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MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



Lo spin off: ATARU GREATEST HITS

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INSANE ELUCUBRAZIONI
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sabato, 30 dicembre 2006 |
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ANNO PIU' ANNO MENO, CHE IMPORTA?
(on the air: My Chemical Romance - Famous Last Words)
La scena: Ataru corre su per la rampa di un garage, si affaccia, la guarda un'ultima volta, inumidisce gli occhi, infila una sigaretta in bocca, la accende e resta a guardare lei, in silenzio. E lei va via. Un nuovo ragazzo si prenderà cura di lei che per nove anni è stata fedele solo a me. Solo il mese scorso era ad un passo dalla rottamazione, oggi è felice in quel di Pomezia, all'altro capo di Roma. E per un attimo, se solo lo avessi saputo prima, ho creduto che sarebbe potuta starmi ancora vicino, chè il signore che l'ha tenuta in custodia in garage negli ultimi otto mesi voleva comprarla per farmela vedere ogni volta che volevo e intanto l'avrebbe rimessa a posto. Qualche equivoco nel capirsi e ormai era troppo tardi. Ma va bene anche così, la mia vecchia Mini continuerà a solcare le strade, sicura o insicura, ma viva e con qualcuno accanto che se solo le vorrà un decimo del bene che le voglio io, la tratterà con i guanti. Ecco trasferito su Greatest Hits il doveroso omaggio che le tributai qualche mese fa: andate a salutarla, c'è anche una sua foto inedita.
Così si chiude questo duemilasei carico di pathos, partenze, ritorni, suggestioni, bei momenti, altri meno belli e un mondiale portato a casa. Era l'anno dei mondiali quelli del duemilaessei. Mezza citazione vendittiana per dire che quest'anno verrà ricordato per quel trionfo. Altro che politica, altro che guerre. Finisce un anno, ne comincia un altro. Saremo quattro amici in un ristorante di lusso stavolta, ad aspettare la mezzanotte. Scelta opinabile, ma almeno mangiamo bene e dopo, insieme ai fuochi d'artificio è annunciata pure una magica sorpresa, chissà che cacchio è. Sarò lontano da chi amo quest'anno. E' andata così, ma tanto non è che ci interessi Capodanno, io e la Noe siamo già pronti ad inaugurare il nuovo anno con un viaggetto all'estero. Quello che ci è mancato nell'anno dei mondiali, quelli del duemilaessei. Non riesco a parlare normalmente di quest'anno trascorso, temo sia banale. Peraltro dopo il post suggestivo sui viaggi di un anno fa, quello sbrigativo di due anni fa e quello comico di tre anni fa, ho davvero finito le cartucce. Non credo nemmeno sia tempo di bilanci, quelli in fondo li possiamo fare ogni giorno. Se ti gira di fare il bilancio della tua vita non è che devi aspettare la fine dell'anno solare, nè i primi sei mesi e nemmeno la fine dell'estate. Ognuno faccia i suoi cazzo di bilanci quando vuole. Io il mio stavolta me lo tengo per me. Eppoi il mio sarebbe stato un mero riassunto degli eventi, non certo un bilancio. E se può sembrare che sia insoddisfatto è solo perchè magari vi ho fatto credere fin qui che le cose stessero davvero così. In realtà non m'è venuto da farvi ridere e tutto sommato spero di non avervi neanche depresso. Prendetela come una conversazione davanti ad un buon vino rosso che scende dalla gola fino a scaldarvi il cuore, niente di più. Provate a fissarmi mentre sorrido piuttosto sereno. E adesso siete pronti a brindare? Buon duemilaessette a tutti!
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venerdì, 29 dicembre 2006 |
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PLAGIO!
(on the air: Scissor Sisters - Land of a Thousand Words)
Oramai ho deciso: farò causa alla Dreamworks. Perchè di certo i suoi disegnatori e sceneggiatori leggono questo blog e in particolare la rubrica Idee random per un film di successo. Altrimenti non si spiegherebbe come mai Giù per il tubo, da poco uscito nelle sale cinematografiche, sia sinistramente simile a Gli allegri racconti della fogna, qui descritto più di un anno fa.
Domani magari torno con un post più articolato. Gli argomenti sono due: l'ultimo saluto con lieto fine alla mia vecchia Mini e il Capodanno anno vecchio anno nuovo, tentando di non incorrere nelle consuete banalità. Intanto finitevi i panettoni avanzati.
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domenica, 24 dicembre 2006 |
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LE AVVENTURE DI ATARU E IL TASSINARO IMMAGINARIO volume 6
SPECIALE NATALE
si nota il 131 Mirafiori innevato?
(on the air: Elvis Presley - Santa Bring My Baby Back To Me)
Mi aggiro nervoso per la stanza, in pigiama. Improvvisamente vibra il cellulare. Leggo il numero e non lo riconosco perchè sto lentamente trascrivendo i numeri sulla nuova scheda comprata post-furto. Tra me e me mi chiedo chi possa essere alle quattro di mattina, eppure quel numero non mi è del tutto nuovo.
Pronto?
Allora è svejo sor Atà!
Nooo, Enzo Er Frittata!
Cheffà, scenne o salgo io co tutto er taxi?
Il tempo di buttarmi la tuta addosso e sono da lei!
