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MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



Lo spin off: ATARU GREATEST HITS

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lunedì, 30 giugno 2008 |
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LUGLIO È MEGLIO
(on the air: Sikitikis - Piove Deserto)
Mentre la Spagna vince l'Europeo così adesso tutti diranno che abbiamo perso ai rigori con quelli che hanno vinto la coppa, mentre ho inaugurato la stagione marittima al Circeo, tra un bagno e una scorpacciata di pesce, mi è arrivato il rinnovo del contratto. Ora forse sarò un po' meno ansioso e ansiogeno. Per dirla come va detta ho sei mesi di tempo per cercarmi un altro lavoro. Questa stabilità è affascinante, nevvero? Poi dicono che la gente è stressata. Venerdì concerto di Cristina Donà: la fanciulla ci sa fare non poco, ma non c'erano granchè dubbi. Al laghetto di Villa Ada c'era un'umidità da farti venire i reumatismi a vita. Ora mi attende un luglio ricco di concerti, così non si potrà dire che non foraggio la musica italiana: tanto mulo sì, ma anche tanti live. Giovedì prossimo i Subsonica per la centesima volta e in una location che fa abbastanza cagare. L'ippodromo di Capannelle, che si divide tra concerti con pessima acustica e musica latino-americana di bassa lega. Poi il 14 mi aspetta Max Gazzè alla cavea dell'Auditorium, fino al ritorno nel regno dell'umidità di Villa Ada il 18 per la reunion dei Bluvertigo e il 25 per i Baustelle. Insieme, il prezzo dei cinque concerti è poco superiore a un biglietto per un Vasco o un Liga o un Jova. Meno male che la buona musica italiana è inversamente proporzionale al prezzo del biglietto. Insomma, qualche buona notizia c'è. Adesso ci vuole solo una mega-perturbazione atlantica che spazzi via l'afa anche per una settimana, ma mi sa che chiedo troppo. Per ora è quasi tutto perfetto.
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mercoledì, 25 giugno 2008 |
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CALDO, GATTI E MISFATTI
(on the air: Les Fauves - February Lullaby)
L'aria è rovente e ormai col sudore che ho versato, opportunamente privato dell'acido, si potrebbe dissetare l'intero Burkina Faso: prossimamente punterò allo Zambia e a parte del Sudan, anche se lì, visto il nome, magari non ne hanno bisogno. Ore 21, al centro di Roma non si respira, si rischia lo svenimento, soprattutto dopo aver inalato l'aria condizionata della Feltrinelli per uscirne subito dopo e tuffarsi in uno scenario post-vulcanico che ci manca lo pterodattilo che sorvola Palazzo Chigi. Sul lavoro cerco rassicurazioni che non arrivano, e allora me le trovo da solo, come colui che sente un rumore sospetto e si regala una spiegazione del fatto, che non è per niente certa. Il gatto del terzo piano mi attende fuori al portone perché vuole che glielo apra, ma è l'unico gatto che mi sta antipatico in quanto completamente cretino. Chi mi conosce lo sa, i cani non li reggo nel novanta per cento dei casi, ma per un gatto, andarmi sulle scatole è davvero cosa rara. Questo gatto che si chiama Cicoria (ma che cazzo di nome è?) ci riesce alla grande. Fortuna che sulla finestra del pianerottolo ritrovo i due gechi a far la guardia, anche se poi pure loro sono un po' fedifraghi e invece di farsi un'insalata di zanzare preferiscono succose e croccanti falene. Ogni stramaledetto anno mi ritrovo qui a lamentarmi del caldo. Io personalmente stavo meglio un paio di settimane fa: con la giacchetta addosso, anticiclone delle Azzorre fuori dai coglioni, giù pioggia o magari anche sole, ma quello che ti fa piacere e ti riscalda l'animo esacerbato dalle minchiate di questa società di pagliacci che risponde al caseario soprannome di Belpaese. Plaudo comunque alla moda dell'estate: via i colori pastello da damerino, tornano i colori forti, quelli degli anni ottanta un po' Best Company tipo verde smeraldo, viola, arancione, giallo. Epperò non riesco a capire tutte 'ste donne (e molti uomini) che aspettano l'estate per inguainare il culo in un paio di pantaloni bianchi. È forse un obbligo? Una lobotomia collettiva? Sono il segno di riconoscimento della setta dei beoti e-stinti? O li hanno forse vinti tutti facendo quaterna al bingo durante il viaggio da sfigati sul Mar Rosso?
Sono stanco, accaldato e incazzato, eppure alla fine mi viene da ridere. Allora forse il cretino non è il gatto-cicoria, magari sono io. Rifletterò su ciò per curare l'insonnia da calura.
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lunedì, 23 giugno 2008 |
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SIGNORI, SIAMO FUORI
(on the air: The Cure - Freakshow)
Ancora i rigori, ancora io che imito Bruno Pizzul nel '96, col dischetto fatale di Zola. Archiviati gli Europei, mi attende una settimana decisiva. Qualcuno forse si ricorderà che c'è un progetto in scadenza? Qualcuno lassù si ricorderà di spegnere l'interruttore del caldo afoso? O almeno una delle due cose, va. Almeno se non mi rinnovano il contratto non vado in giro a morire di caldo. Se smette il caldo, lavoro felicemente. Per quanto sia possibile il binomio. Nel weekend ho cercato refrigerio sul picco più alto dei castelli romani e in effetti la temperatura è scesa da 34 a 22. Fresco effimero nel bosco di Blair Witch Project. È uscito il singolo dei Cure, e, dai alla fine non è malaccio. Poi? Basta, visto che il post sotto era un pippone, questo lo chiudo qui.
