
CORRI ROBY, CORRI!
( on the air: Gianna Nannini/Edoardo Bennato - Un'estate italiana )
Avevo 13 anni e collezionavo figurine Panini. Lui, riccio,capelli lunghi, sfigato come pochi per via delle ginocchia fragili, era il talento emergente della Fiorentina, arrivato dal Vicenza. Roberto Baggio. Poi passò alla Juve. Io la Juve la odiavo, ma non riuscivo a odiare un giocatore del genere. Italia '90. Sbavavo dietro a mia cugina e intanto vedevo i mondiali. Lui fenomenale, Schillaci, il principe Giannini, Azeglio Vicini, quelle partite viste in compagnia del mio ex amichetto oppure a casa di mia nonna o semplicemente a casa mia. Quella semifinale bastarda in cui Zenga e Ferri ci misero del loro per regalare a Caniggia e Maradona, la finale contro la Germania. Che odio contro l'Argentina. Ci pensò Brehme a mettere le cose apposto. Stati Uniti, 1994. L'università appena cominciata, le vacanze che incombevano, le cotte per cercarsi una ragazza che andasse bene. Arrigo Sacchi e le sue cervellotiche scelte non fermarono Roby, campione vero, fino a quei dannati rigori a Pasadena contro il Brasile. Nel '96, Arrigo umiltè, gli preferì quell'altro grande artista che è Zola. Ma avrebbe dovuto portare anche Roby in Inghilterra. Infatti andò di merda. Erano gli anni della commerciale in discoteca, delle scelte universitarie che cominciavano già a scricchiolare. E intanto lui cambiava maglia: Milan, Bologna, Inter. Nel 1998 in Francia. Litigate pesanti avevano preceduto quel mondiale, si andava strutturando quello che poi sarebbe stato il mio presente, ma era ancora futuro, tagliavo però una parte del mio passato. E Roby riindossava la maglia azzurra. La sua unica maglia. Peccato che Cesarone si cagava sotto a escludere Del Piero e si cagava sotto genericamente anche se giocava contro la nazionale delle isole Vanuatu. Lo mise quando già era tardi. Eppure stavolta contro la Francia, il rigore lo segnò. Ma non bastò. Nel 2000 in Belgio e Olanda, quell'altro grande portiere, ma di certo non allenatore che è Zoff, lo lasciò di nuovo a casa. Giocammo comunque in maniera decente con un po' di culo. Era ormai il mio quasi-presente. Si avvicinava la scelta giornalistica ed ero innamorato di colei che non si sarebbe mai innamorata di me. Giappone e Corea del Sud, 2002. Trapattoni forse, visto che gli si squilibrava la squadra e lo spogliatoio, penso che non fosse opportuno chiamarlo. Ce la siamo presa con Byron Moreno, ma chissà se fosse entrato lui a un certo punto... E intanto giocava nel Brescia. E io ero quasi quello che sono ora. Oggi è tornato in maglia azzurra a trentasette anni, capelli ormai brizzolati e solito divin codino, con la speranza che il Trap si ricordi di lui e lo porti a Lisbona. Oggi ero incollato allo schermo per vedere l'inno di Mameli e i suoi occhi lucidi e Genova per lui. Non ha segnato, ma ha giocato benino. C'è chi lo odia perchè è buddista, chi perchè va a caccia, chi perchè non è mai stato davvero protagonista in nessuna delle squadre in cui ha giocato. Non è vero niente. Eppoi lui è un giocatore della Nazionale italiana. E basta. E Pizzul diceva DINOROBERTODINOROBERTO BAGGIO, e c'è gol! Se smetti mi levi un pezzo di giovinezza, bastardo! Ma intanto continua a correre, Roby, sogna ancora che magari agli Europei ci arrivi. E scrivi un altro capitolo. Io cercherò di fare altrettanto.
Cheppoi strana giornata dei ricordi calcistici: ieri sono stato in contatto seppur telefonico, col mitico barone Nils Liedholm, un pezzo di storia della Roma e non. Bello sentirlo ancora lucido ottantaduenne a parlare di Milan - Roma. Mi scuso per la calcistica digressione, avevo promesso di non parlare di calcio qui, già che per lavoro ne parlo troppo, ma qui si va oltre il calcio, questa è vita. Eterno divenire di ROBYBAGGIO, personaggio inquieto ma quieto, forse è per questo che mi ci riconosco un po'.
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