[arraffo di corsa dalla cucina un panettone ed una bottiglia di brut, che tanto di questi tempi qualcosa avanza sempre, e scendo. Aria fredda sui quattro gradi, il vento fa volare un capo della mia sciarpa, quando gli inconfondibili fari della Fiat 131 Mirafiori mi fanno cenno di avvicinarmi qualche metro più in là. Er Frittata è in piedi, appoggiato al tetto della macchina, giaccone di montone piuttosto rovinato, berretto rosso di lana liscia dal quale spuntano qua e là i capelli bianchissimi, immancabile MS tra le labbra, sorriso incartapecorito e frastagliato da vigoroso ultrasettantenne stampato in faccia].
Ataru: ma li mortacci sua! che ci fa qui a quest'ora? sono le 4,27 del mattino!
Frittata: e secondo lei? Ho staccato adesso, e siccome ho riportato du' giapponesi in un albergo qua vicino, ho pensato de passà a fa' gli auguri!
A: lei è un mito, lo sa sì? e pensare che quando ci siamo conosciuti io la trattavo anche un po' male!
F: e vabbè sor Atà! lo vede? mo stamo qua, è cominciata la viggilia de Natale, salga in macchina, va! Stavorta niente giretto, stamosene un po' qua sotto!
A: lei mi legge nel pensiero, non mi andava di fare un giro per Roma. Ultimamente tra il furto che ho subìto e quello che ho sentito in giro, questa città la sento meno mia. E' come se dovessi un po' recuperare il rapporto con una donna che amo, ma con cui ho litigato a morte. Ci vuole tempo. Poi 'sti giorni con sto cazzo di traffico di Natale non mi va manco di fare più mezzo metro...
F: mia nipote ha letto sur blogghe, era tanto dispiaciuta dei casini che c'ha avuto, m'ha raccontato! Ma sta città nun è più sicura come un tempo, ha visto? un collega mio ha pure ammazzato uno, robba da chiodi...pe' quaranta euro! e quell'altro poraccio al semaforo ammazzato pe' cinquanta centesimi? stamo a un brutto punto ormai...io me ricordo che quanno annavo pe' via Veneto negli anni sessanta mica c'era sta porcheria de gente che gira adesso! Mo' so tutti cafoni e se je gira te menano pure.
A: non ne voglio neanche più parlare. Ma lei invece come sta? il diabete? E che ha regalato alla sua nipotina? E' ancora fidanzata con quello che le sta antipatico?
F: sor Atà, se tira avanti! Er diabbete va e nun va, ma peffortuna in ospedale ce vado solo a fà le analise! Mì nipote l'ha mollato a quello stronzo! Adesso ce n'ha tanti che je vanno dietro, ma lei nun se fila nessuno. Pare ch'abbia messo mpo' de giudizzio sta regazza! C'ha quasi vent'anni! A me e mi' moje c'ha chiesto de regalaje er Tripòdde, e daje che me chiede ste cose strane. Poi tanto ce va mi fija a compralle.
A: Tripodde? che è?
F: quer fregnetto ndo se sente 'a musica...
A: aaah l'I-pod!
F: eh quello! costa 'n sacco de sordi!
A: eheheheh...a proposito di musica, bello sto pezzo natalizio di Elvis...niente Morandi stavolta?
F: questo è un nastro che se dimenticò un cliente ner taxi vecchio...saranno quasi quarant'anni che lo metto a Natale!
A: mitico! senta io volevo lasciarle ste due stupidaggini, l'ho prese al volo su in cucina, a sapè che ci si vedeva avrei comprato una confezione famiglia di caramelle Rossana! ghghgh
F: lei c'ha sempre voja de scherzà! comunque grazie tante, lei me commuove e io mo' che je do?
A: niente nun se stia a preoccupà!
F: senta sor Atà...mi moje ha fatto du panini co la frittata, visto che ormai m'ha fatto diventà famoso pure su internet come er Frittata e uno m'è avanzato, perchè nun lo assaggia? me farebbe piacere! [sfodera una bustina da surgelati unticcia, tovaglioli di carta e infine la rosetta con dentro la frittata] Sarà un po' freddo, ma si nun se lo magna m'offendo!
A: credo di non avere scelta...gnamme! Ma è buono! Ecco perchè lei va avanti a panini con la frittata! Dica brava a sua moglie, non tutti i panini con la frittata sono uguali. Questo è ignorante e sincero al punto giusto. Ottimo direi.
F: so proprio contento, sor Atà! nun sa che bella cosa che m'ha detto! ma lei una buona azione pe' Natale nun la fa? Io so andato in chiesa a fa' beneficenza, ho comprato i biglietti della pesca miracolosa della parocchia!
A: io in beneficenza ho dato un cellulare e un portafoglio, penso possa bastare, no? Ma se non basta, le dico una cosa in segreto. Ieri pomeriggio a casa di un mio amico, mentre vedevo in tv cose incredibili tipo Adriano che segna e rosicavo perchè la Roma sta ancora a meno sette dall'Inter, sua madre mi ha incastrato e oggi alle sei di pomeriggio pago pegno per la mia strana vigilia di Natale...
F: e mica ho capito!
A: in pratica dovrò travestirmi da Babbo Natale e dare i regali ai cinque nipotini del mio amico, di cui la più grande ha otto anni ed è più sveglia di me e lei messi insieme...
F: AHAHAHAHAHAHAHAH [coff coff] ahahahahahah, me scusi me viè da ride, ma è 'na cosabbella! Scommetto che non l'ha mai fatto in vita sua!
