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MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



Lo spin off: ATARU GREATEST HITS

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INSANE ELUCUBRAZIONI
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lunedì, 10 luglio 2006 |
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E TU CI CREDEVI? CAMPIONI!
(on the air: Queen - We are the Champions)
Bon, io ci ho provato a mettere il video del casino in piazza, ma evidentemente non so usare YouTube o è Splinder che fa lo scemotto.
La fredda cronaca dell'ANSA sul mio cellulare: Mondiali, l'Italia ha vinto la Coppa del Mondo. Battuta la Francia ai rigori: 6-4 (1-1).
E' finita. Un mese in cui siamo passati dallo scazzo iniziale per lo scandalo di calciopoli fino all'estasi pura di diventare tetracampioni nel momento più difficile. Tifare questa Italia non ci piaceva, poi ci è piaciuto. Non era più un dovere, ma un piacere. Nel mondiale dei palloni gonfiati siamo stati stranamente più umili di altri. Forse qualcuno doveva farsi perdonare qualcosa, non lo so. Fatto sta che questo mondiale ce lo siamo meritato, altro che storie. Noi giocavamo male? E gli altri dov'erano? A vederla in tv, francesi a parte. Abbiamo sopportato tutti gli insulti di e da questo mondo, noi italiani bravaggente, alcuni magari ci potevano pure stare, ma alla fine la coppa, quella coppa tutta d'oro, l'ha alzata Fabio Cannavaro. Adesso non scordiamoci che c'è un processo in corso e che la gente non vuole l'amnistia. Che non siamo stupidi, scendiamo in piazza con le bandiere, urliamo, suoniamo i clacson, facciamo festa, ma alla fine vogliamo giustizia e non ci facciamo distrarre. Abbiamo, e mi riferisco alla fascia d'età 18/30 circa, il nostro mondiale generazionale: ci voleva. Perchè parlare di quell'ottantadue stava diventando stucchevole quanto l'ennesima riproposizione dei Watussi in discoteca zona tarda serata. Per il sottoscritto è una bella sensazione, anche se nè a sette anni, nè a trentuno, sono riuscito a sfogarmi pienamente. Prima troppo incosciente, poi un po' disilluso. L'incoscienza disillusa, quella delle emozioni forti, l'ho lasciata tra i venti e venticinque. Ma tanto godo lo stesso. Godo anche nei confronti di voi cugini d'oltralpe. Perchè il vostro allenatore Domenech è odioso, più odioso di Marcello Lippi. Perchè Zidane ha chiuso in maniera vergognosa una carriera impareggiabile. E se certe cose le fa qualcuno di casa nostra siete/siamo pronti a dirgliene di tutti i colori, poi se le fa lui è genio e sregolatezza. Zizou è un campione, ma le capocciate le ha sempre rifilate. Ne ricordo una certa contro l'Amburgo, ma forse qualche altra intemperanza simile ci fu contro l'Arabia Saudita e la Roma, storie di qualche anno fa. Ma non perdiamoci nei meandri degli sconfitti. Qui si festeggia, la gente canta, suona le pentole come ai bei tempi, passano vessilli già preparati alla faccia della scaramanzia con coppa e data del trionfo, una bara col tricolore francese, gente che fa il bagno nelle fontane, spogliarelli, chi percorre una piazza dentro un carrello della spesa, chi dentro il portabagagli di una macchina, trucco e parrucco biancorossoeverde con una concessione d'obbligo soltanto all'azzurro. Qualcuno magari degenera, ma basta restarne fuori. L'avevo detto all'inizio, volevo vincere per rivedere scene che mancavano da troppo tempo, sono stato ripagato. Il coro più gettonato dopo l'Inno di Mameli e il popopo dei White Stripes? La mamma di Zidane è una puttana. Càpita se fai vigliaccate. Ma resti pur sempre un dio del pallone, questo non te lo toglieremo. Volevo fare un bel pagellone mondiale con il voto più alto alla mia camicia portafortuna e alla mia bandiera cimelio di ventiquattro anni fa -finalmente bicampione- ma vi grazierò visto che è tardi e ho sonno. Però fatemi dire bravi a tutti gli azzurri Zaccardo compreso, dai. La menzione d'onore va a quattro uomini: il capitano-muro Fabio Cannavaro, l'eroe del destino Fabio Grosso (non poteva che essere lui l'ultimo rigorista), Marco Materazzi perchè stava sempre in mezzo come il prezzemolo e un gol in finale vale un posto nella storia e Gigi Buffon che ha fatto parate che pesavano più di un gol. Se pensate che tre di questi quattro non mi sono molto simpatici e un altro non lo volevo in campo perchè lo reputavo scarsino, i miei complimenti valgono tanto e sono sacrosanti. E bravo pure a Lippi che nonostante i numerosi tentativi di suicidio tattico è venuto a capo della matassa e ha sfatato persino il tabù del dischetto mortale. Fatemi dire che il Brasile era un'accozzaglia di talenti presuntuosi, che la Francia meritava la finale perchè è uscita alla distanza, che l'Argentina era la miglior squadra di questo mondiale, che l'Olanda è andata a casa per colpa di Van Basten che non ha messo Van Nistelrooy contro il Portogallo, che il Messico mi è piaciuto, che la Spagna e l'Inghilterra sono le solite noiose incompiute su cui non puntare manco un centesimo bucato, che se il Portogallo avesse un attaccante vero sarebbe mostruoso e che la Germania rosica e va bene così. Ho detto tutto? Forse no, ma mi fermo.