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mercoledì, 21 maggio 2008 |
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METEOTRENDY
(on the air: Sunshine Underground - Dead Scene)
Di solito quando si parla del tempo è perché non ci sono altri argomenti da eviscerare. E per non stare in silenzio, si accenna all'aria che tira, al colore del cielo, all'estate che tarda, all'inverno che latita, alla primavera che fiorisce, all'autunno che imbrunisce. Così si passa il tempo a parlare del tempo. Credo sia per questo che le previsioni meteo riscuotono tanto successo. Mica solo per sapere come devi vestirti domani: servono per evitare imbarazzanti silenzi. Per cui noi tutti osserviamo sette canali, otto siti, il meteo24, le meteorine, solo per imparare tutto a memoria e mettere così nel paniere una ricca serie di informazioni da snocciolare allo scassamaroni di turno che non sa proprio lasciarci assorti nei nostri luminosi pensieri. Gli ascolti del meteo probabilmente sono secondi solo a Maria De Filippi e ai suoi rincoglioniti che ballano e cantano. Io ad esempio guardo il meteo sperando che un fulmine li colpisca collettivamente così da trasformare i suddetti rincoglioniti in squallidi topi da biblioteca e la De Filippi in una donna. Ma a parte questo, in questi giorni, o è il trionfo del non sapere che dire oppure siamo di fronte a un caso eccezionale. Propendo in effetti per la seconda ipotesi. Sono ben trentasei ore che piove a cassonettate, di cosa cazzo dovremmo parlare? Del torrone? Dello scudetto dell'Inter? Dei baci saffici che ormai sono più frequenti di quelli etero e degli scudetti dell'Inter? Insomma, oggi come oggi non solo parlare del tempo non è qualunquista, oggi come oggi, cari i miei nonsoccheddire, è terribilmente trendy. Val bene citare il Corvo che diceva non può piovere per sempre. Dal numero della gente che lo dice, è possibile censire quante -e sono tante- persone hanno visto il film. Il buon Brandon Lee ne sarebbe lieto. Val bene dire piove, governo ladro!, un vero e proprio evergreen del maltempo. I più forbiti possono sfoggiare D'Annunzio: piove sulle tamerici salmastre ed arse. E soprattutto ci si può lanciare in previsioni a medio termine, tipo ho sentito che il giorno di Ferragosto potrebbe piovere tra le 16,30 e le 17,52. La gente che vi ascolta, ormai stordita dal rumore dell'acqua sgocciolante, non batterà ciglio. Anzi vi risponderà che l'anno scorso quel giorno precisamente a quell'ora era spaparanzata sulla spiaggia a mangiare un cremino sciolto e che non rifarlo quest'anno, sarebbe oltremodo delittuoso. Come vedete, parlare del tempo, mi permette addirittura di postare sul lavoro. Parlare del tempo quando è di moda, è una svolta. Raccomandatelo ai vostri amici simpatici.
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giovedì, 15 maggio 2008 |
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GLI AMICI DELLA CASSETTINA
(on the air: Amari - Le Gite Fuori Porta)
Mi aggiro nel web senza una vera meta pensando a soluzioni varie. Per esempio: lo sapete che Flickr fa pubblicare fino a duecento foto gratuitamente dopodichè oltre le duecento quelle vecchie ve le mette da parte finchè non pagate un abbonamento annuale? Non a caso io ho aperto già uno e due Flickr e conseguenti due account Yahoo, perché solo se sei Yahoo si può. Il dilemma è questo: mi sono rimaste ventisei foto da mettere sul mio secondo Flickr. Io a Barcellona ne ho fatte circa trecento. Forse potrei rientrare a fatica nelle ventisei, ma poi? Voi direte che ci sono varie soluzioni, ma io ve le boccio tutte. Tipo, paga. No, è escluso, perché cazzo dovrei? Open source è la parola d'ordine per il blog, le foto, i programmi e tutto il resto più o meno legale. I pagamenti li lascio a chi ha voglia di fare sul serio (sì, vabbè). Allora un altro sito? Già, si potrebbe anche fare, credo ce ne siano altri che mi lascerebbero mettere tutte le foto che voglio, ma poi mi perdo i commenti degli amichetti di Flickr e ciò è male. Resta un terzo account, per ora la cosa più praticabile. Se avete altre soluzioni fate un passo avanti. Il web 2.0 ogni tanto fa anche cose utili. Ad esempio se leggessi più libri mi iscriverei ad Anobii. Già però che ascolto musica, voglio segnalare una cosabbella a chi non la conosce (so che quasi tutti i miei lettori sono sempre romanticamente ancorati al vecchio web, come del resto il sottoscritto). Muxtape riprende il vecchio concetto della cassettina da ascoltare in macchina o alle feste. Il gioco è semplice e vale la candela: caricate i vostri dodici mp3 del momento e ve li sentite quando volete. Io, per dire, ci ho messo un po' di on the air, così chi vuole se li pappa mentre legge qui. In più nutritevi di chicche altrui, si trova un sacco di roba sconosciuta e gustosa. Poi lo linkerò anche nel templeit, ma datemi quei tre o quattro mesi necessari a superare pigrizia, stress lavorativo, morte apparente post-Barcellona e via con le più ignobili scuse dell'universo. Comunque: http://ataru.muxtape.com/. Il uebduepuntozero e il social netuorc and cagate's si riscattano ai miei occhi, dopo che per mesi, come sapete, mi sono interrogato invano sull'utilità anche minima di Twitter, mentre senza troppa convinzione mi trascinavo a iscrivermi su Facebook. Bene, già che ci sto mi occupo anche di cinema, che era una vita che non vedevo un film sul grande schermo. Ho appena visto IronMan e ne sono uscito lautamente soddisfatto. Monumentale, istrionico e fanfarone Robert Downey Jr., irriconoscibile, pelato, barbone e cattivissimo Jeff Bridges, eterea e seducente Gwyneth Paltrow. Io però continuo a chiedermi perché i film li fanno durare sempre di più. Ormai sono vecchio e mi cala la palpebra verso mezzanotte e mezzo: facciamoli finire a quell'ora, no? Dopo Cannes mi attende l'abbuffata con Toni Servillo, il miglior attore italiano sopra di parecchie spanne rispetto a chiunque altro (Il Divo e Gomorra non vorrei perderli). Poi volevo dire qualche altra cosa, ma per l'appunto mi cala la palpebra.
