
L'IRRICONOSCIBILE RICONOSCIBILISSIMA LONDRA
(on the air: Queen - These Are The Days Of Our Lives)
Londra è un po' meno di come me l'aspettavo. Meno perché forse si vede troppo in tv, negli album fotografici della gente, nell'immaginario del sottoscritto. Londra è una città immensa, anche se il centro - la City- mi sembra sia più piccolo di quello di Roma. Ma magari è solo un'impressione. Londra è nei volti di persone di ogni paese del mondo che corrono veloci come le scritte pubblicitarie di Piccadilly Circus. Chi infilato in una giacca e una cravatta, chi sotto un burqa, chi con un paio di sneakers ai piedi e un turbante in testa. La Londra turistica è tutto un brulicare di gente che fa la spola tra i musei gratuiti. Il British Museum e la National Gallery, immense isole del tesoro rubato o comprato altrove (c'hanno persino un moai dell'Isola di Pasqua!), la Tate Modern, una centrale elettrica enorme e piena di opere che sarà colpa nostra ma non ci si capisce niente, la Tate Britain per capire che sì, esistono anche i pittori inglesi e sono pure bravi. Londra è un continuo viavai di persone sopra o sotto la tube, dai palazzi bene di Chelsea fino al malfamato East End, dai paesini inglobati come Camden e Kentish Town fino a Soho, una manciata di strade centrali completamente cinesizzate tra sale da massaggio e ristoranti con anatre appese e altre bestie tipo seppie arancioni che non abbiamo ancora capito che roba sono.
Ma la maggiorparte di voi queste storie le sa, scommetto. Chi c'è stato, e in parte anche chi non c'è stato. Forse è per questo che Londra perde fascino ai miei occhi. Non tutto, certo. Per esempio, se il giorno di Ferragosto c'è il sole e decidi di visitare un vecchio cimitero di quelli da film horror, decentrandoti e finendo alla metro Archway, due passi dai villaggi di Highgate e Hampstead, allora vedi qualcosa di inedito. Marx, Douglas Adams, Litvinenko, George Elliot e altri famosi alloggiano qua all'Highgate Cemetery. Tra la east e la west wing, le due ali antica e moderna dello spettrale camposanto. Una visita guidata fatta da inglesi per gli inglesi. Questo ci vuole. Per sfuggire a quella globalità eccessiva intorno a Buckingham Palace e alle sue regali consuetudini, a Westminster e al Big Ben, al London Bridge, a Trafalgar Square col maxischermo per le Olimpiadi che tra quattro anni saranno proprio lì, alla London Tower e ai gioielli della corona, tanto belli da sembrare finti.
Il quartiere che ci ospita, Earl's Court ha tutto ma proprio tutto quello che ci serve in pochi metri. Oltre all'albergo, c'è la metro, c'è un forno per dribblare la colazione all'inglese, ci sono le catene tutte, da Starbucks a McDonald's, da Burger King al ripugnante KFC, quello delle alette di pollo. C'è un negozio di libri e dischi usati con tanto di tè e caffè, ci sono ristoranti italiani, cinesi, portoghesi, giapponesi, indiani, ci sono pub bellissimi, tranquilli internet point, c'è persino un cassonetto per buttare i coltelli educando le gang cattivone a fare la differenziata, ci sono supermercati e market indiani aperti 24 ore. Uno di questi m'è servito alle tre di notte che ci stavo rimanendo per un dolore allo sterno causato da colpo d'aria. In albergo pensavano già all'infarto e a mandarmi all'ospedale. E in effetti il dolore era forte, ma con un pacco di cookies, un tè caldo e una buona dose di antidolorifici è andato tutto per il meglio. A Earl's Court poi, c'è pure la villa di Freddie Mercury, e passarci davanti fa venire i brividi per l'emozione.
