 |
 |
 |
 |
 |
| |
MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



Lo spin off: ATARU GREATEST HITS

LIKE
DEEZLIKE
IN CANTINA
oggi
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
INSANE ELUCUBRAZIONI
ataru e il tassinaro immaginario ataru festival ataru live ataru mundial ataru quotidiani ataru s late night bergonzoni blogcirconferenza bortoluzzi calciataru catene fenomenologia dell insano i racconti intorno al fuoco idee random x 1 film di successo il post inutile del sabato le stelle lucchetti ponte milvio magari ve l eravate perso mare domani mister blog prodi reteuropa romataru strade
GUARDONI
*loading* fancazzisti
UFFICIO RECLAMI
NON PROVATE A FREGARMI LE IDEE...
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Puoi FEEDarti di me
SENSIBILIZZAZIONE

 |
questo blog
NON supporta
l'uso delle K |





|
|
|
|
 |
mercoledì, 29 giugno 2005 |
 |
 |
I CONSIGLI SOTTO L'OMBRELLONE
( on the air: Client feat Carl Barat - Pornography )
Tornato dopo un paio di giorni al mare, in quel di Punta Rossa (Circeo, Latina, Italia, Mondo) presso il buen ritiro di Mr. Wolf, posso a questo punto regalarvi un frivolo promemoria delle stronzate estive. Piuttosto che vedere Lucignolo o leggere i giornaletti che parlano dell'ultima fiamma di Briatore, che speriamo prenda fuoco (lui). Eccovi i sì e i no, come nelle tabelle coloratissime e bellissimissime dei settimanali da spiaggia.
Sì, se è possibile, al mare quando non c'è nessuno. Acqua ultrapulita, pochi bambini a rompere le palle, bagni in santa pace, rinuncio alle gnocche, ben vengano quattro vecchie grassone che si ribaltano tra gli scogli mentre fanno il bagno.
Sì all'aria condizionata prima di andare a dormire, chiudendo la porta e la finestra della stanza. Poi la spegnete prima del sonno. Ghiacciaia garantita, ma senza incriccamento della schiena.
Sì alla mozzarella di bufala dell'agro pontino. Piatto fresco, magari all'inizio vi spaventerà per quanto è grande, avrete timore che prenda vita propria, comincerete a parlarci, ma alla fine la sbranerete per intero.
Sì al caciocacchio di Sorrento, che certamente non si chiamava proprio così, però è ottimo.
Sì al tè freddo alla pesca sorseggiato in bar terrazzato vista mare, con conseguente paio di sigarette annesse, perchè si sa che al mare si fuma di più.
Sì alla spiaggia senza sabbia. Tanto io non nuoto, si tocca ed entro direttamente con i sandali sui sassi.
Sì allo struscio serale per il paesello di San Felice Circeo. Anche se ancora c'era poca gente. Ciò non vi impedirà di consumare un long island ice tea di buona fattura, in un borgo di pescatori che strapiomba sul mare.
Sì all'acqua, rigorosamente liscia, e alla Coca Cola a garganella, senza le quali non si può sopravvivere.
Sì al venticello che mitigava il tutto e che ci ha salvato più di una volta dal decesso per incipiente calura letale.
Sì alla colazione all'aperto nella nostra zona colazione. Con un litro di caffè, non solo ti svegli abbestia, ma ti fai anche un amico sincero per la tua regolarità intestinale. Altro che fermenti vivi, cereali, fiocchi e bifidi vari. Al limite giusto una sigaretta sopra.
Sì a una non proprio tranquilla pizza sotto il faro. Ma anche e molto di più, alle magnate di pesce da incorniciare.
Sì alla PlayStation anche in vacanza. Tonifica.
Fin qui credo che abbiate rosicato. Ma, tranquilli, i miei cari invidiosi. C'è, inevitabilmente, anche qualche no. Vediamoli.
No al caldo. Un no secco che non ammette repliche. Caldo umido, solo in parte scalfito dal vento. Mortale.
No agli insetti. Zanzare a quintali, io ho il sangue dolce, si dilettano come vampiri con una verginella. E non solo. Invasione di calabroni di dimensioni tennistiche, e contraerea di farfalle notturne, animali idioti che vivono di notte, cercando la luce, per poi essere divorati da un geco obeso, o nell'altro caso, soddisfare la nostra voglia di spruzzare insetticida alle due di notte con un bicchiere di mirto sardo nell'altra mano.
No ai saliscendi per andare al mare. Metteteci, che ne so, una funicolare, così non sudo.
No a qualsiasi crema abbronzante sul viso. Anche se dovessero attirarvi dicendo che è una crema che velocizza l'abbronzatura. Il metodo più rapido e anche indolore, è nature.
No alle creme abbronzanti da spalmare. Non c'è nulla di piacevole nello spalmarsela da soli. E neanche nel farsela spalmare o nello spalmarla a chicchessia. Tutte stronzate inventate dai pubblicitari per i poveri arrapati. Creme spray sempre e comunque.
No alle bruschette miste. Cazzo ne so io, che mi ci mettono scamorza e peperoni?
No, infine, ai progetti di giornata. Tanto vanno sempre a puttane, per cause brutte o belle che siano.
Vi sembra abbastanza banale? O vi servono ancora dei consigli sotto l'ombrellone? Se volete, oltre alle foto segnalate, ce n'è qualcun'altra da vedere. Tanto per chi non fosse ancora satollo di amenità fresche (che parola grossa) di stagione.
