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MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



Lo spin off: ATARU GREATEST HITS

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domenica, 02 marzo 2008 |
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Ataru presenta:
LIVE!
FRIDAY I'M IN LOVE
(on the air: The Cure - A Forest)
Venerdì ventinove febbraio. Una data bisestile che non a caso riserva funesti malori. Io ancora reduce dall'influenza, la Noe col mal di gola. Ma non è che puoi andare a dirlo ai Cure. Allora si va e basta. Sono al mio secondo concerto, del primo vi ho accennato qui. Questi cinquantenni inglesi hanno promesso tre ore di show, vediamo se è vero. Quando arriviamo nell'umidità killer dell'EUR, la gente è fuori ma non ce n'è poi così tanta, forse perché molti erano già dentro prima (un minimo di rammarico per aver perso i 65 Days of Static, gruppo spalla, ce l'ho). Darkettoni tanti, sì, com'è ovvio. Ma mica solo loro. C'è un sacco di gente di tutti i tipi, anche chi gli anni ottanta li ha vissuti già a venti/trent'anni e chi era davvero troppo piccolo per viverli. Io sono atipico, mi piacciono i Cure e non ho simpatia per i grupponi prog-rock anni settanta, nessuno escluso, pur riconoscendo che vedere i Genesis o i Pink Floyd in concerto avrebbe il suo bel perché. Alla Noe che aborrisce tutto il genere rock settanta-ottanta, i Cure un po' gliel'ho insegnati, tanto che alla fine i biglietti sono un suo regalo, quindi un suo rischio e pericolo. Vabbè, comunque c'è il tutto esaurito al Palalottomatica, tranne un paio di posti davanti a noi, così ci mettiamo le giacche. Ore 20:45 puntuali: fuori il batterista biondo Jason Cooper, il bassista, rosso per l'occasione, Simon Gallup, il redivivo e virtuoso chitarrista-zombie Porl Thompson, rientrato da poco per ricostituire un pezzo di line-up originale e poi, lui, Robert Smith. Di nero vestito e truccato (anche il rossetto, sì), capelli sparati, inquartato a sufficienza da sembrare un buon orsacchione dark che si aggira sul palco. Buio, suoni inconfondibili. Ladies and gentlemen: The Cure! Ho portato una scaletta presa dal sito, l'ha scritta un fan sul forum, peccato che a quanto sembra mancano alcuni pezzi tra i più famosi. Le prime note sono quelle seducenti di Plainsong, seguono Prayers for rain, A strange day e via dicendo. Il pubblico è calmo e tranquillo fino a quando arriva Lovesong, che per me resta una delle più belle canzoni d'amore della storia. La mia scaletta è già stravolta e lo sarà sempre di più, meglio così. Pictures of you, Lullaby, Friday I'm In Love, In between Days, Just Like Heaven, quasi una dietro l'altra, eseguite perfettamente e senza la tastiera, che è assente dal palco. Robertone non si ferma mai, beve un po' d'acqua, suda, si asciuga con la mano e ricomincia. Ha la stessa voce che quasi trent'anni fa gli valse un posto nella storia del goth-rock. Etichetta che tra l'altro i Cure non gradiscono, se è vero come è vero che hanno dominato le classifiche per anni e non certo per le canzoni goth. Ma che c'importa. Con Disintegration si chiude il concerto normale. Poi ci attende più di un'ora di encores. La cupa A Forest, forse la più bella di tutte, riinfiamma tutto il pubblico, mentre a turno gli assoli di Robert e Porl (uno che Jimmy Page e Robert Plant hanno voluto a suonare con loro...) danno un'idea di quanto siano mostruosi questi vecchi ragazzi inglesi che fanno sembrare tutto semplice come i più consumati animali da concerto. Il delirio di cori sulla versione energica di Play for Today, forse la più concertara di tutte, poi Close to me, Lovecats, Why can't I be you?, l'immortale Boys don't cry fino a chiudere con la carica di Killing an Arab. Totale tre ore e cinque, promesse mantenute con tanto di sforo di cinque minuti. Si vede che sono soddisfatti: Porl se la ride e applaude il pubblico, Simon si dimena, Jason carica sulla batteria, Robert abbozza dei balletti che si vede che è goffo, lo sa lui stesso e ridacchia (cosa rara) salutando il pubblico. Pur non avendo un rapporto direttissimo con gli spettatori, forse più per timidezza, Robert riesce a trasmettere un bel feeling. Poi si sa che l'Italia gli piace: i Cure ricordano Taormina '97 come uno dei loro più bei concerti di sempre. E questi qua girano tutto il mondo, non fanno mica tour ridicoli di quattro date come altri pagliacci che dopo un'ora mollano il pubblico a bocca asciutta (ad esempio mi dicono male, ahimè, dei Muse). Siamo stremati ma incantati, anche la Noe. La gente quasi li rivorrebbe ancora fuori, come se quelle tre ore e cinque fossero state poche. E questo ci è sembrato il miglior riconoscimento per questi quattro signori un po' eccentrici e truccati che non hanno alle spalle storie particolarmente burrascose. Forse giusto qualche disputa interna o qualche bicchiere di troppo. Però mi piace quando penso che Robert è sposato con una ragazza che conosce da quando avevano 14 anni. E per uno che diceva che a 25 anni si sarebbe ammazzato, non è niente male.