Finisce così l'esperienza dell'Ataru mundial. Ho sempre faticato a tenere a freno la passione per il mio vero lavoro, stavolta ho voluto sfogare la passione. Ma giuro solennemente che qui sopra tornerò a parlare di calcio come sempre, ovvero quasi zero. Ringrazio chi ha supportato questa rubrica e chi invece l'ha sopportata. Avevo deciso di far ridere e invece per ridere c'è il post sotto. Il fatto è che siamo Campioni del Mondo.
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domenica, 09 luglio 2006 |
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L'ATTESA





partendo dall'alto:
in India un uomo scolpisce nella sabbia le facce di Zidane e Cannavaro. Se lo dice lui...
gnocche azzurre con trombette, per alzare l'odiens.
Thuram in bicicletta, speriamo che gli buchino le ruote.
Gattuso che ride. Speriamo che dopo si metta a ringhiare.
Ataru con faccia ebete coperto da una bandiera, si vede volutamente poco.
E sappiate che ho riesumato anche il bandierone dell'ottantadue (che non è quello in foto).
Buona finale a tutti.
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mercoledì, 28 giugno 2006 |
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FESTE, PAURA, CALDO, TROMBETTE, ROMPICOGLIONI E TUTTO IL MONDO
(on the air: Snow Patrol - You're All I Have)
Roma, ventisei giugno. Quattro persone ormai appiccicate dall'umidità a sedie e divani seguono non troppo trepidanti, ma tese, quello sì, il finale di Italia-Australia. Grosso va giù in area, rigore. Cercato, sì siamo un po' mafiosi, dischetto, ultimo secondo di recupero, ci va Totti: tiro, gol. Inquadratura per Hiddink e tanti saluti a lui, all'Australia e pure alla Corea del 2002. Quando siamo così brutti e così fortunati c'è qualcosa di strano nell'aria, ma non dico altro, non sono amante delle rievocazioni scaramantiche, come i quattro quarti del giornalismo italiano. Ci piace vincere così, ci piace il thriller, io ad un certo punto speravo che segnasse l'Australia per recuperare e vincere alla disperata, più bello no? Già che non diamo spettacolo, almeno cerchiamo di non annoiare. Archiviata la fredda (si fa per dire, sentito il clima) cronaca, introduco il vero post, che almeno (spero) piacerà anche a chi è stufo del calcio e a chi ignora che la palla sia rotonda e che Del Piero sia stranamente un calciatore oltre che un testimonial di furgoni e acque minerali, anche se io sono spesso perplesso sul fatto del calciatore, ma vabbè.
Durante il girone di qualificazione la gente è come impazzita, ogni vittoria (due su tre partite bruttine) un carosello di auto, bandiere, urla. Ora va bene che ti devi sfogare, però insomma, dobbiamo ancora passare il turno, c'è bisogno che incominci a inquinare l'aria con la trombetta al freon? E mentre il buco nell'ozono ringrazia, si continua a festeggiare non si sa bene cosa. Io sono convinto che sia bello festeggiare, ma dagli ottavi di finale, anzi dai quarti in poi, prima è semplicemente un dovere passare il turno, cacchio.