|
 |
 |
 |
 |
sabato, 25 giugno 2005 |
 |
 |


BATMAN BEGINS
( on the air: Negramaro - Estate )
E' un periodaccio, sarà anche colpa dello strascico da antibiotico, finito di prendere tre giorni fa. Ma tra mezzanotte e l'una ho un abbiocco fulminante. E al cinema finisco per chiudere gli occhi. Colpa del film? Mi è successo con Sin City, ma c'è da dire che Mickey Rourke e colori a parte, il film non è proprio un capolavoro, nella fattispecie Benicio Del Toro e Clive Owen sono soporiferi. E mi è successo ieri sera per questo quinto capitolo della saga di Bob Kane dedicata all'uomo pipistrello. Anche se in questo caso, contrariamente a Sin City, i miei compagni di visione, erano entusiasti. Che dire? A parte il fatto che non sono entrato gratis come di solito faccio per via del fatto che sono sborone e giornalista e mi hanno dato il ridotto-anziani, parliamone. Un fan sfegatato di Tim Burton, come il sottoscritto, non può che rimpiangere i primi due capitoli. Questo mega-progetto firmato Christopher Nolan, è sicuramente meglio degli obbrobriosi precedenti due episodi diretti da Joel Schumacher. Però. Quando Gotham City te la immagini esattamente come l'ha riprodotta Tim Burton, sempre avvolta nel buio, se anche ci vedi un po' di sole, ti vengono le paturnie. Però, è un prequel. Un prequel che comunque ci spiega alcuni arcani, tipo perchè Bruce Wayne diventa Batman, dove trova le armi e la Batmobile e via dicendo. Un buon intrattenimento, americanata in certi punti, meno in altri. Poi ho anche alcuni vuoti di quando mi calava la palpebra. I nemici non sono i classici mascherati ( in questo senso continuo ad elogiare i due Spiderman di Sam Raimi). In generale un buon film, sorretto da ottimi attori, ma non il mio genere. Christian Bale, che ho adorato in American Psycho e The Machinist ( qui da noi malamente tradotto come L'uomo senza sonno), è un buon Batman da giovane. Non supera Michael Keaton, che secondo me incarna perfettamente Wayne, ma c'è da dire che è molto meglio di Val Kilmer (non ci voleva molto, è da sopprimere) e George Clooney (inadatto e fuori ruolo). Liam Neeson è buon personaggio ambiguo, senza il carisma di Jack Nicholson o Danny DeVito, ma ha un'ottima presenza scenica e surclassa coloro che negli anni a venire si sono inutilmente sputtanati a fare i cattivoni, cito a memoria Arnold Schwarzenegger, Jim Carrey, Uma Thurman, Tommy Lee Jones. Lei è Katie Holmes, la Joey Potter di Dawson's Creek, la probabilmente finta neofidanzata di Tom Cruise. Assolutamente insipida, bruttina anzichenò, solito ruolo da rompicoglioni, inadatta ad essere la fanciulla fatale. Kim Basinger fu eccellente dark lady, Michelle Pfeiffer ambigua Catwoman, Nicole Kidman appena passabile ma comunque meglio e persino Alicia Silverstone, nei panni di un 'improbabile Batgirl nel quarto capitolo, riusciva ad essere più espressiva. Comprimari di lusso, minchia che attoroni, Michael Caine da applausi nei panni del fedele maggiordomo Alfred, Tom Wilkinson (reduce da Eternal Sunshine semilasciticancello) che fa il mafioso, Morgan Freeman nel consueto ruolo di cervellone umile e furbacchione, Gary Oldman privo del fascino vampiresco, in versione poliziotto somigliante più a Fabio Concato che non a Dracula, e il solito grande Rutger Hauer, intravisto anche in Sin City. Anche se il sindaco di Gotham, interpretato in Batman Returns, dal geniale e da me adorato Christopher Walken, non si batte. Insomma il genio visionario di Tim Burton mi ha sempre oltremodo affascinato, per soluzioni strambe e colori a tinte forti. Qui nella prima mezzora, osserviamo il futuro pipistrello, allenarsi sull'Himalaya contro Liam Neeson, in scene di arti marziali, che se lo guardi potrebbe essere qualsiasi film, anche L'ultimo samurai ( e infatti non a caso c'è Ken Watanabe). Dopo, mano a mano, lo ritroviamo più fumettistico, ma non ancora il Batman che piace a me. Le musiche purtroppo non sono di Danny Elfman e si sente, anche se vogliono scopiazzarlo, e si sente pure questo. In conclusione, non so consigliarvi. Se siete, come detto, fan accaniti di Tim Burton, questo film vi deluderà; se non lo siete, probabilmente potrebbe piacervi. Insomma fate un po' come vi pare, io vado a dormire, che la palpebra ricomincia a calare.
Ps: nella foto-perla in alto, potete osservare Adam West e Burt Ward, i due imbranati che interpretavano i supereroi in calzamaglia nel telefilm anni sessanta...
|
 |
 |
 |
 |
venerdì, 24 giugno 2005 |
 |
 |
SCADENTE CELLULOIDE SUL FIUME
( on the air: Weezer - Beverly Hills )
Può iniziare bene una serata in cui rimani bloccato nei pressi dello stadio Olimpico perchè c'è il concerto dei Blue? Decisamente no. A proposito di musica da quattro soldi, le risposte ai commenti di ieri ci sono tutte e stanno sotto, non so, mi sentivo di dirlo. Dopo un aperitivo a Ponte Milvio (il Papeth rimane sempre il migliore, c'è poco da fà), io e l'Aliena, raggiunti da Mr. Wolf, finiamo all'inaugurazione dell'Isola del cinema, l'iniziativa dell'estate romana all'Isola Tiberina. Purtroppo, causa lamentele dei malati del Fatebenefratelli, quest'anno il pub lounge con la musica fica e lo svacco con stuoini sulle scalette, non c'è più, e già questo è male. Però stasera ci sono i vipps o presunti tali. Così, chi non è a Porto Cervo, sta qui. E' davvero un immenso riciclo di reality e di personaggi inutili. Nell'ordine: c'è Totò Schillaci con la compagna che si fiondano sul buffet, c'è Luca Argentiero, fighetto del GrandeFratello di un paio di anni fa, con tanto di fidanzata con minigonna che le arriva alle tonsille, poi se ti siedi e apri pure le gambe, vabbè. A proposito di Grande Fratello c'è anche Laura Marinelli, la labbrona rifatta, diventata famosa più che altro perchè fece una puzzetta in diretta. E c'è Marina La Rosa, ridotta un cesso. Ma mica ci si ferma qui. Ci sono volti noti per chi segue Maria De Filippi, per me sono nessuno, però si vede che si atteggiano. C'è un megagay presumibilmente noto, vestito di bianco, capelli bianchi lunghi che si chiede se "c'è qualche bono". C'è l'ex pornostar Eva Henger, vestita con pantaloni che le fanno il culone e accompagnata da una che non può non essere una pornostar. Perchè un cuscino in faccia gliel'avrei messo volentieri, mentre nei film porno, basta non inquadrare la faccia, tanto a che serve? C'è anche Marina Ripa di Meana, e figurati se poteva mancare. Sembra una specie di vecchia cibernetica plasticata. C'è perfino l'agente di Teo Mammucari, però per fortuna non vedo lui, che già l'ho incontrato e sembra una stampella ambulante. Per finire, c'è Attilio, ex cantante dei Ragazzi Italiani che fa un po' il piacione, mentre Pino, altro ex ragazzo italiano, lo avevo visto l'anno scorso mentre insieme al suo cane serviva ai tavoli del chioschetto di Ponte Milvio. Son cose. C'è qualcuno che come detto non riconosco, c'è anche chi di certo mi è sfuggito. Ma soprattutto c'è la star incontrastata della serata. Lui, il cane di Barbie. E' proprio lui, il levriero afghano, che tutte voi fanciulle avete detenuto nella casa di Barbie. Purtroppo non rilascia interviste, perchè l'umido letale delle sponde del Tevere, lo opprime. E lui sbava esattamente come noi sudiamo. Però dopo un vip così, sto a posto per la vita. Dopo tanti cani, finalmente uno che conta davvero. E naturalmente ci sono io, Ataru Moroboshi, re indiscusso della dolce vita romana. Cosa volete di più? Un lucano? Troppo banale, basta lu cane. Al prossimo appuntamento mondano.