Vi lascio con Robert Smith dopo aver compiuto 25 anni:
"Ho capito che ero riuscito a concludere qualcosa in questa vita e questo mi ha dato nuova carica. Mi sento più allegro. La mia peggiore abitudine è di bere troppa birra".
PS: Volete leggere il concerto visto da chi quasi non conosceva i Cure? Ma prego!
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giovedì, 03 maggio 2007 |
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PAVONI DI GRANDEZZA INUSITATA SI STAGLIANO NEL CIELO DI BANGKOK
(on the air: Calvin Harris - Acceptable in the 80's)
Stefano Bollani è uno dei migliori pianisti in circolazione. È prima di tutto un pianista jazz che sa interpretare la tradizione sopraffina americana e brasiliana, nonchè i classici italiani dalla preistoria ai giorni nostri, cartoni animati compresi. Insomma è uno completo. Intendiamoci, non è che io sia un grande esperto, allora però quando poi lui ti viene incontro con certe cose (già note al suo pubblico), io, profano, trasecolo e rido con annesse lacrime per dieci minuti filati. Un virtuoso pianista jazz, ieri, nell'astronave dell'Auditorium di Roma, sotto una fitta pioggia, in una serata di quelle umide e bastarde, una serata un po' cinica, almeno quanto mi sento io in questo periodo. Dicevo. Un virtuoso pianista jazz, con la farina del suo sacco, reinterpreta Franco Battiato. Badate bene che rispetto al filmato, ieri sera c'era una strofa in più, qualche chilo in meno e i capelli quasi corti. A voi Le coltri della storia (Hai mai letto Kundera).
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lunedì, 23 ottobre 2006 |
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Ataru presenta:
LIVE!
speciale #2: GIOVANNI ALLEVI
(on the air: Giovanni Allevi - L'Orologio degli Dei)
La location è l'Auditorium Parco della Musica in Roma. Ci si chiedeva come in un solo giorno potessero smontare tutto l'ambaradam della Festa del Cinema, e infatti non l'avevano smontato. Tanto è vero che abbiamo trovato chiusa una strada fondamentale e anche il comodo parcheggio interno a pagamento. Alla fine si parcheggia, lontano ma si parcheggia. L'evento è il concerto gratuito di Giovanni Allevi. Ormai universalmente riconosciuto come genio del pianoforte, Allevi era sfuggito dalle grinfie mie e della Noe in una calda e piovosa serata di fine luglio, causa nostro imprevisto ritardo. Soldi largamente buttati, quella volta. Stavolta è gratis, e noi due giornalisti senza accredito facciamo la fila in mezzo ai comuni mortali. Non c'era prenotazione. La fila è come quelle fuori dalle discoteche dei dodicenni: lunga e sostanzialmente creata ad arte. Solo più tardi scopriremo che la sala adibita al concerto era stata cambiata all'ultimo minuto causa larga affluenza di pubblico. La fila è un bijoux, un palese invito ad alimentare la mia già grassa misantropia. Per esempio dietro di noi: gruppetto di più o meno trentenni sostanzialmente leccati. Uno stritola la Noe in sandwich nella fila, arrivo io e delicatamente lo ricaccio indietro con la schiena, solo che mi si appiccica alla schiena stessa. Già fa caldino, poi questo porta pure il maglione di lana. Intanto una sua amica, accento calabro, starnazza a voce piuttosto alta. Parla di E-bay, non sa che ci si deve iscrivere per partecipare alle aste. Mister Maglioncino invece, parla di un locale di Ponte Milvio che conosco. Dice che lì si mangia svedese, vero. Esemplifica tale concetto dicendo che lì si mangiano salmone, patate...ah. Più ascolto i discorsi, più mi sale il vomito. Giuro, non sono io anormale. Erano fastidiosi, sommamente fastidiosi nel loro tono di ciarla inutile. Quando parlo con i miei amici non sono così, non siamo così tremendamente vacui, pur parlando di stronzate anche peggiori. Attaccata sedutastante la misantropia anche alla Noe, la fila magicamente procede e siamo tutti dentro. Giovanni Allevi non tarda. In platea, prima