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domenica, 27 aprile 2008 |
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VI LASCIO QUI. VI DISPIACE?
(on the air: Hercules and Love Affair - Blind)
Si avvicina il primomaggio e dunque la partenza per Barcellona. Facciamo così, vi avverto prima: salvo bisogni grafomani irrefrenabili non scrivo più fino al ritorno e un po' oltre (torno il 5 sera).
Sinceramente non vedo l'ora di lasciarmi alle spalle il lavoro degli ultimi giorni, l'essere perennemente stanco, la sensazione che qualsiasi cosa faccia preferirei essere lontano anni luce da qui, la gente che convinta della propria scelta va a votare per Rutelli e il suo clientelismo, la macchina dal meccanico, Roma e i suoi lavori in corso da una vita, i suoi coglioni che ti vengono addosso col suv e col motorino, il blog da aggiornare, i problemi degli amici, i problemi degli affetti, i problemi miei. Insomma il trituramento di coglioni quotidiano, il nuntereggaeppiù.
Si avvicina la partenza per Barcellona. Sinceramente non vedo l'ora di essere sull'aereo a tenere la mano della Noe al decollo, che nessuno di noi ha paura di morirci, però è ancora un modo innocente per emozionarsi. Non vedo l'ora di sentirmi di nuovo straniero in un paese straniero, di non sentire parlare dialetti noti ad ogni angolo di strada (anche se poi da qualche parte li sentirò), di abitare in una camera che non rivedrò mai più, di andare in giro senza nessuno che mi rompe con l'elenco delle cose da fare oggi e domani, di sfogliare in santa pace la guida e decidere dove andare, di vedere un mare che non è il mio, di ridere in mezzo a gente che con me non c'entra una mazza, di lasciarmi affascinare da Gaudì e dal suo modernismo esagerato, di girare per le Ramblas qualsiasi cosa esse siano, di fumare dentro un locale, di pensare di aver scoperto un posto che non ci vanno i turisti anche se poi di certo non è vero, di fare foto a qualsiasi stranezza mi capiti a tiro, di discutere in due su che strada prendere sapendo che la mia scelta è quasi sempre quella sbagliata, di parlare delle altre città dove sono stato per concludere che c'è sempre un angolo che ti ricorda un altro angolo di mondo, di racchiudere tutto ciò che mi serve in un bagaglio a mano, di avere un altro posto da raccontare con trasporto per il resto della mia vita, di assaporare cibi e tramonti nuovi, di sfamare la mia vorace curiosità, di trovarmi altrove.
Quando si arriva in una città nuova non ci sono che strade a perdita d’occhio e file di palazzi prive di senso. Tutto è misterioso, vergine. […] Basta un attimo, e tutto questo ci appartiene, perché ci abbiamo vissuto. […] Urquinanona: questo nome dal suono vagamente Sioux si andava ad aggiungere alla lunga lista di parole in origine stravaganti che accumuliamo in qualche angolo del cervello. Urquinaona ormai troneggia accanto a untume, catapulta, upupa, decubito, cumulonembo, Ulan Bator, Uma Thurman. È diventato normale e familiare. Un giorno, quando sarò tornato a Parigi, anche la peggior sfiga si trasformerà in un’avventura straordinaria, in virtù del meccanismo idiota per cui i giorni più tetri di un viaggio e i momenti più sordidi sono quelli che tendiamo a raccontare con maggiore entusiasmo.
(Romain Duris, "L'Appartamento Spagnolo")
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martedì, 22 aprile 2008 |
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ESTERNO, NOTTE
(on the air: Meg - Distante)
Il lunedì è quello che è, la serata più vera per andare in giro. Non è il venerdì delle sgallettate che strillano, non è il sabato dei coglioni che guidano. Non è neanche il mercoledì del cinema ridotto, nè la domenica della cena fuori perché sennò si fa tardi. Non è neanche martedì o giovedì, perché fondamentalmente il lunedì è un mondo a parte. In qualche anfratto del blog di sicuro ho già parlato del miglior giorno della settimana per uscire. Stasera gli abbonati del lunedì, Ataru e mr.Wolf sono in tourneè presso un noto pub dell'isolato. Tempo bruttarello, parcheggio non vicinissimo, niente ombrello perché siamo i gggiovani più gggiovani. E decidiamo financo di inaugurare la stagione all'aperto, vista la scelta del tavolo fuori. Con noi altri compagni di sventura: una tranquilla coppietta di pischelli che sembra siano lì per fumare un intero pacchetto di sigarette e nient'altro, tre ragazzine caciarone, due ragazze mascoline, un gruppo di amici anonimi. Tempo dieci minuti e cominciano i lampi, poi i tuoni, poi il vento devastante, infine il diluvio che dirgli universale è sminuirlo. Il gruppo di amici anonimi cede e scappa dentro, mentre altra gente urla come se fosse al lunapark, perché magari la furia degli elementi fa un po' paura. A noi arrivano poche gocce, ma siamo comunque al coperto, ci godiamo il temporale sperando che finisca, altrimenti si passa la notte a bere Tennent's Super e vi dirò, non è che proprio ci faccia schifo. La coppietta non beve le birre piccole ordinate, sia lui con la maglietta precisa a righe, sia lei biondina, continuano a fumare senza mai interrompere. Cazzo quanto fumano, anche con gli schizzi di pioggia a un centimetro. Fumiamo anche noi e magari qualcuno penserà la stessa cosa, però la nostra birra nel boccale almeno scende di livello. Le tre ragazzine reggono bene, le due mascoline sono sbracate sulle panche e ridono. Poi arriva l'habituè per eccellenza, detto lo Scrittore. Sempre solo, sempre a comporre non si sa bene cosa, sempre una birra piccola, sempre una sigaretta in bocca. Ha i capelli ricci lunghi ed è zuppo, ma non si rassegna. Chi gliel'ha fatto fare a venire? Soprattutto a scendere dalla macchina quando l'intensità delle acque è pari all'Iguaxù. Cazzi suoi, lui qui ci campa, guai se non viene. Cedono le ragazzine, che vanno via in motorino quando diminuisce l'intensità della pioggia, ma una, la più carina delle tre, corre a piedi in salita sul viale col casco in testa. È scema. Forse. Noi stiamo per cedere mentre qualcuno strilla su un autobus alla fermata, le porte si aprono, si chiudono, non succede niente, l'autista accelera e si porta via chissà quale storia notturna. Smette di piovere. Lasciamo lo scrittore a meditare, la coppietta a consumare stecche di sigarette, le due mascoline a godersi il resto del maltempo. Noi si cambia posto. Altro pub storico, vicino l'Olimpico. Altro giro altra birra, certo. Intanto quattro ragazzi giocano al gioco delle mani una sopra all'altra con tanto di schiaffoni violenti. Capito quale? Vabbè io non ci gioco dalle elementari. Prendono tequila, limoncelli e cose varie. Brindano all'ano. Contenti loro. Bo, basta, ho tagliato corto. Bello il lunedì notte, anche adesso che a intermittenza ributta giù acqua piovana a garganella.