|
 |
 |
 |
 |
giovedì, 23 giugno 2005 |
 |
 |
I GGGIOVANI D'OGGI, QUESTI RAMMOLLITI
( on the air: The Verve - The drugs don't work )
Negli ultimi tempi sono stato colto da preoccupazioni lancinanti, orribili sensazioni e cupi presagi. Sì perchè i gggiovani mi preoccupano molto. Musicalmente parlando. Passi la house coatta, che chi si sballa in discoteca la apprezza non poco. Passi pure la black attuale, che ha perso di originalità e che a me fa schifo, ma purtroppo va di moda. Passi al limite la latino-americana perchè un genere di nicchia, anzi di testa di nicchia. Roba che mi fa vomitare, ma almeno ha una sua identità. Ma ciò che sento ogni tanto dalle autoradio e ciò che vedo in alcuni pub che piazzano VideoItalia, mi fa temere per il futuro. La generazione delle suonerie polifoniche a pagamento, sta miseramente scadendo. Così, se ancora gli passavamo la Ga-soliììì-na, gli passavamo quel dannato cialtrone di Eminem più gli altri rapper noiosissimi tipo Scionpol, Archelli, Bastaraims e Snupdog fituring Bionsè, più Jennifer Lopez che se sparisse musicalmente non farebbe un soldo di danno, e gli passavamo a fatica, molto a fatica persino gli Aventura ( se penso che mi toccherà essere reperito su Google con questa aberrante chiave di ricerca mi viene l'orticaria), non possiamo certamente passargli altre cose. Ho visto i gggiovani sapere a memoria un testo di Nek e uno di Grignani, due bolliti al prezzo di uno. Li ho sentiti fischiettare un motivetto di Simone, uno che è più sfigato di Di Cataldo. Li ho visti addirittura muovere le labbra in perfetta sincronia con Dennis Fantina. No, ma vi rendete conto? Dennis Fantina! Quello che ha vinto Operazione Trionfo! Li ho sentiti cantare a squarciagola Laura Pausini, li ho visti quasi in estasi per un video di Luca Dirisio. Li ho osservati mentre imparavano parole di Gigi D'Alessio e persino di Dolcenera, li ho visti e sentiti cantare l'ultimo di Baglioni, che neanche i fans accaniti sanno di cosa si tratta, li ho visti muoversi a ritmo di Zucchero. Ma cosa succede? Io ho paura. Questa generazione si è rammollita. Nei settanta picchiavano duro i Led Zeppelin, i Doors, i Genesis, al massimo c'era Gloria Gaynor e in Italia avevamo i cantautori impegnati e il trash era rappresentato dall'accettabile Alan Sorrenti e dal miglior Renatone Zero di sempre. Negli ottanta dai Duran a Madonna, da Howard Jones a Camerini, dai Cure ai Depeche Mode andava tutto a meraviglia; vabbè cantava anche Stephanie di Monaco, ma fu un incidente di percorso. Nei novanta c'era Vasco (che si ricicla ancora, poveraccio...però gli va pure bene) e c'era la commerciale caruccia, c'erano le prime boy band tipo Take That e magari certo, c'era pure Amedeo Minghi e spuntava fuori anche Ricky Martin. Ma ora sono teso. Sento i Blue che rappano in un italiano che sembra quello di Stanlio e Ollio dopo la pressa. Sento Biagio Antonacci che ammorba mortalmente con le sue paranoie pallose o i Gemelli DiVersi che fanno il verso al nulla. E i gggiovani sono lì, sognanti, rincoglioniti. Per fortuna non tutti, ci mancherebbe, però pensavo che essi avessero una maggiore coscienza musicale. Non dico che tutti debbano conoscere gruppi di un certo livello, ma almeno basterebbe non affogare nell'obbrobrio. E non c'è neanche da fare tutta questa ricerca, dai. Alla fine basterebbero dei qualsiasi Subsonica, Bluvertigo o Velvet, niente di così impegnativo o alternativo. Non lo so, ve l'ho detto, ho paura. Tanto più che ho stilato una preoccupante classifica delle più ascoltate in autoradio, semplicemente abbassando il mio finestrino. E se al terzo posto risultano essere gli U2 (ormai tristi come pochi, ma rispettiamoli per il glorioso passato), al secondo c'è il solito Vasco (già detto del noioso, ma fruttuoso riciclo costante), al primo troviamo ormai da un paio d'anni, Obsesion degli Aventura. Avessi detto chessò, Bohemian Rhapsody dei Queen, Wish You Were Here dei Pink Floyd, Money for Nothing dei Dire Straits, al limite Fear of the dark degli Iron Maiden o più semplicemente Acqua azzurra acqua chiara di Lucio Battisti, canzoni sputtanatissime ma pur sempre belline, evergreens da battaglia. No, ho detto Obsesion. La bachata. Giuro che la prossima volta che li sento, metto appalla Bela Lugosi's Dead dei Bauhaus, nove minuti e trentacinque di tetra new wave anni ottanta. Magari imparate qualcosa, gggiovani ignoranti. Ora torno a sentirmi il nuovo di Cremonini. Sì, perchè ognuno ha il suo punto debole.
|
 |
 |
 |
 |
mercoledì, 22 giugno 2005 |
 |
 |

VS

HRUNDI V. BAKSHI MEETS IL TASSINARO IMMAGINARIO
( on the air: 13th Floor Elevators - You're Gonna Miss Me )
Roma, luna piena, una calda serata di fine giugno, mister Hrundi V. Bakshi ( ve lo ricordate? qui, qui, qui, qui e qua ), esce dal suo monolocale-caldaia. Suo umile amico Ataru Morobosci, gli ha dato la serata libera. Del resto, il valoroso indiano che ha sostituito Ataru sul blog nei giorni bui, merita una piccola ricompensa. La sua mitica triruote è dal meccanico, dunque Ataru gli chiama un taxi. Non uno qualsiasi, ma uno speciale: quello del Sor Frittata. In questo caso, per le puntate precedenti, andate a vedere la categoria, così ogni tanto serve a qualcosa. Ataru si gode la scena da un telefono, perchè è troppa la curiosità di ascoltare la conversazione dei due irresistibili guasconi. La Fiat 131 Mirafiori der Frittata, arriva puntuale. Er Frittata indossa la sua solita maglietta a righe orizzontali, ma senza giacca e senza cappello, chè fa caldo. Bakshi è invece in tenuta più o meno indiana, camicia damascata e pantaloni bianchi.
Frittata: venghi, venghi, se lei è amico der sor Ataru, se famo quattro risate. Mia nipote, che è sempre innamorata der blogghe o come se chiama, m'ha detto che hai sostituito er sor Ataru quanno che lui stava in crisi pe le donne.
Hrundi V. Bakshi: sì, vero, molto vero. Io sale su sua macchina? Io visto macchine come sua in mio paese.
Frittata: ma come parli? questo è un bolide, e chi l'ammazza? Senti, daje sali che te faccio fà 'n giro. Ma senti mpo', ma te sei er domestico de Ataru?
Bakshi: domestico? cosa vuole dire?
Frittata: si je pulisci casa, er cesso, che ne so...
Bakshi: aaah no no no, io semplicemente umile amico di umile amico Ataru Morobosci!
Frittata: tutti umili, vabbè. Me fai pensà che stasera ho magnato l'umido. A mi moje stasera j'era pijata bene, m'ha fatto magnà come un re...mica succede sempre, sa! De solito me dà er panino co la frittata, se va bene, sennò, sbobba co' la verdura.