A: ehm...no...
F: allora vedrà che se divertirà! i regazzini rompono un pochetto, ma alla fine sarà una bella sensazione, se fidi de me che so' nonno!
A: ormai dopo quella frittata mi fido ciecamente! Senta so' le cinque, me sa che è mejo che andiamo a dormì. Lei deve arrivà a Porta Portese, c'aspettano i cenoni e io prima mi devo pure travestì!
F: allora sor Atà, sa che deve fà? Me saluta tutti quelli che leggono er blogghe e che je chiedono de me! E je fa gli auguri da parte mia!
A: sor Enzo, lei è tremendo! sarà fatto! tanti auguri a lei e famiglia! e naturalmente a sua nipote!
F: stiabbono co' mì nipote che lei sta co' quella ragazza tanto brava, se la tenga stretta!
A: e lei che ne sa che è tanto brava?
F: gliel'ho detto, mì nipote me racconta tutto er blogghe! [ammicca, accende la macchina scarburata, saluta, fa ancora gli auguri e scompare in una nuvola di gasolio].
Sono le cinque e un quarto, l'aria è ancora più fredda ma sembra più leggera, e il caos dei regali di Natale sembra lontano anni luce. E il panino immaginario era squisito. Salgo a casa, bevo un ricco bicchiere d'acqua, abbozzo un sorriso a sinistra, dalla parte della cicatrice, penso che questo post, qui ci starà bene per qualche giorno. E auguro di cuore a tutti voi buon Natale.
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giovedì, 21 dicembre 2006 |
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NOVANTANOVE!
(on the air: Bloom 06 - In The City)
Non sono sfuggito alla kermesse natalizia, ogni tanto qualche regalo lo faccio anch'io. E soprattutto sto cercando di comprare un cellulare che mi piaccia e possibilmente risparmiare, come feci nei pressi della scorsa Pasqua quando acquistai il telefonino ora passato in mano nemica (ma gli accidenti, tutti quelli che gli ho mandato e che non sono ripetibili perchè altrimenti mi danno l'ergastolo sulla parola, arriveranno a destinazione presto o tardi. Ci sono già riuscito in passato a portare rogna alla gente, è solo questione di tempo). Dicevamo risparmio e beltade, cose che non vanno di solito propriamente a braccetto. Di cosa mi sono reso conto? Fatti già noti. Ma riparliamone pure, tanto non è che c'è un cazzo di meglio da fare alle tre di notte. Intanto l'amara scoperta che soprattutto sotto Natale, quando i gonzi salivano (presente del verbo salivare) davanti alle vetrine e quando i ladri, sia quelli veri che quelli mascherati da negozianti si rimpinguano meglio, non esistono telefoni di medio prezzo. Si passa da quelli a basso costo a quelli di fascia alta. In medio stat virtus? No, in medio stat una ceppa. Si evince facilmente che a nessuno conviene vendere cellulari di fascia media. La gente comprerebbe solo quelli, no? Invece così si ottiene di vendere sia più pezzi low cost che roba da ricchi. E il consumatore se la prende inderposto. Passiamo poco morbidamente dai settanta ai trecento euro. Attenzione. Sono stato assolutamente inesatto in questa mia ultima affermazione. Perchè? E'ovvio, ho scritto delle cifre tonde. E qui veniamo al nodo al pettine del bandolo della matassa. Non so voi, ma io da qualche anno ormai ho sviluppato una stellare avversione nei confronti dei prezzi che finiscono con il nove. Ma davvero funziona? Davvero la gente è così cretina? Purtroppo temo di sì. Quanto costa il cellulare? Sessantanove euro, duecentonovantanove euro. Manca un euro per arrivare a settanta o a trecento, ma temo che indagini di mercato condotte su cavie umane col cervello di un criceto, abbiano dimostrato che il cricet...ehm l'idiot...ehm...l'italiano medio sia invogliato a comprare da quel cazzo di euro in meno. Ormai funziona tutto così. Vuoi una felpa? Anche alla Upim costa ventinove euro e novanta centesimi. Tv color LCD all'ipermercato Panorama? Euro centonovantanove e novanta. Stesso ipermercato, il culatello di collina due euro e novantanove all'etto. E potrei andare avanti all'infinito con qualsiasi prodotto, dal fagiolo alla vestaglia, dal frangiflutti al ditale da cucito fino ad arrivare alla cassa da morto aerografata raffigurante a scelta Winnie the Pooh o gli Iron Maiden. Preso da immenso disprezzo per l'Italia, sono andato sul sito francese del Carrefour e ho scoperto che gli odiosi cugini d'oltralpe, il giochino lo applicano un po' meno. A parte che, curiosità mia personale, ProEvolution Soccer 6 per Playstation2 costa 49 euro e 94 contro i sessantaquattro e novanta che ho pagato io, ho scoperto che ad esempio un profiteroles in scatola (per carità, roba che noi non compreremmo mai) costa un euro. Un cazzo di euro, senza i novanta e i nove. Il vizietto ricompare sull'Xbox 360, che costa duecentonovantanove (comunque molto meno che da noi). Però in generale, mi par di capire che i criceti francesi siano più svegli dei nostri. Ma non voglio tediarvi ulteriormente coi paragoni, era solo un esempio per dimostrare che non tutti sono coglioni come l'italiano che vede il duecento davanti al novantanove e novanta e pensa che non sia davvero trecento e che spenderà un po' meno. Poi magari l'indagine di mercato proviene dall'estero e tutto il mondo è paese, ma comunque io, da consumatore mi sento offeso da tale usanza abbindolante. E anche un po' preso per i fondelli. Non so se sia antipatia personale verso il numero nove o io abbia davvero le mie buone ragioni per lamentarmi e pensare che sottosotto ci sia qualcosa di subdolamente truffaldino. Qualcosa che si attiva nel cervello della gente, un tastino che si accende alla vista di quei nove. Fosse stato un cinque non avrei avuto da brontolare, anzi avrei pensato che cinquantacinque euro invece di sessanta convenisse davvero, ma è un nove, spessissimo è un novantanove sia nella casella degli interi che in quella dei decimali, signori miei. Fatemi sapere dell'immensa fortuna che metterete da parte quest'anno raccattando dieci centesimi di qua (se vi va di lusso) e un centesimo di là.
