telefona. Ne ho sentite, ne ho viste, ne ho frequentate tante. Troppe. Tanto che a volte se sento una voce maschile dall'altra parte, sono quasi più contento. In qualche caso, il cuore ancora batte, ma forse è meglio pensare, di nuovo come allora, a quello che succede agli altri. Non mi preoccupo più di dire a qualcuna che mi piace e se proprio mi sputtanano, mi fanno pure un favore. I cartoni li guardo ancora, la Roma perde ancora, anche se una volta ha vinto, la domenica in chiesa non ci vado più. La vita non è più la stessa. E un giorno che sei felice lo apprezzi più di quanto non facessi allora. Poi il vento lo spazza via come polvere accumulatasi lì da poco. E vaffanculo, Cristo. Forse era meglio prima, quando non capivo un cazzo. Forse era meglio sedermi su quel cesso sempre gelido, forse era meglio aspettarmi un'interrogazione e nulla di più. Forse si è capìto che non va bene così. Poi magari domani andrà bene e il cinismo di cui mi sono dotato nei quindici anni passati da quello spazio tra un capoverso e l'altro, avrà ancora una volta la meglio. Ma ormai è cambiato tutto. E non so spiegarmi se ho rimpianti, il rimpianto è qualcosa di umanamente stupido. E' sapere che non si torna indietro, allora perchè stare lì a ripassarci sopra? E quando la vita scorreva piatta, l'adolescente inquieto ma non troppo, apprezzava qualsiasi stronzata. Ora, crescendo, è diventato arido per colpa di quello che in questi anni è stato e soprattutto di quello che doveva essere, è stato, e poi non è più stato. Stanotte i gechi sulla finestra del pianerottolo, non c'erano. Non erano lì ad aspettarmi. Ora cerco di dormire e magari mi faccio cullare dallo scroscio della pioggia. No, non piove. Dalle onde dal mare. No, non sto al mare. Magari scarico il cesso, va...
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mercoledì, 08 settembre 2004 |
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I NUOVI INCUBI CON GLI OCCHI A MANDORLA
( on the air: Modest Mouse - Paper thin walls )
Negli ultimi anni l'Oriente cinematografico è andato affermandosi. Da Takeshi Kitano a Quentin Tarantino e le sue citazioni. Ma ciò su cui voglio soffermarmi è il cinema horror. Di solito è andata così: prendete qualche studentessa carina con le calzette alla moda, un bambino rompicoglioni che vede ciò che non dovrebbe vedere, anime inquiete che vagano in giro per casa, telefoni e telefonini che squillano e annunciano la tua prossima dipartita, videocassette assassine, botti da infarto in Dolby surround e ragazzine folli che credono di essere vive e invece sono morte o magari sono vive e credono di essere morte o magari sono morte e s'incazzano. Nascono così The Ring, The Eye, Phone, The Call. Phone non l'ho visto e a quanto pare è meglio così. Two Sisters è un po' diverso. E' l'apoteosi della sega mentale, il regno del flashback a tradimento ( Sesto senso, The Others ), delle visioni oniriche e terribilmente reali nel loro schifo. Qualcuno nelle recensioni accosta la regia a quella di Kubrick. Mi sembra francamente esagerato. Forse di Kubrick ha qualche inquadratura e l'incomprensibilità paranoide della sua opera incompiuta e poco accattivante, per non dire un po' cagata, Eyes Wide Shut. Di certo, l'Ataru-spettatore esce dal cinema completamente spaesato dal fantasma del Mastro Lindo paludato sotto al lavandino, dalle urla inumane delle piccole coreane pazze e schizofreniche, dalle convulsioni , dagli immancabili botti per farti saltare e dall'anima de li mortacci loro con gli occhi a mandorla. E dal rutilante (ah quanto mi piace sta parola) finale. E se hai qualche certezza, il finale ti confonde le idee ed esci dal cinema convinto che neanche rivedendolo cinquantadue volte con accanto un competente trio formato da Woody Allen, Bruce Lee e Francis Ford Coppola, riusciresti a capire una fava. Già si preannuncia il remake americano, che gioia...Dunque volete vedere Two Sisters? Cavoli vostri.
ps: anch'io ho la G-Mail! E' stato sostituito anche l'indirizzo email per scrivermi. Ora sono veramente tanto tanto vip e devo ringraziare un caro blogger di cui non farò il nome.
pps: per Te che non avevi sonno, forse perchè qualcuno a volte ha commesso lo stupido errore di non apprezzare l'immenso tesoro che ha, o perlomeno di non fartelo capire appieno: TI AMO.