Bakshi: io capisce poco, ma io ride, sicuro c'è qualcosa di ridere. eh eh eh
Frittata: ma che cazzo se ride questo...scusame, è che sei straniero c'hai ragione, vedo da parlà italiano coretto.
Bakshi: ecco, io sì, lei ha molto ragione, sì.
Frittata, mentre accende la solita MS: fumi te?
Bakshi: oh no no no, grazie davvero, io non fuma, grazie però, grazie molto, gentile lei sì, molto.
Frittata: vabbè...ma nsomma hai sentito che caldo che fa?
Bakshi: io abituato di caldo, mia vacca di Brahmaputra è contenta di caldo. Sembra di stare a Bombay.
Frittata: eh sì a Pompei faceva callo, ce stava er Vesuvio che ruttava, pure Ercolano me pare...
Bakshi con faccia interrogativa: oh sì sì, certo, sissignore...
Frittata: senti, ma quindi te, si non fai le pulizie, che fai?
Bakshi: io guarda mio tv in bianco e nero, io contento che danno "Tre nipoti e un maggiordomo", mio ottimo telefilm.
Frittata: numme parlà de bianconero, che me viè in mente la Juve. Lo vedi sto lupacchiotto appeso allo specchietto? Io so romanista fracico! Hai visto che s'è sposato Totti co' Ilariblass?
Bakshi: Totti? io già sentito di lui, io non sa però chi è Totti, è forse vostro umile presentatore di Chi vuole essere affare tuo?
Frittata: annamo bene...nun conosci Totti? Guarda 'sta fotografia (srotola un poster unticcio di pizza del fornaio, dal cassettino anteriore), questo è Totti! Er pupone!
Bakshi: io già visto lui! Lui giocatore di calcio! Io no segue calcio, noi in India solo hockey.
Frittata: sì sì okkei okkei, fate sempre okkei e poi nun magnate le vacche.
Bakshi: vacche di noi sacre! Come storia di funghi primaticci, che quella volta...
Frittata: guarda er Colosseo quant'è bello, te piace? Qua ce facevano la lotta coi leoni!
Bakshi: uh! io paura di leoni, leoni cattivi. Non hanno rispetto di poveri elefanti. Elefante animale buono e utile...
Frittata: senti vabbè, so passato de fronte ar Colosseo, mo te faccio vedè n'antro po' de monumenti e poi te riporto a casa.
Passa così un po' di tempo in silenzio, rotto solo dal rumore della carta delle caramelle Rossana, che il tassinaro succhia con vorace avidità. Hrundi V.Bakshi è stralunato, rapito, affascinato. Il taxi si riavvia verso casa.
Frittata: ma insomma t'è piaciuto er giro che t'ha offerto er sor Ataru?
Bakshi: sì bello giro, bella Roma, bello, sì bello, tutto molto bello, io quasi commosso di tante belle cose.
Frittata: aò questo me pare più rincojonito dei giapponesi...
Bakshi: come dice tu?
Frittata: ma no niente, dicevo che...mortacci che cazzo de buca che ho preso! Così me se sfonna 'a coppa dell'olio!
Bakshi: olio? olio buono su insalata, io imparato a mangiare come voi. Cosa era questo rumore? Lei andato su cratere?
Frittata: lasciamo perde va..
Arrivano sotto casa di Ataru.
Frittata: sor Atà questo è strano, parla strano, ma chi ce capisce...
Ataru: non si preoccupi è tutto normale...
Frittata: ma ha visto che hanno messo la spiaggia sul Tevere?
Ataru con faccia schifata: a Frittà, saluti Hrundi e vada a nanna, che è ora...
Frittata: ma che non je piace? Sor Atà, me manna sempre via così, vabbè ve saluto! Sciao Toro Seduto!
Bakshi: volevo dire che io indiano-di-India, non indiano-augh!
Ataru: Hrundi, lascia stare.
Così facendo, Ataru apre il locale caldaia e saluta suo umile amico. Che per stanotte può bastare così.

|
 |
 |
 |
 |
martedì, 21 giugno 2005 |
 |
 |
I CONSIGLI DELL'ORACOLO
( on the air: System of a Down - Radio Video )
Inizio subito col darvi dei consigli musicali e cinematografici. Cinema: se avete visto il pluripremiato Le conseguenze dell'amore, non fatevi mancare l'opera prima di Paolo Sorrentino, L'uomo in più. Ormai ho realizzato che Toni Servillo è uno dei migliori attori italiani in circolazione. Se non avete visto nessuno dei due film, cosa cazzo state ancora a leggere qui sopra? Muovetevi, noleggiate, scaricate, comprate, fate come vi pare, ma vedeteli. Musica: il loro singolo è bello, all'inizio non sembrava al livello del primo album, e invece dopo un po' ti entra e non se ne va più. L'album è ancora più...più. Fusione di rap, elettronica, rock, tutto. E si capisce che Damon Albarn ha masticato tanti anni ottanta, come posso non adorare Demon Days, nuovo album dei Gorillaz, progetto parallelo dei Blur? Ecco, l'oracolo si è espresso. Senza recensioni, vi fidate, no? E allora basta. Volevo anche scrivere altro, veramente il post doveva essere un altro, ma tant'è. Se volete, posso anche consigliarvi, se proprio dovete mangiare spaghetti (pasta che non mi è simpatica), di non comprare quelli della Barilla perchè sono viscidi e inconsistenti. Meglio De Cecco. Poi, il caldo, il sonno, mi ottenebrano, quindi per oggi ho finito di vaticinare.