Sempre il ventisei giugno, ore 19 circa, Ponte Milvio, Roma. Mentre consumiamo un buon aperitivo, sfila una parata che manco il Carnevale di Rio. Gente a torso nudo che urla sul retro dei pickup, donne avvolte in bandiere modello tendone da circo, cani col tricolore al posto del guinzaglio, motorini agghindati e maglie azzurre di qualsiasi tipo, anche la maglietta che avevate riposto in fondo al cassetto perchè quel colore non vi era mai piaciuto o perchè sapeva di berlusconiano, ma prontamente rispolverata per l'occasione. Una follia collettiva fatta di clacson, urla, cori: gettonatissimo il popopo di Totti, che ci si chiedeva se i due finti fratellini White (Stripes) sanno che la loro Seven Nation Army è diventata il tormentone dei tifosi della Roma e non solo. E questi vanno avanti fino a sera, poi per fortuna è ora di cena, mamma ha scolato la pasta e ha telefonato incazzosa e incazzata sul videofonino, casomai le trombette si usano più tardi, o perchè no, venerdì se passiamo contro l'Ucraina. Il tutto si placa intorno alle 21, anche se qualche ritardatario continua a suonare. Se la partita fosse finita verso le undici di sera, loro avrebbero smesso verso le tre di notte. Ad esempio nella caotica Piazza Bologna, dopo i festeggiamenti, gli studenti (perlopiù meridionali, mi scusino i lettori del sud) attaccano con i bonghi in piazza fino alle cinque di mattina, e sì, non è questione di essere vecchi o intolleranti, l'idea che titilla il neurone di chi vorrebbe dormire e magari ha la sveglia che suona presto, è quella di prenderli ad uno ad uno a calci nel culo e sfondargli il bongo nel cranio già leso per altri evidenti motivi. Tra l'altro tutto questo non c'entra con i mondiali, lo fanno ogni anno d'estate finchè non rimpatriano verso il mare. Aggiungo inoltre che dopo un po' il soave suono del bongo fracassa soavemente le palle, anche se hai fumato quattro canne intere. Io ho la fortuna di vivere in un posto tranquillo, ma se capitasse non esiterei a chiamare la polizia creandomi molteplici identità fittizie per far lamentare più persone, nel caso una telefonata non bastasse a smuovere il culo pesante della legge.
Ventisette giugno, ore 21,15 circa, Roma, via di Tor Millina, nei pressi della celeberrima piazza Navona. Due persone piuttosto affaticate dal caldo e appiccicate dall'umidità, cercano un posto dove mangiare in santa pace all'aperto e una delle due persone, già che c'è, vuol vedersi Francia-Spagna. Pub Big Apple, stile niuiorchese, ma per l'occasione trasformato in covo spagnolo. Un'orda di ragazzini infoiati, maschi e femmine, organizzatissimi con maglie di Raul e Fernando Torres, bandieroni gialli e rossi con tori disegnati, le ragazze in maglia rossa e minigonna gialla. Necesìta una cerveza, vamos a ganar e via così. Il sottoscritto, cheppoi era quello che voleva vedere la partita, non riesce a vederla, maxischermo coperto dalla foltissima rappresentanza iberica. Ma a ben sentire, quando la Francia pareggia, ci sono anche i francesi che sono di meno e stanno quasi sempre zitti. A fine primo tempo, il casino diventa sommo. Gli spagnoli sequestrano un venditore ambulante di cianfrusaglie, lo coinvolgono nei cori e usano tutte quelle fottute diavolerie luminose e sonagliose che vengono abilmente smerciate nel centro di Roma. Parte addirittura l'inno spagnolo, diobono, è troppo. Le turiste americane fanno foto e ridono, i giapponesi fanno foto e ridono, le nordiche se ne vanno senza filarseli troppo, sarà che la Scandinavia tutta è fuori dal mondiale. Consumata la cena, si consuma la fuga, niente serata tranquilla e niente finale di partita, tanto non vedevo niente. E gliel'ho un po' tirata agli spagnoli lasciati sull'uno pari, chiassosi, invadenti ma tutto sommato pure divertenti, dai. Roma, Corso Vittorio altezza Campo De' Fiori, fermata dell'autobus che non passa manco a pagarlo, ore 23 circa. Due boati in giro, chissà chi ha segnato, evinco sia la Spagna. Vibra il cellulare che mi avverte che è tre a uno per la Francia. E la conferma che non è un errore arriva subito dopo: i francesi si sono svegliati e vanno in giro con le bandiere, addirittura ne passano due in macchina, tricolore ben in vista sulla Twingo targata rigorosamente français. Strombazzano all'impazzata pure loro e qualche italiano gli va dietro, mentre altri spagnoli (ma quanti ce n'erano?) sventolano i vessilli e i musi lunghi della sconfitta e urlano qualcosa verso i transalpini, ma non credo fossero insulti, c'è un bel clima di fair play. Prima che l'autobus si decida a raccattare le nostre due anime in pena, c'è tempo per un paio di vucumprà, suppongo senegalesi, che chiedono ad un gruppetto di ispanici com'è andata. Tre a uno per loro! E uno dei due africani: mi dispiace amigo. Cheppoi chissà che magari non simpatizzasse per mamma Francia, visto che il Ghana nel pomeriggio aveva ammainato l'ultima speranza d'Africa contro il Brasile. Aspettando e sperando i festeggiamenti quelli veri, signori, questa è Roma mondiale, che vi piaccia oppure no.