Anzi: già che avete fatto 'sto grosso risparmio, mandatemi un bonifico con tutti i vostri resti, così mi ci ricompro il cellulare e in più mi aiutate a combattere la mia solenne misantropia. Oh, mi raccomando i novantanove centesimi!
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martedì, 19 dicembre 2006 |
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E RIDIAMOCI SOPRA...
(on the air: Rezophonic - L'Uomo di Plastica)
Se qualcuno dal proprio pulpito di grande insegnamento volesse ancora darmi velatamente del fascista o del razzista o avesse ancora da esprimere qualche pregiudizio da marcetta per la pace leggendo le mie parole con i propri filtri da caccia alle streghe, ricordo che il post di sotto è sempre vivo ed attuale.
Ma bisogna pur procedere e ricominciare a riderci su. Pensate che dopo il furto subìto ho dovuto subire ciò che temevo sarebbe stato anche peggiore dello zingaro che mi ha sottratto cellulare e portafoglio: la burocrazia italiana. La notte stessa ho girato ben sei commissariati tentando di fare la denuncia.
Commissariato numero uno, polizia: chiuso, rivolgersi qualche isolato più avanti.
Commissariato numero due, carabinieri: no a quest'ora non prendiamo denunce.
Commissariato numero tre, carabinieri: un ragazzetto viene scaricato dalla macchina da una fanciulla mentre suono al citofono che mi connette al 112. Lui era quello di turno e mi dice che niente denuncia. Intanto il 112 che dovrebbe rispondere subito, risponde dopo centoventi secondi pure abbondanti. In centoventi secondi può avvenire un furto, uno stupro, un omicidio.
Commissariato numero quattro, polizia: il maresciallo è uscito in missione, però forse torna, ripassi più tardi o domattina.
Commissariato numero cinque, carabinieri: nooo machettefrega, falla domattina!
Commissariato numero sei, polizia: sepoffà ma c'è da aspettà almeno 'na mezzoretta.
Commissariato numero quattro: il maresciallo non è tornato, anzi adesso andiamo via tutti che c'è un problema di ordine pubblico. Non ti preoccupare, la denuncia falla domattina, capita a tutti, a me m'hanno fregato due motorini.
Mattinata seguente: commissariato numero tre. Il caramba partenopeo mi dà del voi: se volete fà la denuncia mi dovete portà un documento o mi dovete dì il numero del documento.
Ma scusi, se mi hanno fregato tutti i documenti come faccio io?
Andate in circoscrizione e fatevi la carta d'identità o almeno fatevi dà il numero.
Senza denuncia io non poss...
Vabbuò ià, ci vediamo quando m'avete portato tutto il necessario.
Circoscrizione: sabato chiusa.
Commissariato numero quattro: una vecchia delira in sala denunce. C'avrà novant'anni ma scassa i coglioni come un ventenne che ascolta Mondomarcio. Alla fine afferma di volersi far arrestare. Sospetto che sia Mondomarcio travestito da vecchia. Entro, parlo con il poliziotto, naturalmente anche lui napoletano. Ci diamo del tu, abbiamo la stessa età, mi chiede come si scrive Burger King, parte fondamentale della denuncia. E' simpatico per fortuna e se non altro mi scrive tutto per intero. Ma io sono il sedicente AtaruMoroboshi, non esisto perchè privo di documenti. Niente foglio sostitutivo della patente finchè non ho la carta d'identità. Lui stesso ce l'ha con la burocrazia, niente residenza da Napoli a Roma, ci vogliono sei mesi almeno, contro i quattro per un permesso di soggiorno. Tutt'ora vado in giro senza patente e me ne fotto.
Negozio Tim: dieci euro, scheda recuperata.
Banca Taldeitali: entro con la denuncia ma senza documenti, con mia madre che fa da garante e recupero la carta bancomat. Ho il tempo di chiacchierare con l'affascinante direttrice, che avrà massimo cinque anni più di me.
Tenendo conto che per ragioni di lungaggine ho eliminato parecchi particolari dalle trafile, ecco che invece le ultime due cose mi vanno lisce come l'olio. Una volta fatta la carta d'identità (mi arriva oggi), dovrò tornare dal poliziotto coetaneo e simpatico a farmi dare il sostitutivo della patente. Quella vera mi arriverà a casa tra un paio di mesi. Sarà quella schifezza plastificata che inspiegabilmente non vale manco come documento, evvai. Mi attendono ancora le Poste Italiane per il recupero della PostePay (e qui la vedo difficile) e Blockbuster per rifare la tessera (più facile). Dulcis in fundo dovrò occuparmi dell'Ordine dei Giornalisti per recuperare il tesserino da pubblicista. E lì, vista la straordinaria efficienza del personale, che si distingue con vigore nel campionato italiano di pausacaffè, e vista la sede impervia circondata da feroci varchi ZTL, sarà molto dura.