|
 |
 |
 |
 |
sabato, 18 giugno 2005 |
 |
 |
NOZZE
volume due
( on the air: Mike Oldfield - Moonlight Shadow )
Per ogni persona che si rispetti, esiste l'amico storico. Quello che conosci da quando sei nato. Per lui non è così, ma poco ci manca. Si è preso la fascia di capitano da quando ho litigato col mio precedente amico storico, ormai sette anni or sono. Francesco, l'ho conosciuto in prima elementare, che a occhio e croce ormai, fanno più di venticinque anni fa. Non diceva una parola, e dopo quello che gli era successo, la cosa più brutta, era normale. Forse fu per quello che ci trovammo. Neanch'io parlavo tanto, ero timido. Però dopo un anno soltanto cambiò scuola. Normali incroci, facile perdersi di vista quando è così. Quattro anni dopo, finite le elementari, stessa scuola e lui ritorna. Francamente non so dirvi quanto si ricordasse di me, forse dovrei chiederglielo, ma io me lo ricordavo. Fu così che iniziò una proficua collaborazione intellettuale. Sì, insomma, stronzate a manetta. Ricordo due amabili episodi (e tu che tanto lo so che leggi, te li avevo promessi), che mi fecero andare fuori dai gangheri. Una volta mi tirò la sciarpa su un albero. Mi incazzai fino a costringerlo a recuperarmela in ogni modo. Un'altra volta, mentre io andavo fiero del mio nuovo giubbetto jeans anni ottanta, della Uniform con tanto di placca di metallo, il caro amico spruzzò il suo Calippo al limone extraappiccicoso proprio sopra al mio bellissimo nuovo acquisto. Ricordo la scena mentre lo inseguivo per la scuola, ricordo la mia prima bestemmia in assoluto. Tra l'altro durante le ore di musica, scoprii che lui era l'uomo più stonato del mondo. In classe poi, non volevano che stessimo vicini. Ma qui parliamo già delle superiori. Di quando riuscì a portarsi quattro materie a settembre, roba da leggenda che cammina. Cheppoi era andato sulle palle a quella di chimica perchè faceva il filo alla nipote e a quella di greco, perchè quel mito che era suo padre, l'aveva mandata allegramente affanculo. Eppure era un tipo tranquillo. No perchè sennò qui sembra che fa la figura del bullo e dannato, quando è l'esatto contrario. Quando stavamo vicini di banco, improvvisavamo delle puntate esilaranti del Costanzo Show, scrivevamo stronzate sul diario e sbavavamo dietro ragazzine impossibili. Una volta, eravamo rimasti in dieci in classe, gli altri erano in settimana bianca, ci eravamo messi all'ultimo banco. Come due idioti avevamo portato tutti e due l'antologia-mattone di italiano. La lagnosa prof Santarcangelo, non si portava mai il libro, così chiese con voce stridula: "chi mi impresta un libro di italiano?". Bene, noi, senza neanche metterci d'accordo, nel silenzio: seee, sto cazzo! Che se l'avesse detto uno solo dei due, non si sarebbe sentito, ma tutti e due, si sentì eccome. Lei fece finta di niente. Puntava sempre le donne sbagliate. Poi c'ero io, che magari facevo il pensierino su una (la suddetta nipote della prof di chimica), ma contemporaneamente, aprivo gli occhi anche a lui. Fu così che mi fu debitore di una storia di sette anni con lei. Il matrimonio era nell'aria, ma i sette anni sono fatali, si sa. In questi sette anni però, mentre lui cambiava casa una volta all'anno, iniziammo giurisprudenza. E ci trovammo un po' di esami in comune. Studiare insieme significava una battuta dietro l'altra, cioè praticamente il nulla. Ricordo due complementari: 1) sociologia del diritto: unico esame della carriera fatto in coppia. Ovviamente eravamo noi due. Lui aveva studiato meno di me, ma intervenne citando la piattaforma sociale, antani e la supercazzora e prese più di me, che tornai a casa con uno schifoso ventitrè. Eppure non si faceva altro che ridere. 2) Diritto della navigazione: un anno a frequentare il corso, poi, io presi diciotto, lui diede l'esame un anno dopo la fine del corso. Che bel binomio. In quegli anni si facevano grandi festini, praticamente si festeggiava anche se uno aveva un incidente. Cene alcoliche, partite a poker, un po' di donne casiniste tra cui la sua, e strani finali di serata. Quel periodo fu pregno di situazioni divertenti e assurde, di cui preferisco non parlare. Eravamo all'università, anzi ce n'eravamo andati perchè c'eravamo rotti e faceva troppo caldo, il giorno che uccisero Marta Russo. Giusto per fare un po' di storia, ma non siamo mica stati noi. Il calcetto: una volta eri la locomotiva della fascia, poi diventasti il vagone ristorante della fascia, vabbè. Gli animali: l'amabile slalom a casa tua, tra venticinquemila cani e gatti che c'erano. Le settimane bianche, due con la scuola, una quattro anni fa. In quelle con la scuola, ci divertivamo a prendere per il culo Davide, il nostro amico e compagno fisso di stanza, patito di sci a tal punto da non capire se c'era una gnocca che tentava di svegliarlo dal torpore post-neve. Noi invece, accannavamo la lezione e ci buttavamo sul montarozzo di neve fresca, a sentire qualche roba anni ottanta, tipo l'on the air di cui sopra. Per non parlare delle cenette a base di spaghetti incollati in padella, wurstel lessi e Fanta in quantità industriale con gara di rutti finale. Davide, mica scemo, andava a mangiare in albergo, che era pure pagato. Nell'ultima vacanza, Francesco era ormai single e riceveva le avances di una nostra amica non proprio strafiga, mentre io ero innamorato perso del mio grande rimpianto, colei che non avrei mai avuto. Lui single non ci poteva stare, così ritrovammo una vecchia amica, che all'epoca dei festini era sempre in prima fila. Naturalmente la chiamai io. Dopo una serie di peripezie che non vi sto a raccontare perchè peggio di Beautiful in versione pecoreccia, lui si ritrovò ad uscire con la migliore amica di lei, tale Valentina. Un giorno, eravamo in tre in macchina, lei ci disse che il suo uomo ideale, era quello che si faceva i chilometri ogni mattina (lei non abita proprio dietro l'angolo) per portarle un mazzo di fiori. Tra me e me pensai che mai e poi mai me la sarei sentita. E invece lui per un po' lo fece, più o meno. Evidentemente era lui, Francesco, il suo uomo ideale. Passano altri tre o quattro anni, e arriviamo a oggi. Le nozze. Tanto lo sapevo che prima o poi ci cascavi, basta solo che ogni tanto continuino a capitare cose come questa, che su questo blog, la storia delle piramidi all'amatriciana ha fatto furore. E basta che mi ricucini un giorno, l'ottimo piatto del minatore, di cui per decenza e decoro, non citerò gli ingredienti, perchè quello che è ottimo per noi, non lo è per tutti. Sicuramente ho omesso qualcosa, caro il mio avvolt...ehm perito assicurativo, ma penso che vada bene così. Almeno si capisce che non sei passato a miglior vita, viste le lamentele e gli scongiuri del Chirurgo, per il post di nozze, a lui recentemente dedicato. Tanto lo so che poi stasera, quando verso la fine staremo lì a chiacchierare, basterà niente per aizzarti sulla parafrasi di una vecchia battuta vanziniana: e pure sto matrimonio...se lo semo levato dalle palle.