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martedì, 07 settembre 2004 |
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ATARU E IL TASSINARO IMMAGINARIO
( on the air: Giardini di Mirò - The swimming season )
Ataru sale su un taxi modello Fiat 131 Mirafiori per fare un giro da via Crescenzio alla stazione Termini. Il tassista è uomo sulla settantina, maglietta rossa attillata, radi capelli bianchi, pancia in bella evidenza, fumatore accanito.
A: uff...
T: Eeeeh fa ancora caldo, signò...
A: a chi lo dice caro mio, il caldo non lo sopporto.
T: a signò ha visto che casino in Russia? Tutti quei regazzini...
A: e che ci vuole fare? qui ogni pretesto è buono per ammazzare gente.
T: sì ma sti muzzulmani so teribbili e pure quel Busce nummepiace pegnente...
A: è tutto uno schifo, lo so...
T: pure sti ebbrei che vonno Palestrina...
A: sì, pure Colleferro e Zagarolo...
T: uh ce stava er poro nonno a Zagarolo!
A: ah..
T: e Berlusconi che c'arza le tasse?
A: eh sì lo so...
T: a signò, ma 'o vede quanta polizia hanno messo in giro? Questi stanno qua peffà le multe a tutti!
A: già già...sa, a me questo sindaco, questo Veltroni, non è simpatico...
T: ah io l'ho votato, ma me so rotto er cazzo, me scusi er termine, de sti politici..
A: eh...voi che ancora li votate...
T: ma lei come mai va alla stazione?
A: ...
T: vabbè me scusi, ma nsomma, ha visto er rialiti sciò coi calciatori?
A: no...senta io però...
T: null'avvisto? ma che davero? era bello, lo guardi la prossima settimana, io si c'ho tempo me lo vedo...
A: sì ok, guardi io scendo eh...
T: ma stamo quasi alla stazione! signò che me combina?
A: mi faccio due passi ehm...
T: ma lei è Ataru Morobbosci, er blogher?
A: no...cioè sì...ora vado eh...
T: ma ha visto che forse hanno chiuso er blogghe a Mala....maladro...malacomecazzosechiama?
A: Maladoror
T: eh lui! ma je pare na cosa possibbile? questi so' pazzi! quanti probblemi che ce stanno ar mondo!
A: eh sì...tanti, guardi, tantissimi, questo poi...pensi che l'altro giorno un mio piccolo fan mi ha trovato con la chiave di ricerca che avevo messo in giro il trenta gennaio: travestiti ovviamente bisex che si nutrono di crauti dentro una bara di mogano canadese.
T: ah sì? e che c'entra?
A: no, era per farle capire che non me ne frega un cazzo...tenga il resto, arrivederci.
T: ma anvedi questo....valla a capì sta gente famosa...