Poi dicono che non mi devo incazzare. Ormai sono allucinatamente convinto che lo zingaro e la burocrazia abbiano stipulato un mefistofelico patto contro i miei nervi. Eppure ho trascorso un bel compleanno, ricevendo un nuovo monitor LCD e non vi dico come vi vedo meglio. Quello vecchio era un trabiccolo pesantissimo ed era ormai scuro quanto Londra ai tempi di Jack lo squartatore. E dopo trentadue anni, seppur in tono volutamente dimesso per le note cause, ho ricevuto la mia prima festa a sorpresa. Una volta trangugiato un litro d'alcol stavo nettamente meglio.
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sabato, 16 dicembre 2006 |
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LETTERA APERTA AD UN FIGLIO DI PUTTANA
(E GRAZIE DEL REGALO DI COMPLEANNO)
Caro bastardo, che tu sia un bambino, un lurido zingaro, un comune ladruncolo, un pezzente di merda, non mi interessa. Voglio solo che tu sappia in qualche modo quello che penso: tu mi hai rubato il portafoglio ricordo del primo anniversario con la mia ragazza, stracolmo di ricordi, di tessere, bancomat, documenti, tesserino da pubblicista e quaranta miseri euro. Mi hai rubato il cellulare che avevo comprato qualche mese fa dopo aver sudato la ricerca per mesi per trovarlo al prezzo più basso e aver preso il modello un po' più vecchio per risparmiare. Anche quello pieno di foto, ricordi, messaggi, numeri. Carico di sedici euro, ne hai spesi undici e poi ti ho bloccato la carta. Ti bloccherò anche quel cazzo di telefono in mattinata, cosicchè almeno tu ti debba ingegnare prima di riuscire a usarlo o a venderlo. Non ci guadagnerai un cazzo di niente. Io ci rimetto di trafile, di soldi che avrei voluto utilizzare in altri modi che non per ricomprarmi portafoglio e cellulare. Tu non ci guadagnerai un cazzo, stronzo. E se dovessi trovarti e sapere che sei tu, qualcuno dovrà fermarmi prima che io ti ammazzi. Anche dovessi essere un fottuto bambino zingaro, come è probabile, vista la scaltrezza e la dinamica del furto. In questo cazzo di paese dove il delinquente viene prima del cittadino, dove facciamo uscire dal carcere gli assassini e naturalmente anche i ladri, è forse meglio passare dalla parte dei cattivi. In questo cazzo di paese dove ancora qualche povero illuso crede che andando alle urne cambi qualcosa, io, privo di tutti i documenti, per questa notte, la notte del mio compleanno, dei miei primi trentadue anni, non sono nessuno. Non fatemi gli auguri via sms, non chiamatemi, almeno non prima che io abbia riabilitato la scheda, il che presumibilmente avverrà in tarda mattinata o più facilmente nel pomeriggio. Torniamo a te, verme. L'ultimo sms che mi è arrivato sul cellulare era un'ANSA di due ragazzini di diciassette anni col sogno di giocare nella Juve, morti affogati per recuperare due palloni. C'è qualcosa di più importante di quello che mi hai fatto. Questa giornata me la ricorderò forse a vita anche per loro e un per un vecchio ex pilota che s'è schiantato contro un tir. Spero che tu, nella tua vita di merda, abbia la tua giornata no e che sia atroce, molto più atroce della mia. Questo è quello che ti auguro. E vaffanculo ai soliti caritatevoli benpensanti una volta per tutte.
Intanto mi faccio gli auguri da solo, ne ho bisogno.
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giovedì, 14 dicembre 2006 |
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CLIMAX* DI UN INCIPIT CHE SI SPEGNE IN UNA SORTA DI PARAPROSDOKIAN*
*NON FATECI CASO, AMO non ricambiato LE FIGURE RETORICHE
(on the air: Ben Lee featuring Liz Phair - Away With The Pixies)
Ci risiamo: la palla gialla marchiata col numero uno rotola in buca e incasso una sconfitta nel mio personalissimo campionato di otto e quindici contro Alberto. Pensare che nella precedente giornata avevo vinto a mani basse. Spengo un'altra sigaretta, rapito dal freddo che sembra polare, ma solo perchè eravamo abituati al caldo ormai da troppo tempo. Giro la chiave nella serratura, mi siedo, accendo il pc, rifletto sul fatto che oggi mi sentivo oppresso da misteriosi diritti e doveri. Sensazione aberrante, svanita dietro quella palla bianca che spingeva piene e cerchiate in buche strette. Voglio chiamarla terapia del biliardo. Bevo un po' d'acqua, reprimo il desiderio di mettermi a chiacchierare con un oggetto che ho in casa, a scelta tra uno stereo, un paio di scarpe o una slot machine. Annaspo solo parzialmente nel mare del surreale, so che potrei e non voglio e tutto sommato neanche devo. E' a questo punto che mi rendo conto che questo sarebbe l'incipit perfetto per un qualsiasi racconto, libro o anche post di un blog. Ma nel caso specifico è soltanto l'incipit del mio ritorno a casa.