"Tutto molto bello..."
Bruno Pizzul.
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lunedì, 26 giugno 2006 |
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QUANDO IL CALDO NON TI FA PENSARE NEANCHE A UN TITOLO
(on the air: Vinylistic - Record Player)
Latito decisamente, ma il caldo mi uccide, sudano anche quei pochi neuroni rimasti. Rimpiango i quindici gradi di appena cinque post fa. Se facessero un referendum per abolire il caldo umido andrei subito a votare e invece niente, allora non ci vado. Italia-Australia, sono in trincea come Fantozzi, speriamo che non chiami Filini per avvisarmi di un'improvvisa proiezione dell'immortale capolavoro: la corazzata Kotiomkin (così la chiamano nel film). Alla faccia degli esterofili, pur con tutto quello che succede, io tifo quest'Italietta mercenaria, non bella e neanche troppo simpatica, a partire dal suo cittì e da mediocri colleghi di penna che sono al seguito della spedizione crucca fino ad arrivare ad alcuni cafoncelli arricchiti che vestono d'azzurro. Ma del resto non mi innamora nessuna squadra e neanche gli individualismi di presunti celebratissimi campioni che se ci sono, ancora dormono. Chè se il calcio fosse davvero allegria e spettacolo andrebbero eliminate quasi tutte le squadre presenti al mondiale, una massa di musi lunghi sboroni. Il ventilatore è tornato in attività, ma resta la goccia di sudore sulla fronte. Io il mio dovere di bloggher per oggi l'ho fatto, fine della storia.
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lunedì, 12 giugno 2006 |
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ATARU MUNDIAL
seconda parte
(on the air: Elio e le Storie Tese - Nessuno allo Stadio)
Prima di cominciare la seconda parte della storia dei campionati mondiali di calcio secondo Ataru, vi ricordo che oggi l'Italia va in campo contro il Ghana e che gioca Zaccardo e forse anche Iaquinta. Tutto ciò è preoccupante. Molto. Alla fine della storia, che questa volta rivisiterà gli anni a cavallo tra il novantaquattro e il duemilaedue, altre simpatiche considerazioni nel pallone, ma anche no. La prima parte è qui sotto.