fila, dall'alto della nostra piccionaia, riconosco Remo Girone e signora, già incontrati al concerto di Pacifico al Piccolo Eliseo. Presenza piacevole, il vecchio Remo. Quella sera di qualche mese fa ce l'avevo seduto dietro e mi ha ispirato una simpatia contagiosa. Dicevamo che il Mozart del duemila, come lo definiscono in molti, non tarda ad arrivare sul palco. Correndo con la sua chioma a cespuglio, occhiali, camicia nera, jeans di tendenza e All Star d'ordinanza ai piedi. Un pianista che si presenta così è di per sè un piccolo evento. Questo qui ha suonato in tutti i templi mondiali della musica e ti accoglie sempre vestito da birretta al pub. E' una cosa che mi piace. Sembra un nerd. Il pubblico è sostanzialmente giovane, anche questo è strano per uno che non è propriamente Justin Timberlake (per fortuna). Buio in sala, solite tossi nervose del pubblico da musica classica che davvero non capirò mai. Il folletto-nerd inizia il suo show con la sua ironia sussurrata e imparata a memoria. Fa ridere per come introduce a parole i suoi pezzi, sia per le battute simpatiche, sia perchè è oltremodo timido. Presenta Joy, il nuovo album. E racconta di come ha partorito ogni singolo brano, tra attacchi di panico (è un classico soggetto ansiogeno, si vede) e viaggi in tutto il mondo. E lo fa ogni volta come se il professore lo stesse interrogando e lui stesse ripetendo la lezioncina a pappagallo. Ti racconta che un viaggio in Cina, una passeggiata a Budapest, un aereo guidato chissà come nel New Jersey, un quadro di Klimt a Vienna, i suddetti attacchi di panico o la filosofia di Heidegger lo hanno ispirato. Tanto che ti chiedi se un giorno è andato dal salumiere, ha chiesto un etto di bresaola e nel frattempo gli è uscito un inedito dal titolo inequivocabile: Bresaola. Inizia con pezzi normali, lineari, che però se pensiamo che scrive tutto lui, gridiamo al genio. Genio che si manifesta nella traccia otto, L'orologio degli Dei. Io non sono un appassionato del genere e mi sono venuti i brividi, fate voi. Chiude con una miscela tra musica rinascimentale e prog rock tra applausi da mani doloranti e standing ovations prolungate. Concede due extra e un bis, tra cui la celeberrima Come Sei Veramente che tutti conosciamo magari senza sapere che è sua. E' infatti la colonna sonora dello spot della BMW serie 3 touring per la regia di mr. Spike Lee, che lo ha scelto personalmente. Spike Lee, mica Pizza&Fichi. Quello che colpisce di Allevi rispetto ad altri mostri sacri della classica sia conservatrice che sperimentale -io personalmente, avvicinandomi al genere, ho visto Claudio Abbado dirigere e Ludovico Einaudi suonare insieme a Paolo Fresu- è che la distanza tra il palco e il pubblico è ridottissima, non c'è quella tradizionale aura austera e distaccata, quasi snob nei confronti dei paganti. Per capirci: Allevi è semplice, sta lì, vestito come me e fa sembrare facile un capolavoro, lo rende accessibile anche ad un pubblico che non ne capisce una mazza (mi ci metto dentro anch'io, ma c'era gente che non sapeva manco chi fosse, però era gratis). Al momento di Come Sei Veramente, sembrava di stare ad un concerto rock. L'abbiamo riconosciuta tutti dalle prime note, ed io ho esultato manco fosse la mia canzoncina rocchettara preferita. Buon segno, amici. Anche perchè questo adorabile Muppet del pianoforte, come lo abbiamo dolcemente ribattezzato io e la Noe, subisce la solita sindrome del nemo profeta in patria: famosissimo in tutto il mondo, in Italia lo calcoliamo appena. E allora gli regalo questa lunga marchetta perchè se la merita a pieno titolo. Sono le ventidue e trenta, e mentre ci domandiamo quasi emozionati se questo ragazzino di 37 anni un giorno finirà accanto agli immortali della musica, la fame incombe. Chiudiamo con una lauta cena su un divanetto qualche isolato più in là. E un buon sapore in bocca e nelle orecchie.