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martedì, 12 dicembre 2006 |
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NIENTE DI NUOVO SOTTO L'ALBERO
(on the air: Kasabian - Shoot the Runner)
Mentre al piano di sotto prosegue la discussione sui blog (ma sempre al piano di sotto li mettono?), io devo necessariamente andare oltre. Non vorrei sembrare ripetitivo, ma del resto se parlo di Natale o Capodanno non posso raccontare le storie dei miei vecchi Natali. Perchè l'ho già fatto qualche anno fa. Se lo rifacessi forse non se ne accorgerebbe nessuno, tutto sommato i lettori cambiano. Però ho già detto che recitavo la poesia in piedi sulla sedia a casa di mia nonna, ho già parlato dell'attesa dei regali, ho già detto del superpresepe di mio padre. Ho già detto che il traffico esagerato e la corsa al regalo a suon di gomitate mi fanno rodere di brutto. Laggente che corre all'acquisto, i bambini che strillano, tutto questo non mi mette di buon umore. Ho già detto tutto, sarà un Natale già visto? Il ballottaggio del ristorante dove andare a mangiare il 25 lo vincerà mio zio contro di me. Lui all'inizio della via Flaminia nel ristorante camerone con miliardi di persone, io nel cuore di Roma a via della Vite. Amen.
Il Capodanno è senza dubbio con Pasquetta e il Primomaggio, nella hit parade delle feste in cui non si sa mai che cazzo fare. A meno che non ti organizzi per tempo e te ne vai da qui, da questa palla di città che offre cose trite e ritrite, oppure sono io che ci sto da troppi anni se è vero come è vero che solo due volte non ero a Roma l'ultimo dell'anno. C'ho pensato e mi sono detto: ma tu guarda se ogni anno mi tocca scrivere le stesse cose. Allora poi mi sono detto: non le scrivo. Poi però ho detto: scrivo che le ho già scritte. Insomma le feste servono sempre a qualcosa, no?
In ogni caso mi riservo di scrivere un post meno noioso:
a) in un altro orario, preferibilmente notturno, che non sia questo
b) se dovessero verificarsi eventi impensabili che cambino il senso del Natale
c) quando avrò deciso cosa fare a Capodanno
d) se nevicherà la notte del 24
e) se costretto, e sottolineo costretto, a giocare a carte dovessi vincere anche dieci miseri euro
f) se avrò altre banalità meno noiose. Ma la banalità è di per sè noiosa
g) se mi andrà, ci mancherebbe.
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sabato, 09 dicembre 2006 |
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MARCHETTA E CONSIDERAZIONI BLOGGOLOGICHE
(on the air: The Tellers - Second Category)
Eccoci alla marchetta del weekend. Chissà se qualcuno si è accorto che ho saltato una settimana del mio meglio. Bè comunque per la vostra gioia si riprende con un nuovo vecchio post che si chiama Voglio una vita fatta di inizi ed abbraccia la vecchia poetica di Ataru, ora cambiata perchè le cose cambiano quando meno te lo aspetti. Leggetelo perchè in tanti si ritroveranno in quello che sostenevo quasi tre anni fa. Lo trovate qui.
Nota a margine e senza link causa nuovo sciopero dei linkatori del mio blog. Ieri a PiùBlog. Visti i Noantri, GiggiMassi, Antonio Saccoccio, il troll Ascione, Tittyna e altri illustri personaggi di cui mi sfugge il volto e anche il nome (e di certo erano i più illustri), invece MrsD l'ho persa per un'inezia, non siamo riusciti a trovarci. Naturalmente c'erano anche Leo Sorge e Marina Bellini. Però signori miei, avrei una considerazione da fare. Mi aspettavo di più. Non tanto dalle conferenze, ricche di ospiti, quanto dalla location: seminterrato in zona guardaroba-cesso e nemmeno uno stand per divulgare il verbo del blog. Vabbè che siamo di nicchia, però così rischiamo di restarci. Insomma ci voleva qualcosa di più allegro e coinvolgente che potesse convincere davvero qualcuno ad aprirsi un blog (semmai ci fosse ancora bisogno di gente che apre un blog). Forse le conferenze erano un po' troppo elitarie (per scelta?) per avvicinare il comune mortale. Infatti quando nonmiricordochì prende la parola e dice: vi abbiamo convinti ad aprire un blog? La risposta in coro dagli spettatori è che tutti hanno già un blog. Siamo ancora una casta chiusa? Mi domando questo. E mi domando anche se sia un bene o un male. E non trovo risposta.