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lunedì, 06 settembre 2004 |
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ELOGIO DEL VIZIOSO
(evinco da questo post che ho il vizio di usare la parola VIZIOSO)
( on the air: Interpol - NYC )
Mentre mi accingo a leggere il libro di Philippe Delerm, La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita, recentemente regalatomi dalla Signorina V, mi sovviene di parlare dei vizi. I vizi fanno bene. Basta non eccedere. Inutile che i salutisti se la prendano con noi viziosi, c'è poco da fare. Nessuno mi può impedire di mangiarmi un nutriente panino Big Tasty da Mc Donald's. Con la sua adorabile salsa che sa un po' di fagioli. Fanculo a chi dice che mangiarne anche uno solo fa male, fanculo a chi rompe le palle con la storia delle multinazionali. Nessuno può impedirmi di gustare una bella birra chiara doppiomalto e se mi gira bene, bissarla. Sì, ingrassa, lo so. Ma l'ho detto, il vizio è bello fin quando non si eccede. Allora ci si ferma e poi magari si ricomincia, basta avere un limite. Fanculo a chi non vuole vederti ubriaco, fanculo a chi ti schifa perchè una sera puzzi di birra. Nessuno può impedirmi di fumare una sana canna in compagnia. Non sono drogato, se lo fossi, starei dalla mattina alla sera a farmi le canne, quindi eccederei, quindi non sarei un semplice vizioso, ma un rincoglionito. Fanculo a chi fa le leggi contro, fanculo a chi è convinto che fumarne anche una a settimana faccia male. Nessuno può limitarmi quando faccio sesso. Porsi dei tabù è andare contro il vizioso. Quindi contro di me. Fanculo a chi fa la delicatina e a chi dice "che schifo, quello non lo farei mai" . Nessuno può impedirmi di fumare una bella sigaretta quando voglio e con chi voglio. Basta solo non mandare il fumo addosso a chi dà fastidio e non fumare dove purtroppo non si può. Ma poi basta. Limitare la libertà delle persone, dei viziosi, è sbagliato. Controproducente soprattutto. Il vizioso o si accetta com'è e ci si sacrifica un pochetto o si va a cercare un non vizioso. Ma non si può far recedere un vizioso. Non con vane costrizioni, almeno. Io sono vizioso e nessuno, per fortuna, ha mai provato a limitarmi. So dove devo fermarmi, grazie al cielo. E se non eccedo non accetto rimproveri, perchè se qualcuno lo facesse si beccherebbe uno di quei fanculo lì sopra. Non toccate i miei vizi, non toccate chi è come me. Sarebbe perfettamente inutile. Bello tornare a casa e salutare due gechi che scorrazzano sulla finestra del pianerottolo pasteggiando con qualche piccola falena e, mi auguro, con qualche zanzara tigre. Lo so, non c'entra un cazzo, ma erano giorni che volevo scriverlo e me ne dimenticavo sempre.
Soddisfatto del proprio apologo, Ataru osserva una sigaretta, vorrebbe fumarsela, la odora un po', poi pensa che la stanza impregnata di fumo prima di dormire non è proprio il massimo. Anche il vizioso ha le sue piccole limitazioni. Quelle che servono a non eccedere. Quelle giuste.
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sabato, 04 settembre 2004 |
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IL POST INUTILE DEL SABATO...
( on the air: Kashmir - Rocket Brothers )
E' stata (indubbiamente) una settimana difficile. Ma ora, stremato di fatica, di lacrime, di risate, di gioia e di...bè basta... vado a dormire. Non amo mettere testi di canzoni, ma stavolta farò un'eccezione per questo post non molto commerciale. Questa è per te.
LOVE SONG
Whenever I'm alone with you You make me feel like I am home again Whenever I'm alone with you You make me feel like I am whole again
Whenever I'm alone with you You make me feel like I am young again Whenever I'm alone with you You make me feel like I am fun again
However far away I will always love you However long I stay I will always love you Whatever words I say I will always love you I will always love you
Whenever I'm alone with you You make me feel like I am free again Whenever I'm alone with you You make me feel like I am clean again
However far away I will always love you However long I stay I will always love you Whatever words I say I will always love you I will always love you
Sogni d'oro!