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venerdì, 18 aprile 2008 |
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QUISQUILIE
(on the air: Trabant - Waste Of Time)
Cosa succede in questi giorni?
Gli scienziati hanno scoperto la voce dell'uomo di Neanderthal ricostruendone la trachea. Questa simulazione vocale della lettera E è il risultato. Ecco, mi sembra candidata alla vittoria per la notizia più idiota dell'anno. Non ci credete? Aprite il link e ascoltate l'amico progenitore. Ieri ero in ufficio e non smettevo di ridere, andavo al cesso e ridevo da solo, adesso ancora rido. A quando la lettera O dell'uomo di Cro-Magnon? E il rutto del brontosauro pleistocenico? Visti i soldi che avranno stanziato per la ricerca, credo che presto mi farò finanziare con un miglione di dollari anzi, meglio di euri, per ricostruire il grido di dolore del paramecio.
Sono assolutamente affabulato dalla blaxploitation anni settanta. In particolare dalle colonne sonore dei film. È vero, c'è arrivato molto prima Quentin Tarantino. Ma lasciatemi ascoltare Bobby Womack e Curtis Mayfield in santa pace.
Permettetemi infine di biasimare con tutto me stesso, la canzoncina lagnosa e perforante della pubblicità della Tim. Cheppoi ho saputo che l'originale era dei Beatles. Mi rendo conto di andare controcorrente, ma una volta di più capisco perché i Beatles non sono mai entrati nelle mie infinite playlist. Vorrei sapere ove si annidano i bambocci che hanno procreato quel coretto infernale per staccargli una ad una le corde vocali. È un incubo. Accendo la tv e devo abbassare il volume, accendo la radio e mentre guido m'incazzo e giro la rotellina del volume. Eppure poi mi entra in testa e non riesco più a liberarmene. La sensazione è sgradevole. Sono tentato di cambiare gestore telefonico, se entro una settimana non rimettono nello spot un qualsiasi brano cialtrone di Bob Sinclair o un urletto sincopato di Christinona Aguilera.
Questo succede. Adesso tuona, vado a godermi il temporale tra un Bobby Womack e una sigaretta, mentre controllo come procede l'allungamento delle basette.
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martedì, 15 aprile 2008 |
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IL PAESE
(on the air: Arctic Monkeys - If You Were There, Beware)
Premetto che comunque mentre scrivo mi viene anche da ridere, tanto per non spaventare il lettore di fronte a uno sfogo terrificante e senza appello. Non lo è, è solo un impasto di pensieri che avevo già in testa da un po'. Sì, non mi gira benissimo, ma non imbraccio il fucile. E intanto i manifesti strappati agonizzano in mezzo alla strada.
Liquido il risultato elettorale in poche parole: voi che festeggiate, voi che piangete, ma che cazzo avete da festeggiare? che cazzo avete da piangere? Giuro che non capirò mai l'essere, inteso come subumano, italiano. Abbiamo politici, sindacalisti, capi, incapaci, mafiosi, raccomandati. Inutile dire se ce ne siano più di qua o di là. C'erano, ci sono, ci saranno. Punto. C'erano col governo di destra prima, poi con quello di sinistra, poi con quello di destra, poi con quello di sinistra, e via dicendo. Sono tutti rimasti al loro posto. Provate a tirare fuori la parola qualunquista, dai, fa tendenza e non va mai troppo fuori tema. Il male del paese (massì usiamo questo terminucolo abusato dai giornaletti che ogni giorno sfogliate con avidità), non sono loro, siete voi, sono anche io, tutti assuefatti a un sistema corrotto radicato dai tempi degli antichi romani. Però. Ditemi, voi che festeggiate, voi che piangete. Voi che sperate/speravate che veramente cambi/cambiasse il cazzo di qualcosa, senza nemmeno rendervi conto di quanto ogni giorno ve la prendiate dove non batte il sole. Ditemi perché. E qui aggiungerei anche: se la mucca fa mù il merlo non fa mè. Personalmente non ho ancora avuto le palle di andarmene via dal paese, forse perchè in fondo ancora ci campo relativamente benino e perché senza dubbio la cucina è migliore che all'estero, ma ci penso sempre di più. Ci vogliono le palle. E non mi viene da vomitare perché ha vinto il Nano, non mi sarebbe venuto da vomitare nemmeno se avesse vinto Uolter. Mi viene da vomitare per quelli che festeggiano, per quelli che piangono. Per quelli che ci credono ancora. Ho finito di schifarmi coi politici, coi capi, adesso tocca a voi di cui sopra, mi dispiace.