PS: avete votato per avere un post a settimana sul Greatest Hits, sarete accontentati. Ovviamente senza giorno prestabilito. Au-revoir.
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martedì, 17 maggio 2005 |
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Ataru presenta:
LIVE!
speciale #1: SUBSONICA
( on the air: Subsonica - Gasoline )
Prologo
Tutto cominciò l'ultimo giorno del vecchio millennio. La Patty, portò in Sardegna la sua amata cassettina di un gruppo di suoi concittadini, a me precedentemente noti solo per una strana cover in coppia con Antonella Ruggiero. Ero in periodo di metamorfosi musicale, mi risultarono ostici al primo ascolto, ma poi mi conquistarono. A Sanremo, due mesi dopo, la svolta. Questo gruppo stava diventando famoso, e io cominciavo davvero ad apprezzarli, questi cinque ragazzi torinesi. Arrivò internet, il peer-to-peer e in poco tempo le atmosfere elettroniche anniottanteggianti, mi erano entrate nel sangue. Perchè è arcinoto che alle mie orecchie, quelle tastiere piacciono più di qualsiasi altro suono. Si affacciavano così, nel mio vasto repertorio musicale ( all'epoca era vasto, ora lo è molto di più), i Subsonica. E i loro testi stralunati e strampalati. Seguirono due live, per capire che Samuel e company ci sapevano fare davvero. Ieri sera, il terzo. Cambiata etichetta discografica, dall'autoprodotta Mescal alla major EMI, l'ultimo disco risulta ad un primo ascolto, un po' troppo MTV. Ed è meno sperimentale, più commercial-rocchettaro. Messe però da parte alcune preclusioni da ragazzina mestruata del centro sociale, ho assimilato Terrestre. E pur essendo diverso dai precedenti, riconosco che è un bel disco.
La cronaca.
Dopo aver raggiunto il Palalottomatica, attraverso un sentiero ripido cui mancava solo il ponte tibetano, io e i miei compagni di viaggio, tra cui le note blogger Noeyalin, Aliena e Fiorereciso, entriamo nel marasma. Che poi per fortuna non si rivela tale, perchè riusciamo ad entrare proprio poco prima che la fila diventi lunga. Classiche separazioni, tra chi vuole vederlo nella bolgia pogante e chi, come il sottoscritto, il concerto se lo gode lontano dai saltatori assassini. Io e Noelìn, raggiungiamo il terzo anello, tanto la visuale è buona e l'acustica è perfetta. Il colpo d'occhio è da grandissima occasione, dall'alto, la selva di teste è imponente. Le premesse per un bel concerto ci sono. E i Subsonica, non le deludono. Due ore e mezza di energia, pause brevi e canzoni attaccate l'una all'altra. Molti gli estratti dal nuovo album. Samuel si becca anche qualche fischio, quando annuncia quello che poi poteva essere scontato. In fondo questo è un tour promozionale, quello vero sarà in estate. Eppure, ascoltare Terrestre, Giorni a perdere, Abitudine, Ratto, L'odore, Corpo a corpo, è gradevole. E anche il pubblico si rasserena ed esplode. Dei pezzi nuovi, Le serpi (prog-rock? eh, ci siamo...), Gasoline (spettacolare miscela di energia e contaminazione di più generi) e Dormi ( accattivante ninna nanna) sono le più notevoli per intensità di interpretazione. Salto nel vuoto è la sorpresa positiva, molto più bella nella versione dal vivo. Sfilano classici come Albascura, Aurora sogna, Discolabirinto, Nuvole rapide, L'errore, Colpo di pistola, Cose che non ho, Liberi tutti, Sole silenzioso in versione reggae, la acclamatissima Tutti i miei sbagli, fino alla mia preferita, Strade, e alla chiusura con Preso blu. La chicca è l'assaggio di un minuto di Two dei Motel Connection in versione acustica. Samuel mixa ad un certo punto le immagini di Bush e della guerra, con suoni house. E bordate di fischi per il cocainomane texano che gioca a Risiko e per Silvio, of course. E' un messaggio politico non eccessivo, ad uso e consumo dei numerosi ragazzini in sala, dunque mi sta anche bene, avessero fatto qualcosa in più, già non lo avrei tollerato, vista la mia nota allergia alla politicizzazione musicale. Il palco è molto bello nella sua semplicità ipnotica. Cinque schermi che proiettano giochi di luci e di immagini ossessive. (avete presente il giochino flesciante di Windows Media Player? Tra le tante cose ci hanno buttato in mezzo anche quello). Classico esempio di scenografia scarna e vincente che coinvolge lo spettatore a livello visivo tanto da distrarlo a volte dalla musica, o semplicemente che crea un'audiovideoalchimia perfetta. Samuel zompetta come sempre, facendo urlare le carampane in visibilio, Boosta è sempre fatto e gli calano i pantaloni, Vicio è tonico, Ninja sfodera un bell'assolo di batteria su Gasoline, Max a volte sembra più protagonista degli altri.