Seconda parte
Stati Uniti. Che c'entrano? In effetti il soccer negli States non se lo era mai coperto nessuno, eppure il business porta il grande circo mondiale in America nel 1994. Ero uno studente universitario di belle speranze e tanti begli esami complementari e storia del diritto romano, un esame fondamentalmente facile che diventò difficile causa assistente bastardo capitato per ben tre volte. C'era un unico modo per non pensarci, anche perchè con le donne non si batteva chiodo: godersi il Mondiale con gli amici. Il mito di Maradona finiva, o cominciava, dentro una provetta di urina sospetta. Passammo il turno in maniera vergognosa, quattro squadre a pari punti, primo il Messico, noi secondi nonostante avessimo perso lo scontro diretto con l'Irlanda e avessimo differenza reti e gol segnati e subìti identici a loro, anzi se qualcuno mi spiega perchè siamo passati noi mi toglierebbe un dubbio che ancora mi attanaglia. Quella nazionale si reggeva sul talento immenso di Roberto Baggio e su quello sfortunato di Gianfranco Zola. E sul culo di Arrigo Sacchi. Le partite degli ottavi e dei quarti di finale, rispettivamente contro Nigeria e Spagna le ricorderò a vita come le più sentite in assoluto. Casa di quello che un giorno sarebbe diventato uno stimato ginecologo e che all'epoca era considerato un autentico maiale, sudore sulla fronte per il caldo e per la situazione di svantaggio contro i nigeriani, che dura fino al minuto ottantotto, dopo che Zola era stato ingiustamente espulso da un tale di nome Brizio Carter che si prese tutti gli insulti della terra. Al minuto ottantotto Baggio regala il pari, saltiamo dal divano, io per primo completamente rosso in faccia e senza voce giù sul tappeto in ginocchio ad urlare, arrivano tutti gli altri, piramide umana. Sembrava finita e invece avevamo pareggiato. Il Codino ai supplementari ne fece un altro, dopo che le coronarie erano state ancora messe a dura prova dagli africani. Infarto sfiorato, sul serio mica per finta. Stessa casa stesse scene contro gli spagnoli. Stavolta fino all'87esimo è 1-1. Baggiobaggiobaggio...reteeeeeeee! Altre urla, altri malori, altra piramide umana. Semifinale con la Bulgaria superata a fatica ma col culo come sempre. Finale, c'è il Brasile a Pasadena, avvolti da un'umidità che persino le zanzare si sarebbero lamentate. Si cambia casa, si sceglie quella di una tipa che nella mia vita in quella stessa estate sarebbe stata una meteora. Quelle che ti piacciono per quindici giorni, ci provi, ti va male e quando torni dal mare non sai neanche perchè c'hai provato. Ho saputo che di recente ha avuto un bimbo. Auguri. Zero a zero, pure ai supplementari. Un'altra volta i rigori, come quattro anni prima. Sbaglia Baggio e pure Baresi che era rientrato a tempo di record dopo essersi fatto il menisco. Proprio loro, che piangono. E' finita. Niente agitazione, niente feste. Già perchè quelle feste me le ricordo. Il post partita sul MuroTorto con il maggiolone nero scappottato (quello vero) di PierPaolo, la cassetta dei Queen sempre posizionata su We Are The Champions, i bagni nella fontana di centinaia di persone, pure a Piazza di Spagna, la scalinata di Trinità dei Monti era azzurra di gente seduta che cantava cori da stadio e persino l'inno di Mameli. E noi a correre verso di loro con i tricolori in mano. Forse è il più bel ricordo che abbia di un mondiale. I vent'anni, che belli.
Nel novantotto si gioca in Francia. Io a quasi ventiquattro anni ero già uno studente disilluso, consapevole che quegli esami proprio non mi andava di finirli. Deluso da qualche amico, da una ragazza, insomma non era un grandissimo anno quel novantotto. E sinceramente mi ricordo poco di quel mondiale. Cesarone Maldini che avrebbe lasciato la panchina a Dino Zoff poi sconfitto in finale agli europei un paio d'anni dopo, era il cittì. Del Piero la star che non emerse. Baggio quello che non tramontava mai, richiamato a furor di popolo. Bergomi salutava il calcio con l'ultimo mondiale, lui, ultimo superstite dei campioni dell'ottantadue. Ottimo girone di qualificazione, ma non ricordo di aver festeggiato granchè. Quasi come se sentissi che qualcosa sarebbe andato storto. Forse anche il cervello di Maldini quando decise di rimettere Del Piero per Baggio, nei quarti con la Francia. Zero a zero, fino ai rigori. Non c'è due senza tre, ricordo che dissi al mio amico Francesco che era lì con me. Lui si grattò le parti basse, ma non bastò. Terza volta di fila, dischetto fatale. Stavolta fu Di Biagio a infrangere i sogni sulla traversa. Quasi come se me lo sentissi, non ci restai neanche così male. La Francia di Zidane poi, vincerà per la prima volta la coppa contro il Brasile di un Ronaldo stordito da strane storie di macumbe.