E ora veniamo a queste giornate fantastiche. Ieri sono andato a vedere Ascanio Celestini e forse ero l'unico in sala a non aver votato a sinistra, però m'è piaciuto. Oggi piove e c'è il sole. L'altro giorno, per continuare l'epopea dei fritti, ho pagato una porzione di olive ascolane al prezzo di due. Poi? Ah sì, mi rode il culo per svariate ragioni. Ma sono assolutamente cazzi miei, non del paese.
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venerdì, 11 aprile 2008 |
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L'EPOPEA DEI FRITTI
(on the air: Lara Martelli - Stupid Desires)
Mi scuso per la prolungata assenza ma questa settimana l'ho trascorsa in apnea e oltretutto al momento manca ancora un giorno di lavoro. Una settimana pesante come il piombo. Però spiegatemi perché domenica scorsa al ristorante ho ordinato un supplì e due crocchette di patate e mi sono stati recapitati due supplì e otto crocchette? Il cameriere era forse Gesù? Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, arriva quella dei fritti, aggiornate il vangelo. Il Messia veste camicia bianca e pantaloni neri e lasciando il frittume in tavola, mi dice che non importa. Io penso "non li pago". E invece il menù riportava supplì un euro cadauno, crocchette 0,50 cadauna. Prezzo dei fritti sul conto: dieci euri dieci. Non solo li ho pagati tutti, ma li ho pagati di più. E s'è fregato anche il resto di cinquanta centesimi che per sfregio non avrei mai lasciato come mancia. Altro che Cristo, te sei Barabba. Buonasera e arrivederci. Per un po' lì non ci torno. Stessa zona, tre giorni più tardi, qualche metro più in là, pizzeria al taglio che fa anche le pizze tonde. Stavolta, trepidante per l'inizio della partita, accelero le ordinazioni. C'è una signorina dietro il bancone, mica Gesù. Pregusto l'assaggio dei fritti e ordino, tra le altre cose, un supplì e due crocchette di patate. Daniele De Rossi va dal dischetto, undici metri di dolore, io sovrappensiero, avendo già consumato il supplì, vado ad addentare una crocchetta. E invece no, è un supplì, cazzo. Così, se io ordino una palla di riso, automaticamente ne pago due, ne mangio due, ne digerisco due e via dicendo. Le crocchette erano giuste, però questi fritti che li mordi, li bagni quindi con la saliva e si moltiplicano manco fossero Gremlins hanno caratterizzato la settimana. Sto in apnea, stanco, affogo nell'olio di semi di girasole. E il riso, più che una lieta reazione, diventa una pietanza vagamente indigesta.
Non vi resta che consigliarmi il modo migliore per annullare le schede elettorali. La situazione è che mi tocca andare a votare per il sindaco, altrimenti sarei rimasto a casa come spesso ho fatto in passato. Stavolta già che ci sto, per le politiche annullo. Ditemi voi cosa scrivere o disegnare sulla scheda, accetto suggerimenti.
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venerdì, 04 aprile 2008 |
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UN GIOVEDI' AGRODOLCE
(on the air: Kings Of Convenience - I Don't Know What I Can Save You From)
In comune tra ieri mattina e ieri sera c'è l'aria frizzante che filtra dal finestrino. L'aria di questa primavera un po' ballerina che tutto sommato stavolta si fa almeno un po' apprezzare da me. Il cielo terso di una giornata di montagna, il vento del nord che ti fa pensare una volta di più che sarebbe ora prima o poi di rimontare sugli sci. Ormai l'anno prossimo. Come dico ogni anno. Il sole caldo che ti fa venire voglia di stare fuori e l'aria secca che non ti fa sprecare una sola stilla di sudore. Così il cielo di ieri mattina. Il cielo del tardo pomeriggio fatto di sarcasmo, dubbi, sorrisi, speranze, ha qualche nuvolone grigio neanche troppo all'orizzonte. Ci sono vuoti da riempire al più presto anche solo con una telefonata, c'è chi mi urla dietro che sono un qualunquista, che proferito da un povero ragazzotto che distribuisce volantini per il centrosinistra (ma poteva essere anche il centrodestra), per me è solo un grosso complimento. Sputo via da qualunquista il pomeriggio, affogandolo in due spritz, uno arancione e uno rosso. Il cielo della notte invece, è lì a guardare le luci di Roma con le nuvole rade e un elicottero che chissà perché fende l'aria già inquieta di mezzanotte. La vita, il lavoro, tutto come il solito telefilm dove gli attori a un certo punto mollano perché stufi, per un'altra opportunità o semplicemente per scelta personale. Ed è proprio la notte che dirige con maestrìa una cena insolitamente poco fracassona e molte risate a crepapelle, condite da un pizzico di malinconia di fondo. Ti accorgi, quando arriva il momento di un arrivederci a presto o tardi, di quanto alcune persone, in un anno passato gomito a gomito, ti lascino dentro. Ogni volta che qualcuno è partito, che fossero amici o colleghi, mi sono sentito un punto fermo, quasi immobile, senza mai spiegarmi se fosse un bene o un male. Continuerò a non capirlo finchè un giorno magari sarò io a fare quel passo in più. O forse il mio ruolo è quello, l'ho scelto io, l'ha scelto qualche entità per me e allora mi godrò la solita instabile stabilità senza lamentarmi e senza tradurre il tutto in un'inappropriata quanto superficiale definizione di mediocrità. E mi ci farò sopra un'altra fragrante e croccante risata.
È così questa primavera. Agrodolce, di un piacere snervante, di un'energica stanchezza. Ecco, direi che la stagione del risveglio della natura quest'anno è decisamente un ossimoro. E per una volta almeno, mi è quasi simpatica.
Accendo la radio e fa...io non voglio crescere, andate a farvi fottere.