Note di colore
Dopo avervi svelato la scaletta, comunque romana, quindi suscettibile di qualche variazione, e dopo aver espresso rammarico per alcune canzoni non fatte, su tutte le nuove Incantevole e Alba a 4 corsie e la vecchia Làsciati (mentre Mammifero e Nuova ossessione avevano stancato, quindi giusto non farle sentire per un po'), concludo con il resto. Bella quanto surreale la cornice dei telefonini accesi a riprendere e fare improbabili foto, che con quel buio non si vedeva una mazza, almeno col mio (la digitale l'avevo lasciata a casa). Al posto degli accendini, i cellulari. Siamo troppo avaaanti. Fantastica coppia di quarantenni, quelli dietro me e Noelìn. Lui aveva la voce di Califano e anche l'ignoranza del califfo. Aò macheccazzo, ma che è sta mmerdata? Riferito al fatto che i posti per la stampa fossero vuoti e lui rosicava. Eppoi una marea di critiche a questo e quello. Dopo un po' l'ho visto divincolarsi tipo tarantolato, con maglietta rossa smanicata che era tutto un programma. Dava l'idea di essere un neofita che tentava di fare il saputo con la moglie. Fanno na specie de rocche mischiato co la musica disco...grazie. Il critico Scaruffi non avrebbe saputo dare una definizione migliore. E l'assordante fischio del pecoraro è stato la ciliegina sulla torta. Ataru ha comunque ballato senza pogare, dunque si è divertito in modo sano. E ha anche deciso di infrangere per ben due volte il divieto di fumo. Su L'errore e sul mixetto di Samuel. Ogni volta che uno solo fumava, si innescava una reazione a catena, e il divieto è andato appunto in fumo. Noelìn era la banca-dati-sonica. Ogni domanda che mi facevo, aveva una risposta, come andare al concerto con il libretto. L'Aliena, invece, era finita nel sottopalco a parlare con i Subsonica e a scambiarsi collanine con Samuel. Fiorereciso faceva giustamente notare come tutte le quindicenni presenti in sala, fossero obese o anoressiche. Davvero inquietante. C'era poi chi spendeva quaranta eppassa euro per comprare un po' di merciandaising. Il rastone boliviano cinquantenne fumato che vendeva la paccottiglia allo stand ufficiale, era un bel personaggino da Bronx.
Stanchi, sgolati. affamati e assetati, ce ne andiamo però molto soddisfatti, mentre l'Aliena esibisce felice il reperto prelevato dal collo di Samuel. Cheppoi i concerti a quindici euro ormai non li fanno più neanche alla sagra della cicoria. Se penso che per vedere gli U2 ci vogliono almeno cinquanta euri, bè gli U2 restino pure dove sono. Prossime tappe conosciute: REM e Duran Duran, rigorosamente e solo se gratis. Per i REM ci sto lavorando, per i Duran non dovrebbero esserci problemi. Eppoi aspetto che tornino i Subsonica a luglio, come preannunciato. Perchè, sarò pure un ragazzino da emtivì, ma questi qua, a me piacciono sempre e comunque.
Tip of the day, completamente off topic: visto che due persone mi hanno segnalato di avere problemi con i commenti del nuovo template, fatemi sapere. E se avete anche voi problemi, mandatemi mail o messaggio privato.
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