|
 |
 |
 |
 |
venerdì, 17 giugno 2005 |
 |
 |
OGGI SONO PIU' COLTO
( on the air: Fun Lovin' Criminals - I can't get with that )
In questi giorni di accasamento forzato, non ancora concluso, ho cercato di vedere almeno qualche lato positivo della faccenda. Chiaramente non prima di aver superato il momento peggiore pensando che se ci fosse il modo, in certi momenti bisognerebbe scomparire e stare in un vuoto cosmico finchè non si sta bene. Del resto poi io non ci sono abituato, se non ho una salute di ferro, poco ci manca. Però ho fatto cose che non facevo da tempo o non avevo mai fatto. Tipo vedere la tv. Quanto tempo era? Ho imparato che quella stramaledetta pubblicità dell'Unicredit con quella lagna di canzone di Zucchero mi sta proprio sulle palle, per non parlare della musichetta di Paps n Skar della pubblicità della Tim, con miss quattrostelliiiiine che si infila nella fontana e De Sica che fa il viscido. E sarebbe da tacere di quella nenia di James Blunt, sigla di Vodafone, con Megan Gale ormai invecchiata e ingrigita dal grattino delle schede ricaricabili. Ho imparato, ma l'avevo già detto, che vedere dieci minuti o tutta la puntata che dura due ore, di Lucignolo, è esattamente la stessa cosa, sempre di zoccole parlano. Ho imparato che in Siberia mangiano le renne crude (grazie Piero Angela), ho imparato più che mai che le previsioni meteo sono del tutto inutili e inattendibili. Tanto io il tempo che cambiava, lo vedevo dalla finestra, nulla più. Mi hanno fatto due palle così con il referendum, il calciomercato, oh mia bella Clementina e quant'altre vaccate. Ma non c'è solo la tivì. Ho imparato a svegliarmi presto la mattina. Sì, ogni due ore. Dalle quattro in poi. Bello eh? A parte il fatto che di solito vado a dormire alle cinque, però alzarsi per disperazione due-tre ore dopo, non mi piace. In compenso ho imparato a scrivere qui sopra in modo semidecente anche di giorno, cosa che ritenevo impossibile. Ho imparato l'aspetto e la definizione di placche e non è che sia stato proprio un sollucchero. Ho imparato che prendere nell'arco di una giornata sette-otto tipi di medicinali diversi, non ha ripercussioni di nessun tipo. A parte forse sì, qualche colpo di sonno improvviso. Ho imparato che se condividi su Winmx I romani fanno aoh, nel giro di cinque minuti la scaricano in duecento. Ho imparato che fumare al massimo una sigaretta al giorno, per giunta aspirando poco o nulla, non è poi così male. Non durerà, però intanto mi sono disintossicato e c'ho un pacchetto che mi dura da una settimana, roba da Guinness. Cheppoi con tutti gli sciacqui e gargarismi che ho fatto, la sigaretta aveva anche un sapore strano, tipo quando senti sulla lingua la polverina del dente appena trapanato, mah. A proposito di gargarismi, ho imparato che mentre li fai, se sei intonato, ti viene perfettamente la musica di Pulp Fiction, provate anche voi. Ora però mi hanno concesso l'amnistia. Direi che me la merito, dopo tutta questa buona condotta. La tonsillite mi ha reso più colto, ma da oggi pomeriggio torno a respirare. E le tanto temute ricadute, ricadessero un po' a ramengo.
|
 |
 |
 |
 |
giovedì, 16 giugno 2005 |
 |
 |
IL SENSO ASSOLUTO
( on the air di 12 anni fa: Vasco Rossi - Vivere / on the air di oggi: Nouvelle Vague - Marian [Sisters of Mercy cover] )
Doverosa premessa. Questo era il racconto che avevo mandato a Sacripante!, la rivista on line, ricca di firme famose. Non ha passato la selezione, ma non ho chiesto spiegazioni, non importa e grazie lo stesso a Mitì che è sempre una grande. Mi ero ripromesso di non pubblicarlo, oppure di farlo in altra sede, qui no. Perchè magari con questo blog non c'entrava molto. Però ho deciso così, meglio autoprodurmi. Il racconto di quel 12 giugno, tante volte solo sfiorato qui sopra, ora è completo. Buona lettura e prometto che dal prossimo torno a farvi ridere.
Dedicata a noi otto.
La maturità era alle porte. Noi, un gruppo mai così affiatato come in quei giorni, scegliemmo il mare. E mai come in quel periodo, ci eravamo sentiti liberi. Senso di libertà, quello che ti fa stare bene, che ti rende invincibile su tutto e tutti. Una giornata al mare, prima di affrontare quell’esame che avrebbe diviso tante strade fino ad allora incrociate.
Tirava vento, quel giorno. Un vento che a sentirlo sulla faccia faceva piacere, quel vento che puoi prendere il sole e ustionarti senza neanche accorgertene. Io, Salvatore, Danilo e Francesca, uno strano quartetto, tutti volevamo conquistare lei. E poi Enrico, Andrea, Glauco, Ilaria. Quel mare inquinato alle porte di Roma, avrebbe cullato un sabato qualsiasi, facendolo diventare il sabato speciale, quello che magari potevi ricordarti per una vita intera. Ancora adesso mi viene da ridere a pensare che poi, fu effettivamente così. Da ridere, perché il senso dell’umorismo è fondamentale per me. Anche nelle situazioni tragiche. Non che amassi particolarmente lo sport e neanche il sole, ma c’era un gioco con la palla, che mi era sempre piaciuto. Lo schiacciasette. In buona sostanza, una sorta di pallavolo con sei tocchi; al settimo si schiaccia addosso a qualcuno, e se quel qualcuno viene colpito, esce dal gioco. E’ un gioco celeberrimo, ne esistono anche varianti a cinque tocchi, e forse per noi, visto che non eravamo proprio capacissimi, sarebbe andato anche meglio. Ricordo i capelli chiari di Francesca, appena bagnati da qualche schizzo d’acqua, l’emozione di vederla in costume per la prima volta, e il fatto che purtroppo, essendo molto miope, ed avendo lasciato gli occhiali sul telo, non vedevo granché mentre giocavo.
Soffiava forte quel vento. Tanto forte da non farti accorgere non solo del calore del sole, ma nemmeno delle onde. Un senso di incoscienza, solo risate fragorose e quella palla che rimbalzava, come impazzita, da un flutto all’altro. Molta gente cominciava ad uscire dall’acqua, visto l’incresparsi del mare, ma noi incoscienti eravamo lì a giocare. L’acqua saliva sempre più alta finché non mi mancò la sabbia sotto i piedi. Buche, mulinelli, quel mare di tranquillità, stava diventando ostile. Feci appena in tempo a comunicare agli altri di non saper nuotare. Che stupido ragazzino, non glielo avevo detto per non fare brutta figura. In un attimo mi ritrovai sotto, in balia di onde pericolose anche per chi nuota bene. Salvatore capì la situazione e chiese ad Enrico di aiutarlo a salvarmi, ma Enrico ci provò per poco tempo, poi la paura ebbe il sopravvento. Arrivò affannosamente Glauco, che aveva esperienza di salvataggio. Quello che ricordo io è una sensazione che mai più ho provato in vita mia. Probabilmente quello, per me, è il senso assoluto.
Secondi lunghi ore, acqua nel naso, in bocca, nei polmoni. La consapevolezza di essere vicino a lasciare questo mondo, lo scorrere velocissimo di tutta la vita. Vedere in un attimo i volti dei tuoi cari, dei tuoi amici, di chi hai amato e i momenti più belli di un’esistenza che se ne va via. Il senso assoluto, sarà durato sì e no, venti interminabili secondi. Il tempo che Glauco mi tenesse a galla e arrivasse il bagnino a ripescarmi con il pattìno. Se fossi morto quel giorno, a diciotto anni, forse sarei diventato come Jim Morrison. O più probabilmente, in pochi si sarebbero ricordati di me. Mi beccai anche la barca in testa, mentre mi riportavano in riva. L’unica cosa che fui in grado di dire, scioccamente, appena uscito dall’acqua con le mie gambe, fu: “che figura di merda”. E dopo mi fecero anche vomitare in riva. E io non volevo.