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domenica, 16 marzo 2008 |
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UN UOMO E IL SUO SONNO
(on the air: The Rakes - The World Was A Mess But His Hair Was Perfect)
In questo periodo ho sonno. Sono un maledetto stereotipo primaverile. A me essere uno stereotipo non piace, figuriamoci poi primaverile, che io la stagione degli amori la denuncerei, le farei causa e secondo me avrei pure qualche speranza di vederla condannata. Eppoi dormo quando non dovrei dormire e magari non dormo quando dovrei. Stanotte ho tentato di vedere il gran premio d'Australia di Formula Uno, alle 5,30 una volta ci arrivavo senza problemi, e invece niente. Ho ceduto prima, durante Lola corre, che lo volevo pure vedere, fanculo. Mi sono svegliato un paio di volte, il tempo di capire che vinceva Hamilton. Io non sono nemmeno un appassionato di motori, nè soprattutto di Ferrari, buonanotte. Però stamattina faceva caldo e sognavo alcuni amici che tardavano a un appuntamento. E alla fine m'è toccato svegliarmi verso mezzogiorno, troppo presto accidentammè. L'altra notte ho sognato Raimondo Vianello che fuggiva sui tetti come Lupin e io dovevo seguirlo in quanto suo complice. Invece poi un'altra volta, visto che avevo la finestra aperta per il caldo ed erano le tre o le quattro di mattina, ho cominciato a sentire gli uccellini là fuori. Che invero, rompevano i coglioni. Essi conversavano piacevolmente e io tentavo di capire di cosa stessero ciarlando.
Primo uccellino: cirp cirp cip cip cirp (possibile traduzione: questo albero è comodo, vero? altro che quei due cosi spennati vicino l'Ikea)
Secondo uccellino: cip ciurp ciorp cip (possibile traduzione: eh ma infatti restiamo qui e intraprendiamo un business con le cornacchie, che ne so, estorciamo cibo ai piccioni)
Primo uccellino: ciiiip! (possibile traduzione: si può fare!)
Secondo uccellino: cicicicip (possibile traduzione: imitavi Gene Wilder in Frankenstein Jr o Walter Veltroni durante un comizio del Piddì?)
È stato a quel punto che, perdendomi la risposta, ho lasciato il testimone al sonno.
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martedì, 11 marzo 2008 |
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TUTTO IL RESTO È SOIA
(on the air: The Hoosiers - Worried About Ray)
La routine mi risucchia di nuovo. Mi alzo la mattina tentando di scavalcare quello che devo fare in ufficio e pensare a cosa farò la sera, quando lo zombie automatizzato lascerà il passo a un personaggio-ombra che sfrutta quelle tre o quattro ore di svago. Che esse consistano in una festa delle medie, tutti in circolo a mangiare patatine, o nel mio sesto concerto dei Subsonica con un'acustica da urlo. Che si sente male pure quello, mortacci del Palalottomatica. Che sia una cena tra amici o un sereno scambio di visioni della vita tra cugini. O semplicemente sia la tranquillità di una passeggiata di quartiere e di qualche graditissima coccola. La tosse, quella tosse che ti fa raccogliere i polmoni nel lavandino, ha calato il suo fottuto sipario, meglio così. Ho il sospetto però, che la stanchezza contro cui ogni mattina mi ritrovo a soccombere, sia noia. E mi fa specie che mi sia arrivata la quasi certezza del rinnovo del contratto fino a metà 2009 e che non abbia accennato nemmeno un un solco lungo il viso come una specie di sorriso. Il che, lo dico per chi ha voglia di far polemica e scassare le palle con discorsi banali da c'èchistapeggio, non significa sputare sul mio lavoro. Ma è legittimo essere annoiati, è legittimo avere qualche aspirazione in più. È sacrosanto pensare di valere un po' di più e non accontentarsi mai. E forse paradossalmente più invecchio e più non mi accontento. Dicono che dovrebbe essere il contrario, che poi le velleità, le ambizioni, col tempo si affievoliscono.Vattelappesca. No, non mi interessa mica sentirmi dire di cercare un altro lavoro; nel caso, lo so da solo. Solo che magari uno usa il blog per dire cazzate, ma qualche volta il sottoscritto l'ha usato anche come sfogo. No, non sono mica un dead man walking, in fondo lamentarsi pour parler fa parte della sciocca o troppo intelligente indole umana, almeno di chi è sveglio e non ha messo il cervello in naftalina. Avere una coscienza ben riposta da qualche parte porta anche alla sarcastica lamentela. E non solo, ti fai anche domande senza risposte del tipo: perché si sprecano milioni per la campagna elettorale più ridicola della storia? Perché adesso tutti i colleghi imbrattacarta usano la parola pizzini e prima ancora furbetti del quartierino? e mi incazzo per queste idiozie da minorati. Perché una zanzara (che ho ucciso) mi ha già punto? Perché il tambrullostoppio veggigargavollo non esiste? eh cazzo? Perchè?