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venerdì, 03 settembre 2004 |
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LA MALEDIZIONE DEI GIOVINETTI AMERICANI
( on the air: Ani Di Franco - As Is )
Lo scenario consueto. Provincia americana boscosa, auto in panne, strafiche a bordo, ragazzetto stupido, ragazzotto intelligente e belloccio, ragazzo palloso. Cabin Fever, Non aprite quella porta, Venerdì 13, Blair Witch Project, La casa dei mille corpi, eccetera eccetera. Questi cazzo di ragazzi americani vanno sempre ad infognarsi nei boschi del Maryland, del West Virginia, del Nebraska e via dicendo. Di solito ci vanno per una vacanza da sogno: canne, trombate, falò all'aria aperta e promiscuità varie. Di solito si ritrovano squartati, fatti a pezzi, mangiati vivi, trucidati, malati di virus dissanguanti, triturati e trifolati. Questo film ( Wrong Turn, per l'appunto), stranamente ben presentato dalla critica, ha il pregio di farci vedere dei mostri non soprannaturali. Dei cannibali primitivi che gozzovigliano con le carni umane, degenerati a causa dei rapporti incestuosi verificatisi nei boschi dell'inquieta montagna degli orsi. Tre simpatici orchi urlanti e grugnanti, che gironzolano con un vecchio carroattrezzi giallo, che non risparmiano ovviamente le strafiche, nè lo stupidotto, nè tantomeno il palloso. La trama è sempre quella: belloccio più strafica sveglia a combattere i cattivoni. A pensarci bene, ognuno di questi film ha qualche chicca. Amabile l'uomo della baldoria in Cabin Fever, il mostro-mito Jason in Venerdì 13, le riprese amatoriali della Strega di Blair. E anche Wrong Turn, per gli amanti del genere, se la cava benino. Forse la famiglia dei trucidoni, vista in Non Aprite quella Porta, è la più originale. Ma devo soffermarmi una volta di più su questi maledetti giovinastri. Dopo anni e anni di film splatter, continuate ancora ad andare per boschi con le strafiche, prede rinomate di mostri di ogni foggia? Continuate a fregare la Range Rover a mamma e papà e prendere proprio quel sentiero tetro con gli alberi a galleria che magari costeggia un lago ( che se siete delle parti di Roma vi consiglio una stradina di Ronciglione) ? Continuate ad affittare villette isolate o a piantare tende in campeggi chiusi dai tempi dell'autopsia tarocca dell'alieno di Roswell? Allora, porcaccia la puttana, siete di coccio. Il bello è che uno dei ragazzi, davanti alla spelonca dei deformi, si raccomanda anche di non entrare perchè si sa quello che succede nei film. Però poi la cretina deve andare al cesso e gli altri imbecilli cercano il solito telefono. Che in una catapecchia di legno con resti umani nei barattoli della marmellata, un telefono cosa cazzo dovrebbe esistere a fare? E la pipì, cara la mia fanciullina, non è meglio farla in un cespuglio, al limite becchi un rovo e ti va qualche spina intra vagina, ma è sempre meglio che crepare, no? La polizia, in questi film, fa sempre figure barbine. Di solito arriva lo sceriffo grassone o il ranger dell'orso Yoghi e non fa in tempo a chiedere cosa succede, che si ritrova steso per terra a quattro di bastoni e viene barbaramente maciullato. Ma proprio quando meno te lo aspetti ( eeeeeeeeh) il belloccio ammazza gli stronzi mostri e si fa la strafica rimasta. A volte invece crepano tutti. La costante è che il cattivone sembra sempre morto e poi in realtà sta ancora lì, pronto per l'eventuale seguito. Magari già che c'è, squarta il povero coroner che va a controllare ore dopo, i risultati del terrificante massacro. Visto il consolidato clichè di questi film splatter e non, mi vengono in mente altre consuetudini. Tipo gli alieni cattivi dei cartoni animati giapponesi anni settanta-ottanta. Fateci caso, attaccano regolarmente Tokyo. Oppure il viscido presidente degli Stati Uniti che scappa sull'Air Force One dopo un attacco di alcuni musulmani esauriti. (ah, mi dicono che questa è successa sul serio, vabbè...) ....... Insomma tornando a noi, cari giovinetti dei films americani, la prossima volta vi consiglio una gitarella fuoriporta a Baghdad, una passeggiatina a far funghi nel Bronx, un giretto enogastronomico in Cecenia o un bagno a Fregene. Ma per favore, evitate questi stramaledettissimi boschi. Che poi io rivado un'altra volta al cinema. Ah!