Londra è il tempo brutto, quello londinese, cazzo. Non è mica un luogo comune. Piove quasi sempre, cinque giorni su sette butta giù quelle goccioline a vento, l'aria è infida e tocca vestirsi con cento strati. E le gocce scendono anche sulle cabine del London Eye, la megaruota panoramica che se cade nel Tamigi lo svuota. Ogni tanto il tempo ci risparmia, tipo a vedere il tesoro di Tutan Khamon a Greenwich all'O2, un posto enorme per mostre e concerti, che a confronto il Palalottomatica è gradevole a vedersi. Ci risparmia anche quando facciamo rotta, due volte, al mercato di Camden Town a comprarci magliette, giacche e scarpe di tendenza. A Camden ci sono più italiani che a Porta Portese. Anzi, capita di sentire una ragazza piemontese che invita a casa sua un ragazzo calabrese. Ci sono i punk, quelli veri, facce da cinquantenni che non mollano mai. A Covent Garden invece senti un artista di strada intonare Friday i'm in love dei Cure, sei lì che ti commuovi e questo che fa? Subito dopo attacca Non l'hai mica capito di Vasco e Piccola stella senza cielo del Liga. La commozione lascia il posto a una risata e a un minimo di amarezza. Assolutamente spoetizzante. Quanta Italia a Londra. Nel regno della pizza e della pasta col ketchup. Tanti ragazzi fanno i camerieri tra pub e ristoranti, è tutto vero, come mi aspettavo. Noi ci mischiamo bene, nessuno ci scambierebbe per italiani, tantomeno a Londra. Anche se poi io sono tentato e apro bocca apposta ad alta voce. Così, tanto per.
La musica di Londra, in superficie, non è così alternativa: Londra ha due anime musicali. Quella innovativa delle band che improvvisano durante i gigs, e quella conservatrice che mi piace meno, quella dei musical sugli Abba, quella che la gente ubriaca nei pub, proprio come noi cantiamo i classiconi di Battisti, canta Total eclipse of the heart di Bonnie Tyler. I teatri del West End ospitano spettacoli dei consueti e britishissimi Monty Python eppoi, ladies and gentleman, in cartello c'è gente del calibro di Kenneth Branagh, Judi Dench e Jude Law. Apperò.
Hyde Park è immenso e bruttino, Holland Park è abbastanza immenso e molto più bello. Gli scoiattoli in giro sono più dei gatti di Roma (che purtroppo stanno ahimè sparendo). I magazzini Harrods sono un'enorme cafonata araba, ma meritano un'occhiata proprio per questo. Magari evitando di andarci il sabato che è un bordello di gente da (per l'appunto) milleeunanotte.
Si mangia male quasi ovunque a Londra. Si salva la carne, anche se dopo un po' non ce la fai più cogli hamburger e patatine. Decente il fish&chips, dignitosa una zuppetta calda funghi e pollo mangiata nella cripta di St.Martin in the Fields mentre fuori si scaricavano litri d'acqua in modalità soft. Comunque in generale da gente che mangia uovo salsiccia e fagioli a colazione, che la mattina appena esci senti puzza d'aglio e la sera quando torni senti puzza di cipolla, non puoi aspettarti una gran cucina. Gli inglesi non mi stanno antipatici. E anche questo non era scontato, anzi pensavo il contrario. Disponibili e sorridenti, certo non come i berlinesi, ma Berlino resta il top, emmò ve l'ho detto. Perché è meno prevedibile e di scontato c'è solo la porta di Brandeburgo.
Postilla da inquinamento acustico eccessivo: ma perché viaggiare coi bambini piccoli e lamentosi? perché portarli alle mostre? e soprattutto perché non dargli due ceffoni assestati bene quando strillano come aquile?
Londra è mille volti e poca identità, è stampigliata ovunque proprio come la Union Jack, non ha un suo carattere o ne ha tanti, forse troppi. Il magma è eccessivo anche per me. Londra è un'attrice che impersona tanti personaggi da Oscar, ma non riesce mai del tutto a essere se stessa. Almeno per chi come me c'è stato una settimana. Chi la vive tutti i giorni, forse la vede in modo diverso. Londra ci mette un bel po' per affascinarti. Questo io e la Noe lo sappiamo, ma il treno dei diciott'anni e un lavoretto è già passato. Forse Londra mi aspetterà qualche altro anno e magari proverà a strizzarmi l'occhio per dimostrarmi che sì, è lei quella giusta.
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