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giovedì, 28 febbraio 2008 |
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IO PENFO POFITIVO FINCHÈ FON VIVO
(on the air: Datarock - Ugly Primadonna)
Quando passi buona parte della tua settimana malato e relegato dentro casa, devi guardare il lato positivo della questione. Insomma non è che uno può pensare solo al fatto che è ridotto una chiavica con la tosse e le ossa a pezzi, al bisogno di buttarsi sul letto in qualsiasi momento, al sentir freddo e un attimo dopo il grondare sudore appiccicaticcio. Non si può pensare soltanto a imbottirsi di medicinali e al fatto che respirare l'aria esterna sia sintetizzato in circa cinque minuti per fumare l'unica sigaretta di questi ultimi giorni. Oltretutto la grigia aria esterna è quella che prelude alla primavera, dunque al nuovo pericolo malattie. Sapete ormai bene quanto possa starmi sul culo la primavera. Ma non esuliamo dall'argomento. Devo trovare delle cose positive nello stare rinchiuso a casa. No, non parlo di seguire Sanremo, anche se ahimè, l'ho fatto (sempre rigorosamente con la Gialappa's). Non parlo neanche del fatto che ho acceso la tivì e c'è Raffaello Tonon che vuole appiopparmi la poltrona elettronica a trecentonovanta euri. Però dai, ci sono dei lati positivi. Ad esempio seguo tutti i telegiornali e sono informatissimo sulla gara elettorale, che dopo aver sentito i candidati premierz, mi è sembrato che una gara di rutti fosse molto più costruttiva, sincera e soprattutto intellettuale. So tutto purtroppo dei fratellini nel pozzo. So tutto anche della Bertè e del suo plagio, anche se mi chiedo cosa aspettino a internarla, magari in un pozzo. So tutto di Rutelli che vuole rifare il sindaco della mia città (romani, vi prego in ginocchio, non eleggete di nuovo la Palombelli). Poi. Non sapete quanto ho risparmiato in questi giorni. Con la benzina alle stelle avrei dovuto metterne una quarantina di euro (rigorosamente in due botte) e invece niente. Non ho pagato il parcheggio per andare al lavoro e neppure i pranzi di lavoro (buahahha) in rosticceria ellenica, ho risparmiato purtroppo persino sulla birretta, sul superalcolico e la cenetta fuori. Secondo me sto sopra di parecchio, dopo guardo l'estratto conto. Sono andato avanti a giocare a Football Manager, ma non ho letto e me ne cruccio, i libri che mi aspettano da tanto sulla scrivania. Insomma comunque non sempre tutti i mali vengono per nuocere. Ecco, magari domani mi incazzerei col destino cinico e baro se non riuscissi ad andare al concerto dei Cure, e visto che anche la Noe è parecchio acciaccata, il rischio ora come ora c'è. Ci andremo a costo della vita istessa.
The other side of flu, qui.
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mercoledì, 20 febbraio 2008 |
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L'ANSIA DELLE BUONE PRASSI
(on the air: Amor Fou - Se un Ragazzino Appicca il Fuoco)
Bene, ho da poco espletato le buone prassi. Sono andato a far lavare la macchina dal benzinaio di fiducia e nel mentre sono andato a tagliarmi i capelli dal barbiere di fiducia, che era un tantinello avvelenato coi politici. Per un attimo ho temuto che da sosia di Tom Jones diventasse Johnny Depp in Sweeney Todd, tanto era incazzato. Va là, sembro un utentucolo da Twitter, poffarbacco. È che è un periodaccio. Sembra che non mi basti mai il tempo, il tempo che riservo a me stesso. È sempre poco, e allora il blog soffre di ansia da prestazione. Magari è il primo blog a soffrirne, magari finirà nella bottega del barbiere, in copertina su un rotocalco del cazzo accanto alla mignotta cretina di turno.
Il blog di Ataru ha l'ansia da prestazione, tutto sull'ultimo scottante caso che tiene l'Italia col fiato sospeso.
Le dichiarazioni dei vips.
Silvio Berlusconi: tanto non conta, con i suoi link non fa neanche il cinquepercento di Splinder delle libertà. Propongo Giuliano Ferrara per il Post Inutile del Sabato, ma solo se rinuncia al bambino che porta in grembo.
Uòlter Veltroni: io corro da solo. Ma ho un'idea. Il blog di Ataru si chiama Machissenefrega? Propongo un rinnovamento radicale per il suo problema: chiamiamolo Maanchechissenefrega.
Olindo Romano e Rosa Bazzi: lo ammazzeremo, quel bastardo! Guarda là, siamo su Studio Aperto! Italia.....Uno!
Roberto Mancini: adesso diranno che non meritiamo lo scudetto, no?
Alessia Fabiani: datemi quel blog! altro che ansia da prestazione...ci penso io!
Mal dei Primitives: yeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeah!
Blogstar per deficienti: uhm...mi ci esce un bel post di gossip da mezza riga, con tanto di commentino ironico. Con sotto i tag giusti mi ci scappa anche qualche posizione in più nella itpareid dei bloghi. E magari la twittata è fatta.
Alieni del pianeta Trustic: xmpll
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mercoledì, 23 gennaio 2008 |
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CHIUSO PER GENGIVE
(on the air: The Postal Service - Such Great Heights)
Oggi mi sento come uno cui ieri hanno estratto la radice di un dente che già da tempo si era sbriciolato e in più dopo l'estrazione gli era rimasto un pezzettino di tampone nella ferita. Non è facile devo ammettere, immedesimarsi, ma io ci riesco bene. In quanto mi è accaduto proprio questo. Infatti oggi sono anche casalingo e più che mai fancazzista. Ecco, ma era solo per aggiornarvi delle mie ultime disavventure. Stasera mi riprenderò con un'imperdibile conferenza di Tim Burton. Per chi apprezza il regista, trovarselo davanti a chiacchierare amabilmente dei suoi film, non è affatto male. Sinceramente spero parli anche di Ed Wood. E magari del suo Batman che è e resta un'opera d'arte. E a proposito di Batman e del prossimo The Dark Knight, il nuovo Joker s'è ammazzato. Quando sarò più comunicativo e le gengive decideranno di lasciarmi vivere liberamente la mia vita, vi avvertirò.