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giovedì, 02 settembre 2004 |
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SPAZIO PER IL TITOLO
( on the air: The Clash - London Calling )
Uscire per farsi male e in un attimo mi ritrovo all'isola Tiberina, dove la luna guardava i baci. Bambini affascinati da una pantegana sul greto del Tevere: eccolo! eccolo! Straniere ubriache, straniere sobrie, straniere fighe. Proseguire, guardare un ristorante che mi parla di te. Finire nel pub dove da sempre mi rovino con un long island ice tea. E stavolta mi chiedono anche se lo voglio piccolo, medio o grande. Mai sentita sta storia. Praticamente puoi prenderti un cocktail pesantissimo da 0,9. Io ho preso il piccolo. Mezzo litro di long island accompagnato da copiose Pringles Hot and Spicy, che, pur essendo piccanti, hanno sempre dentro quell'ingrediente segreto che ti concupisce a prenderne tre tubi piccoli in due. Voglia di gelato. Preso alla nuova gelateria di Santa Maria in Trastevere. Sproing. Panna e cioccolato squagliati sulla camicia a righe a maniche corte e sui pantaloni neri. Tornare davanti al famigerato ristorantino della crema di scampi e servirsi della provvidenziale fontanella per quanto possa servire al dramma che ho addosso. Il cuginetto non è in grado di guidare e ci penso io. Bastano due minuti in cui lui si prende le pizzette e il fatto che sei brillo ti lascia scrivere cose che pensi, ma che tratterresti volentieri. Ed essendo il recordman di scritta senza l'infernale t-9, il messaggio vola via in un attimo. Nessuno a fermarmi, ti amo. Casa è vicina, un altro topo attraversa la strada, forse lo metto sotto, forse no. Suona il cd che ho fatto io, quella colonna sonora faticosamente raccolta e messa insieme, da Nick Drake a Bob Dylan, dagli Smashing Pumpkins ai Clash, fino ai Franz Ferdinand e ai Modest Mouse e Bjork e i Lamb e via dicendo. Ho pure letto che domenica a Enzimi, c'è Tom Barman, destino cinico e baro. E' ora di postare e di dormire, ma non mi passa più. Avrei giurato di essere sobrio, finchè non ho preso in mano il cellulare. That's all.
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mercoledì, 01 settembre 2004 |
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E' UN MONDO DIFFICILE
( on the air: Kaleidoscopio - Voce me apareceu )
Quando tutto gira male, c'è poco da fare. Stavo per giocarmi anche internet, rimasta un'utile distrazione nonchè la chiave per far sì che si risolvano alcuni problemini legati al lavoro. Per fortuna almeno questa cosa si è risolta semplicemente staccando e riattaccando una spina, e fortuna che conosco una persona in grado di dirmi che Windows Xp si dimentica i driver ogni volta che rilascia aggiornamenti, grazie anche a Bill Gates che vedrei bene intrappolato dentro un monitor per il resto dei suoi giorni. Fortuna che ho risolto. Altrimenti avrei davvero cominciato a pensare ad una congiura degli dei pagani, quelli cristiani, musulmani e buddisti contro di me. E considerando che non credo a nessuno di questi, avrei cominciato a farmi ulteriori domande. Domande che mi pongo lo stesso. Io credo che quando la ragazza sarda detta la bambola nera, a causa dei suoi precedenti da menagramo di prima categoria, premiata al Festival della Sfiga con il Gatto Nero d'Oro, insomma quando questa affascinante creatura, mi ha augurato buon rientro, dovevo pensare che il mio aereo non sarebbe caduto, altrimenti mi avrebbe augurato buon viaggio. Buon rientro è più subdolo. Se io fossi morto in volo, non avrei vissuto il fantastico periodo che sto vivendo ora. Grazie Tamara, grazie di tutto. Da qualche giorno mi hai fatto capire che la superstizione non è roba da napoletani che giocano al lotto con la smorfia o da interpretatori di sogni da quattro soldi. E fortuna che il cinismo viene fuori quando serve, che se non ci fosse, sarebbe molto peggio. Vabbè, basta lamentarsi, in fondo tutto andrà a posto. Basta soltanto credere alle favole.
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