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giovedì, 07 dicembre 2006 |
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piùBLOG
(on the air: Gangs of Four - Natural's Not in It)
La notizia è questa: anche i blogger più pigri che non riescono nemmeno a mettere un post sull'aggregatore per mancanza di voglia, anche i blogger che non leggono le super blogstar e dunque per questo sono parzialmente esiliati dal mainstream, anche i blogger che a livello organizzativo non muovono apparentemente un dito, anche i blogger che hanno da tempo in mente di scrivere un libro ma non lo faranno mai perchè non gli va di sgomitare o semplicemente non sono in grado (ma oggi come oggi siamo tutti scrittori e un libro non lo si nega a nessuno) sono invitati a PiùBlog, manifestazione ospitata da PiùLibri al palazzo dei Congressi dell'EUR a Roma, da oggi 7 dicembre fino a domenica 10. Ne è prova schiacciante il fatto che anche il sottoscritto accompagnato dalla Noe, salvo imprevisti dell'ultim'ora varcherà la soglia della manifestazione domani venerdì 8 dicembre nel pomeriggio. Per quel che mi riguarda, niente conferenze, niente appelli, niente di niente. Mera curiosità. Due chiacchiere con vecchi e nuovi amici e l'entusiasmo di sentirsi pionieri di un genere giornalistico-letterario-fancazzista in clamorosa ascesa. Chè adesso se non hai il blog sei out, e invece io ce l'ho già da tre anni e all'epoca ero pure un po' out. Sono ancora qui, l'entusiasmo è più o meno quello di sempre. Che siate interessati attivamente al fenomeno e alle sue dinamiche, che siate lurker curiosi di dare un volto a tanti blogger più o meno famosi, che non sappiate manco cosa sia un blog, siete tutti invitati alla grande festa. Due mesi fa, tra un piatto di pasta e una birra, ho conosciuto Marina Bellini e Leo Sorge, due dei diabolici organizzatori, e vi dico che c'è da fidarsi. Insomma, io la mia parte, seppur all'ultimo secondo credo di averla fatta. Adesso tocca a voi. Facciamoci sentire.
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martedì, 05 dicembre 2006 |
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DEL COME MI SENTO, DEL QUANDO LO DICO E DEL PERCHE' NON LO FACCIO
sottotitolo: uno di quei post che somigliano a quelli che un tempo non troppo lontano decretarono il mio effimero successo nella rete
(on the air: The Radio Dept - Pulling Our Weight)
Ero qui colto dalla solita sindrome della rilettura dei vecchi post con conseguente crisi depressiva perchè in verità vi dico che in quel tempo avevo più idee e blablabla. Quante volte vi ho ammorbato con questa storiella? E infatti non avrei neanche dovuto nominarla. E riflettevo anche sul fatto che Marie Antoinette di Sofia Coppola, oltre ad essere un bel manifesto pop in salsa settecentesca, ha la miglior selezione musicale nonchè colonna sonora che mi sia capitato di ascoltare da parecchio tempo. (Scegliete una congiunzione che vi aggrada - fa molto blogger figo e di un certo rango iniziare periodi sintattici con le congiunzioni- e andate avanti a leggere il post) in questo periodo temo che il navigatore satellitare applicato al mio cervello abbia le pile vagamente scariche. Sarà colpa della pletora di telefonate perniciose che da qualche tempo mi rendono più simile ad un grigio burocrate piuttosto che ad un fancazzista in rampa di lancio. Poi lancio non si sa bene dove. E' che questa fine dell'anno non mi va giù, altro che botta di ottimismo fulminante. Mancano undici giorni ai miei trentadue anni e sto combattendo persino coi parenti sul ristorante dove mangiare a Natale. Io lo voglio piccolo e accogliente, altri vogliono il camerone, che m'immagino già 'sti cazzo di bambini che urlano vomitando molliche di pane in mezzo ai miei piedi. Non ci sono bambini in famiglia, dobbiamo andarli a cercare nella sala banchetti? Sono un uomo di una noia mortale. Non ho una festa fica di Capodanno dove portare a ballare la mia ragazza e i miei amici, perchè oltre al fatto che i miei amici sono avvitati nel terreno, di feste fiche di Capodanno ne ho bazzicate troppe ai tempi dell'incoscienza, scoprendo che se al posto del pesce persico ti danno il purè e al posto del purè ti danno acqua limacciosa al gusto evanescente di patate sciape, non sono giustificabili i cento e passa euri della splendida cornice sfarzosa del villone. Sfarzosa un par di palle. Una volta contai le poche mezze maniche al sugo scivoloso e inacquarito che avevo nel piatto, un'altra usai una fetta di panettone come sostegno per un muretto sbriciolone e mi ricordo anche delle lingue di Menelik (o trombette di carta) colme di saliva buttate in mezzo tra il cotechino e le lenticchie. Che noia. Adesso se vai a ballare o ti tocca sentire la house di cui ormai non so più niente o forse so troppo perchè sono tutte uguali o devi sentirti babbione tra i babbioni con il revival o fare il coatto con l'hip hop. Se non ho rock o elettronica, meglio stare fermo. O andare ai festoni di latino americana. Previo assegno da staccarmi sedutastante. Mille euro e vengo anche lì in mezzo a mister Riporto col pantalone bianco attillato e signora grassa che sgomita bene e razzola benissimo. I miei trentadue anni non li festeggerò se non molto privatamente come è giusto che sia. Volete mettere? Da qualche anno non c'è più gente che mi fracassa i coglioni con la storia che non sa che regalo farmi. Non farmelo, dico io. Se me lo fai tanto per farlo, l'equazione ovvia è che verrà fuori una squisita zozzeria. E allora fammi risparmiare anche i soldi del