in copertina: omaggio a Heath Ledger (1979-2008)
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martedì, 08 gennaio 2008 |
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ANNO NUOVO
(on the air: Led Zeppelin - The Rain Song)
Sì va bene lo so, le foto di Vienna arriveranno. Facciamo così, vi avverto direttamente su questo post, dunque occhio all'aggiornamento. Cheppoi la maggior parte sono pure sfocate, non vi pensate chissacchè. Cheppoi lo so che non state lì ad attendere trepidanti. In questi giorni di fine feste e seguenti non è successo niente. Ma niente eh. A parte che in mezz'ora hanno fottuto un pacco in una cassetta della posta e mi sono schifato ancora una volta del popolo italiano e non vi dico cosa gli ho vomitato contro tanto lo capite da voi, a parte che ho constatato l'efficienza delle poste austriache nel rispondere a un'email inutile a proposito di una cartolina poco affrancata, a parte un litro di birra scivolato giù come ai bei tempi, a parte che ho perso la mostra di Kubrick e Rothko perchè i romani hanno preferito la cultura ai saldi (ciò mi perplime e mi fa ridere, io stesso non sapevo chi fosse Rothko fino all'inaugurazione) e alla Befana di piazza Navona e pare che l'ultimo giorno alle mostre sia meglio non andarci, a parte le frappe in ufficio e lo zucchero a velo a farla da padrone, a parte i tornei di Buzz-cinema, a parte pensare al prossimo viaggio, chè qui son già stufo di starci. E per tanti locali che hanno chiuso, uno ha riaperto: meglio così. Riprenderò a giocare a biliardo, per giunta con un'aria più salubre. Quando va via un anno, ma anche quando meglio aggrada, si ripensa pure a un sacco di cose vecchie. Allora mi sono reso conto una volta di più, che le cose vecchie sono veramente innumerevoli. Mi sono accorto che mi manca lavorare in radio. Stronzate, passeranno. Oppure no, ma tanto che cambia? Allora torniamo a quello che ho detto prima: non è successo niente. Le foto, sì, va bene, le metto.
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giovedì, 27 dicembre 2007 |
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CINE-TIVU'-PANETTONI
(on the air: Elio e le Storie Tese - Christmas With The Yours)
E anche questo Natale...se lo semo levato dalle palle.
La citazione è un must di ogni anno, da ormai la bellezza di 24 anni. Tanti ne sono passati dal primo antico Vacanze di Natale. Non so voi, ma io in dono ho ricevuto il dvd di Hot Fuzz (che non vedo l'ora di vedere), cento euri e (rullo di tamburi) un cavo USB. Il resto dei regali, ovvero un altro centinaio di euri e un pacco misterioso, sono in giro. L'uno nel caveau di qualche banca, l'altro disperso nell'etere o in un tir fermo all'autogrill del Brennero. Intanto sono alle prese coi postumi del pranzone natalizio nel ristorante in pieno centro di Roma - che clamorosa magnata di pesce - e lasciatemi dire: che bello riappropriarsi di via del Corso senza isola pedonale, con la maggior parte della gente fuori dai coglioni e solo qualche macchina che bazzica in giro. Bello uscire dal ristorante con l'aria frizzantina e non trovarsi in un parcheggio con la ghiaia, tipico del posticino fuori porta. Io sono cittadino dentro. Oltretutto dopo cinque minuti che passeggi, scorgi due tipi loschi appoggiati alla serranda chiusa di un negozio e uno dei due è Lapo Elkann col suo crine leonino, ma senza i suoi gustosi occhiali griffati e manco la felpa della Fiat. Son soddisfazioni immense. Ma per caso i parenti non lo avevano invitato a pranzo a casuccia? Sono reduce anche da una cena cinese con Dio, che presto sarà di nuovo a Roma in via definitiva e son contento. Cheppoi io mi chiedo perché 'sti dannati musi gialli debbano portare l'intera cena sul tavolo a velocità WARP. Che oltre a farti strozzare, fanno venire strane idee al tuo commensale, tipo quella di proporti la visione di Paranoid Park di Gus Van Sant. Ora mettiamo in chiaro una cosa. Il 25 sera, a proposito di grandi registi, ho pagato dazio a Neri Parenti e al suo Natale in crociera, e vi dirò, pur essendo un maxispot della Costa crociere mi è piaciucchiato. Niente donne nude se non la Yespica un po' discinta, e niente particolari grevaggini, ma udite udite, fa ridere. Tornando all'appena visto Paranoid Park, bè, Van Sant sarà un genio del cinema, ma se questo è il genio, per me resta incompreso e non è la prima volta. Il film, seppur tecnicamente e stilisticamente girato benissimo, si sforza di essere scioccante ma è troppo asettico e statico per essere qualcosa di senso compiuto. Se fossi un critico ne osannerei l'ottima e manierata regìa, ma io non sono un critico. E allora: comunque bravo il ragazzetto protagonista, volutamente inespressivo davanti a qualsiasi cosa gli capiti. Però poi. Vabbè l'omicidio sullo sfondo, vabbè il disagio giovanile a far da protagonista, ma azione zero, suspence poca, ragionamenti scarni, noia un pochettino troppa. Oggi o domani mi rifarò con il piatto forte della mia scorpacciata cinematografica: La promessa dell'assassino (titolo del cacchio..chiamarlo Eastern Promises no?) del maestro David Cronenberg non mi deluderà, ne sono matematicamente certo. Dopodichè, pausa fino all'atteso ritorno del mitico Oronzo Canà. Anche se già so che il paragone con il primo sarà impietoso. E intanto ho ingurgitato con piacere una valanga di film dal 24 in poi. In tv mi sono cibato di: Un povero ricco con Pozzetto e la Muti, che è sempre validissimo da rivedere, È arrivato mio fratello con Pozzetto, un po' meno valido, ma è la prima volta che lo seguo con più attenzione, Mars Attacks! ovvero il peggior film di Tim Burton, anche questo però, seguìto per la prima volta con attenzione superiore al solito. Poi finalmente ho visto per intero Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, quello vero. E Gene Wilder in mezzo agli umpalumpa, è più bravo e inquietante di Johnny Depp, diciamolo. Infine mi sono sparato (rinunciando più o meno volentieri a The Blues Brothers) Metropolis di Tezuka Osamu, capolavoro fantascientifico animato, liberamente ispirato al geniale omonimo lungometraggio di Fritz Lang di ottant'anni fa. A seguire, verso le tre di notte di ieri, hanno dato anche La Pantera Rosa: il mistero Clouseau. Ovvero la dimostrazione lampante di quanto sia inarrivabile Peter Sellers e di quanto un film orfano di lui sia completamente inutile (ci provò invano naufragando miseramente anche Benig | |