Quello stesso catastrofico giorno, mentre io avevo la febbre da shock e tossivo, Salvatore, che guidava la macchina, fu colpito dai vetri del suo stesso specchietto, urtato a tutta velocità da un’altra macchina. Gli altri dovettero portarlo al pronto soccorso per mettere dei punti al mento. In macchina c’eravamo io con la febbre, Danilo e Francesca. E nessuno aveva il senso dell’orientamento. Ci perdemmo sul Grande Raccordo Anulare e tornammo stremati e in lacrime, che ormai il sole era tramontato già da un bel po’. Non credo che nessuno di noi otto maturandi, dodici anni dopo, abbia dimenticato quel pomeriggio.
Dopo qualche giorno mi venne anche una rara forma di broncopolmonite ab ingestis, un ascesso bronchiale, ma continuai ad andare in giro con una febbretta fissa a trentasette e una brutta tosse, ma senza risentire particolarmente di tutto questo, fino al totale debellamento antibiotico. Poi Francesca si mise con Salvatore, passammo gli esami, e il pomeriggio stesso, cinque di quelle otto persone, partirono per il mare. Adriatico, stavolta. Ma questa è un’altra storia, più spensierata, di quel giorno di giugno, in cui, per la prima e finora ultima volta, ho incontrato il senso assoluto.
|
 |
 |
 |
 |
mercoledì, 15 giugno 2005 |
 |
 |
L'ALBA PIU' DOLCE
( on the air: Francoise Hardy - Tant de belles choses )
Stavo dormendo. Via una goccia di sudore dalla fronte, sono qui. Caldo da bar fumoso del porto. Cosa ci faccio qui? Non dovrei essere a letto? Ehm...no no un momento...riavvolgi quel nastro, il vero Ataru avrebbe detto: non dovrei essere sveglio? Non so ancora se sto bene veramente o è un sogno, scrivo anche per questo. O perchè in mattinata potrei avere logiche ricadute. Però adesso me la godo. Vaffanculo mal di gola, vaffanculo placche, vaffanculo mal d'orecchio, vaffanculo a due settimane e mezza che dovevano essere bellissime e sono state solo belle per colpa del morbo delle arie condizionate. Ma ti rendi conto? Se è tutto vero, stai per mangiare senza che nessuno ti spari degli spilli in gola. Puoi tornare a non masticare le cose e ingoiarle intere, cazzo, è una conquista! Puoi respirare aria diversa da quella che c'è in casa, puoi fumare una sigaretta, puoi rivedere lei, che non ce la fai più e ti manca da morire. E puoi cominciare a ridurre tutta quell'ottima merda che hai ingurgitato in questi giorni per cercare di guarire. Non pensavo che due ( vabbè due, saranno state cinquantadue) placche potessero ridurmi a tale attrezzo agricolo. Dovrò anche farmi la barba, che sembro Tom Hanks in Cast Away. Dalle stecche delle serrande si intravede il giorno che arriva. Pioverà oggi? Machissenefrega! E soprattutto non sarai costretto dalle circostanze malvage, a vedere roba tipo il Festivalbar, o peggio, molto peggio, Lucignolo. Che ieri a Studio Aperto (ecco, aggiungi anche questo), non hanno fatto altro che tirarsela con sta storia che non si poteva parlare dell'argomento della puntata. E io lì per lì vago, sarà mica qualcosa sul sesso? Di solito non ne parlano mai, magari si sono decisi (è una battuta n.d.a.). Magari ci sono Mascia e la Fabiani? No, signori miei, di meglio. Pretestuosa intro pseudo culturale su Gola Profonda, visionato da alcuni gggiovani disinibiti facenti parte del popolo della notte, anche se lo vedono di giorno. Da lì, escalation di Selen, Tinto Brass, Cicciolina, puttan tour, gggiovani che confessano le zone erogene mentre ballano alla discoteca, travestiti e simili maraviglie. Fino a chiudere con il prof che spiega il perchè di gola profonda, ma quando i gggiovani in fin di puntata, gli chiedono come mai la protagonista Linda Lovelace è l'unica che si rasa, lui dice che questo è un segreto e che magari glielo spiega apparte. Ecco, io tutto questo, non voglio ripeterlo mai più. Quindi pregate perchè questa mia ripresa non sia un fuoco di paglia, altrimenti sarà di nuovo Inside Gola Tappata.
|
 |
 |
 |
 |
martedì, 14 giugno 2005 |
 |
 |
IERI, DAL DOTTORE
( on the air: Royksopp - Remind me )
Ci sono cose nella vita, che un uomo deve fare da solo. Di certo non andare dal dottore. Infatti Ataru viene accompagnato dalla mamma per due semplici motivi: il primo è che sta troppo male e non riesce a guidare e il primo palo sarebbe suo, il secondo è che lasciare la macchina in doppia fila e doverla spostare proprio mentre il medico ti apre la gola, non è il massimo. Da questo medico, che sarebbe quello mio della mutua, non ci sono neanche mai stato, c'è stato solo mio padre, è che io se posso, evito. Sala d'attesa, aspettatevi qualsiasi luogo comune, perchè ci sarà. Mentre la moglie del dottore risponde al telefono, si incontrano nell'ordine, tali habitueè: vecchia signora incriccatissima che vuol passare avanti, nonna lamentosa con bambina al seguito, coppia di finti giovani che in realtà lo vedi che c'hanno settant'anni per gamba, signora con lastre e qualcun altro che passa qua e là, come il rappresentante piacione, che sembra Vialli. La vecchia: devo prente solo un baio de ignezioni e mene vado, la nonna: signora Marì, ma che c'ha? e intanto alla bambina: ma c'hai fame? c'hai sete? che c'hai? I nongiovani si lamentano: eh ma allora se tutti passano avanti...Ataru soffre in silenzio, accanto alla mamma. La vecchia cattura la bambina, la nonna gliela sottrae, si conoscono ma si odiano cordialmente. Perchè? Ecco il perchè! Vecchia: non gliela facc' cchiù shto proprio male, sto tutta incriccata. Nonna: signò, che vole, ognuno c'ha i suoi, pensi a me, che con sta gamba sto a morì, poi nzo se hai visto quelli operati ar ginocchio, mamma mia! La moglie del dottore interviene: eh ognuno ha il suo, niente è peggio o meglio...Ataru senza un filo di voce: cioè stanno facendo la gara di chi sta peggio? Timidamente anche i nongiovani: eh perchè pure noi, da fuori sembra che stiamo bene, ma poi...Intanto la fila non scorre, porca eva. Ataru chiude gli occhi due o tre volte, la moglie del dottore se ne accorge e così anche Ataru dà timidamente il via al lamento...sto malissimo, non posso parlare...La mamma di Ataru, molto più cinica del figlio, diagnostica una bella revolverata a quelle due tre persone che stanno lì. Intanto la vecchia se ne va, quella con le lastre pure, restano la nonna con la bambina e i nongiovani, poi toccherà a me. Se non muoio prima. Telefona gente che vuole lo shampoo per i pidocchi e giù con la disquisizione che siamo tanto moderni e fighi, ma c'abbiamo ancora i pidocchi. Poi sempre la nonna, fracassa ancora un po' la minchia con i malanni, riesce a trovare qualche similitudine per fare a gara a anche con me e intanto chiede alla bambina se ha fame o ha sete e poi le dice che tanto tra cinque minuti vanno via. Cinque minuti un par di ciufoli. Pippone attaccato anche al dottore su tutti i malanni del globo terracqueo, mentre la bimba freme. Vabbè basta. I nongiovani mi sembrano sbrigativi, mi sorridono e vanno. Lui con la sua Lacoste è fantastico. E invece, maledetti nongiovani, pure loro si dilungano. Alla fine arriva il mio turno. Il morbo delle arie condizionate è sfociato in una gragnuola di placche in gola. Antibiotici e cose varie. Fine delle trasmissioni. Per fortuna sto meglio ora. Ma prometto solennemente di non ammalarmi più.