tuo dannato regalo. Si abolisce il vortice del do ut des e viviamo tutti più felici. No, è un po' grigio questo periodo prenatalizio. Fa caldo umido e ogni tanto sputazza due gocce di pioggia. Tipico di Natale proprio, Natale in Andorra forse. Magari poi entro nel clima e non vi ammorbo con tali nefandezze, ma nel frattempo quest'aere denso di inizio dicembre ha sortito un unico, grande e spiazzante effetto: mi ha rincoglionito. E non fate battute sceme, non è la vecchiaia che avanza, mi capitava anche qualche anno fa. L'unica cosa è convincermi che tutto passa, rimboccarmi le maniche e soprattutto pensare che se non mi salta l'ennesimo programma -che è un periodo che me le tiro addosso- a febbraio faccio le valigie per destinazione ignota. Almeno per ora lo è, spero non per molto. Ho bisogno di non vedere traffico cittadino creato da coglioni che guidano male, vicini di casa che si scandalizzano al minimo spiffero di sigaretta (non mio) in ascensore, bambocci elettrizzati dall'uscita del sabato sera, gente cretina che professa banalità per strada, al supermercato, in tv, sui blog, ovunque. Ho bisogno di respirare un po' d'aria fuori da questa cappa sia reale che metaforica, ho bisogno di tornare a sentirmi più stupido di qualcuno e non più intelligente di troppi. Cheppoi divento borioso e mi sto antipatico da solo, cominciando anche a sospettare di essere stupido di riflesso perchè non ho mai tollerato chi si sente più intelligente additandolo a mia volta come stupido, e l'anello drammaticamente si chiude. Cresce in me in questo momento un latente e frustrante desiderio di birra. In frigorifero non c'è. Ci fosse stata, probabilmente il desiderio sarebbe stato di, chessò, grappa di malvasìa o cedrata Tassoni. Donne, vi dedico la chiusura, impedendovi di sostenere che vi ho rubato il ciclo mestruale. Anche se da questo post potrebbe sembrare proprio così.
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venerdì, 01 dicembre 2006 |
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NON QUESTA NOTTE
(on the air: Guillemots - Trains to Brazil)
Stanotte mi è capitata una cosa strana: per la prima volta nella mia vita mi sono trovato a camminare da solo per Trastevere. E mi sono detto: cazzo non era mai successo in quasi 32 anni! Tre del mattino, imbustato nel cappotto fino ai denti, sigaretta in bocca, nello stomaco un long island non troppo forte, una birra piccola ed un panino hamburger e fontina. Il passo è veloce e pesante, chè sono le tre, ho sonno e vedere quel posto di solito così vivo esageratamente deserto ti mette pure un po' di ansia. Passano in pochi, una coppietta infreddolita, qualche ragazzo ubriaco, qualche straniero e niente più. Neanche Evio Botta, il sindaco dei barboni che poche ore prima, dopo averci chiesto qualche spicciolo che non avevamo, ci aveva concesso un'intervista casuale in piena regola, proprio la sera in cui si decideva come impaginare il numero zero di una nuova rivista. Un genio Evio, non lo conoscevo, ma è stato tante volte in tv, tranne che da Costanzo perchè lui gli ha mandato sia le domande che gli avrebbe fatto sia le risposte che avrebbe dovuto dare. Elogia Marco Berrj, spara a zero su Costanzo e De Filippi, io sorrido e sono contento perchè prima o poi tutti dovranno capire come sono fatti questi due succhiasangue e lacrime. Evio dice che la vita è una partita a carte, che è citato in ben 52 pagine su internet (questa sarà la cinquantatreesima, caro Evio) e soprattutto che lui sta bene anche senza un soldo in tasca, gli basterebbe una casa e nessun assistente sociale tra le palle. E i soldi li ha avuti due vite fa. Avevo già parlato con altri barboni, ma lui è un autentico showman. Sì però sono di nuovo solo per i vicoli di Trastevere, da piazza Sant'Egidio, ancora popolata da qualche annoiato gestore di locale, una cameriera stanca, qualcuno ubriaco. Fino a piazza Santa Maria in Trastevere, dove i passi pesanti delle mie Magnum risuonano di brutto, manco fossi un soldato tedesco, tanto non ci sono nemmeno i rastoni sulla fontana con le canne e i cani. Ma che è successo? E' tardi? Fa freddo? C'è il coprifuoco? L'arco di San Calisto è altrettanto deserto, ripasso davanti al Roma Caput Mundi, dove prima avevo incontrato Evio e avevo bevuto il long island. Tutto chiuso, spento, solo i miei passi. E penso che io Trastevere così non l'ho quasi mai visto. E soprattutto non ero mai stato lì da solo. Che strano, davvero. Proseguo ancora per piazza San Cosimato, l'orrore fatto piazza da quando Veltroni e la sua squadra della morte di architetti ci hanno messo le mani. Una colata di cemento in mezzo all'antichità, una fontana mosaicata che più orrenda non si può, che per giunta già perde acqua. Temo che il nostro sindaco sarà ricordato ad imperitura memoria per le cagate architettoniche con cui sta rifacendo il trucco a Roma. Questo è quello che penso ogni volta che passo da quella piazza. Ma non questa notte. Velocizzo ancora il passo, il freddo è pungente, soprattutto umido. E io ho una fottuta fretta di entrare in macchina. Qualcuno alla fermata dell'autobus, io apro con la chiave-telecomando e monto sulla Mini. Penso che vorrei scrivere un post così, che di solito appena torno a casa accendo il piccì. Non questa notte: ero già solo per i vicoli di Trastevere a riflettere e avevo sonno, di quel sonno che al massimo ti concede di spulciare il giornale sul letto prima di dormire. E allora il post si è mantenuto intatto per oggi.
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