|
 |
 |
 |
 |
lunedì, 13 giugno 2005 |
 |
 |
MA TU GUARDA CERTE VOLTE...
( on the air: The Doves - Black and white town )
Siamo ormai entrati nel dodici giugno. Per me la data più sfigata dell'anno. E' anche il compleanno di quella che era la più gnocca della scuola: Carlotta. Comunque spesso il dodici giugno vengo colpito da sventure. Undici anni fa rischiai la vita a Fregene con la bandiera rossa al mare, anzi direi che ero praticamente morto. Strano rivedere la vita che ti passa davanti in venti secondi. Un paio d'anni dopo feci un pesante botto con la macchina, seguirono negli anni successivi sfighe minori ma pur sempre sfighe. Mi gratto e incrocio le dita. (Tratto dal post di un anno fa).
Intrappolato tra mal di gola e mal d'orecchio da record mondiale, riconfermo la teoria del dodici di giugno. Approfitto di un passaggio a vuoto, stavo dormendo, talmente sono ridotto una chiavica, che vado a dormire prima di mezzanotte a volte. Dicevo, capitalizzo il momento, che tra un po' mi prendo un'Aspirina e passo qui sopra a scrivere, cosa che fino a poco fa avevo completamente escluso. Mi sto impasticcando a tal punto da essere diventato radioattivo, maremma impestata. Tra un po' mi usano giù in centrale nucleare, dehihoh. Sì, ma cosa volevo dire? Ah ok. Approfitto del fatto di aver ricevuto una mail per spiegare una volta per tutte quella che è solo una coincidenza, insomma non sono poi così originale da usare un nick unico al mondo. Soprattutto quando questo nick è il nome di un personaggio dei cartoni animati anche abbastanza noto. Guido mi scrive questo:
Sei troppo un grande... ho trovato alcuni tuoi video su e-mule di robe troppo comiche...ma dove le trovi????? Continua cosi che ne sai un sacco...senza contare dei ragionamenti che scrivi sul tuo sito sul quale mi trovi spesso d'accordo... GRANDE.
Grazie Guido, davvero. Il fatto è che i ragionamenti che faccio sul mio sito devi contarli. Perchè l'altro Ataru Moroboshi, non sono io. Mi spiace deluderti/vi. Visto che in passato mi era già stata fatta notare questa simpatica cosuccia. E visto che una volta, anche l'amico Salvo, mi chiamò preoccupato. Ora, visto che so che questo mio omonimo distribuisce non solo video divertenti con la scimmietta che mangia la nocciolina, ma anche video - chiamiamoli così - porno, sinceramente non mi va di diventare famoso come Machissenefrega + il dvd ripper più porcellone della rete. Senza contare che non ho idea, se il buon Ataru Moroboshi, che a quanto pare impera su Winmx come su E-Mule, smerci anche cose non propriamente legali. Quindi ragazzi, ve lo dico una volta per tutte, casomai metto anche un disclaimer sul template, Ataru Moroboshi non lo conosco solo io sulla faccia della terra. Vi sembrerà strano, ma è così. Qualcun altro ha il mio nick, so che ci sono anche due blogger ad avere il nick Ataru. Saranno loro i colpevoli? O sarà che pecchiamo tutti di originalità? Ora credo che prenderò l'Aspirina, sono in punto di morte con tutti gli antibiotici, chebbellezza.
|
 |
 |
 |
 |
sabato, 11 giugno 2005 |
 |
 |
I SAPUTELLI DELL'ULTIM'ORA
( on the air: Interpol - Leif Erikson )
Questo post è per voi politici che fino a ieri non avevate aperto un libro di biologia nemmeno in seconda media. E' per voi, donne dello spettacolo, che ieri avete scoperto che il pulcino nasce dall'uovo. E' per voi religiosi che vi basta tirar fuori la parola etica e va tutto bene, è anche per gli animalisti, che tocchi un pollo e s'incazzano. Ed è per voi blogger, che proprio non se ne sentiva il bisogno che esprimeste la vostra opinione, perchè sticazzi. Questo post è per quelli (quasi tutti) che hanno detto la loro, pur essendosi informati sull'album delle figurine, perchè quasi nessuno si è premurato di spiegare bene le cose come stavano, l'importante era dire io voto sì, lui vota no, egli si astiene e andate a votare prima del mare e dopo la zuppa di fagioli e la peperonata. Cheppoi da dopodomani non ve ne frega più una mazza a nessuno e la legge se la rigirano come vogliono, come sempre accade con i referendum. Io a votare non ci vado, coerente al fatto che non ci vado mai, quesiti o elezioni che siano. Ma la differenza è che non vi consiglio di fare come me. Perchè non sono nessuno, come voi del resto. Mavaacagà.
A tale proposito, cari premi Nobel, copincollo un pezzetto di questo fantastico post del Kappa, cui ovviamente lascio il copyright:
0,56 cent di euro per ogni firma raccolta per un referendum, per 500.000 firme per 4 referendum... circa 1 milione di euro..... Sempre che il 50% più uno vada a votare.....
Ecco i nostri 4:
- Abrogazione della legge merlin e quindi riapertura delle case chiuse.
- Abrogazione del Decreto Sirchia sul divieto di fumo nei locali pubblici.
- Abrogazione di una legge qualsiasi, che non so, che vieta l'uso delle droghe leggere.
- Abrogazione della patente a punti.
Dovrebbero essere tutti e 4 abrogativi, ma serve per forza un partito o le firme si possono raccogliere anche qui?
Sarebbero temi che almeno farebbero parlare la gente di cose note invece di trasformarci tutti in scienziati.
E poi so soldi......
Io, per questi, una firmetta ce la metto.
|
 |
 |
 |
 |
venerdì, 10 giugno 2005 |
 |
 |
Diario del capitano. Data astrale, che ne so. So solo che, ancora colpito dal morbo delle arie condizionate, mal di gola, faringite, tracheite e tutto quello che vi viene in mente, non ho voglia di scrivere qui. Peccato, perchè volevo recensire Sin City. Vabbè non muore nessuno, o forse sì, io. Vado a dormire che è meglio.
|
|