Nel 2002, si gioca in Giappone e Corea del Sud. Con un fuso orario indecente, giochiamo sempre di pomeriggio presto. C'è Trapattoni in panchina e Totti in campo. Io lavoro in radio, ma sono ancora nel campo dell'informazione, il calcio verrà dopo. La terza partita di qualificazione, col Messico, resterà memorabile soprattutto per Pizzul che ripeteva i nomi dei giocatori a mitraglia e per l'uso di stupefacenti leggeri di natura esilarante che facemmo a casa di Alberto. Con noi, tra gli altri, c'erano anche Dio e Mr Wolf, alias JS. Passammo per miracolo quel giorno, grazie all'Ecuador che ci fece un favore da niente battendo i croati. Ma noi si rideva con le lacrime a dire vaccate. Ma come dice il famosissimo (???) proverbio, quello che l'Ecuador dà, l'Ecuador toglie, negli ottavi contro i padroni di casa della Corea, uomini che si nutrono di cani, ci toccò il rotondo arbitro Byron Moreno, ecuadoregno per l'appunto. Tutti a casa di Mr Wolf, il Rix, quello che adesso ce lo siamo perso per via della setta malvagia, allungava la CocaCola con l'acqua per curiosità e si schifava dopo averne assaggiata un sorso. Io lo avevo anche avvertito. Ma erano cattivi ed oscuri presagi, nonostante Vieri avesse segnato presto. Nessuno si impegnò a fare il secondo gol e i mangiabau trovarono il gol a due minuti dalla fine. Supplementari, Totti espulso per un nonnulla dall'ineffabile Moreno, l'Italia in barca, altro gol dei coreani a tre minuti dai possibili rigori. Finisce lì perchè c'è il golden gol. E dopo quattro anni possiamo dirlo, Moreno avrà avuto pure le sue colpe, ma giocammo talmente male per tutto il mondiale, che fu giusto uscire in quel modo. Il golden gol che ci aveva fregato anche due anni prima, agli europei contro la Francia, dopo che in semifinale avevamo sfatato il tabù dei rigori. Ma sono altre storie, tantopiù che per fortuna adesso la regola del golden gol è stata abolita. Niente festa, solo tanta rabbia per il gioco orribile. L' unica cosa positiva era che finalmente potevamo liberarci del fuso orario orientale che ci costringeva a vedere le partite sudando perennemente. Vincerà il Brasile, di nuovo. E capitan Cafu alzerà ancora la Coppa FIFA dei pentacampeao (cinque volte sul tetto del mondo) verdeoro.
- Fine -
Duemilasei. Tornando a noi, sarò breve. Oggi per vari motivi è il mio giorno sfortunato (vuoi sapere perchè? vedi qui). E le avvisaglie ci sono tutte; ad esempio sabato, mentre si giocava un'avvincente Argentina-Costa D'Avorio, ho perso venticinque euro sul pavimento coperto di insani olii rifritti del Burger King, che va bene che è molto meglio di McDonald's, ma pagare in tutto 35 euri un Long Burger menù king e dei Chicken Pop Corn, mi sembra un'insanguinata esagerazione. Ora vediamo che succede. Signori, Italia-Ghana. Ah volevo dire a mister Marcello Lippi che ha rotto i coglioni con la pretattica pregara preformazione segreta. Che solo qua in Italia si continua ancora a non dire le cose alla luce del sole. Provarci, anche solo per dare una formazione ventiquattro ore prima, non sarebbe stato poi così male.
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venerdì, 09 giugno 2006 |
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PARTITI!
(on the air: qualsiasi cosa che non sia Cuore Azzurro dei Pooh)
E ci siamo, nove giugno. E' il momento del grande evento, quello che aspettiamo ogni quattro anni. Siamo in Italia, viviamo di calcio, iniziano i Mondiali in Germania. C'è davvero qualcuno, anche disinteressato, che non sa che oggi si parte? Quando ci sono i mondiali, anche i personaggi anticalcio tipo fidanzate, zie, nonne, esperti di pallavolo e ciclismo si interessano alle sorti della Nazionale italiana. E' quasi un rito magico. Per la verità quest'anno di magico c'è ben poco, e capisco chi non si riconosce nello spirito patriotico, vista la magra figura che abbiamo esportato. Inutile lamentarci se ci chiamano mafiosi: è vero. Eppure io non me la sento di non tifare Italia, nonostante Lippi, nonostante Buffon, nonostante Cannavaro. Il perchè è presto detto, bisogna andare indietro nel tempo, anno 1982.
Nel settantotto ero obiettivamente troppo piccolo per capirci qualcosa di calcio totale all'olandese, di Kempes che trascinava l'Argentina alla vittoria in patria. Ma nell'ottantadue, in Spagna, avevo facoltà di collezionare figurine Panini già da un annetto e di conoscere già tutti i giocatori a memoria. Sette e anni e mezzo, il tv color Blaupunkt appena comprato da papà. Io mi ricordo. Mi ricordo bene delle qualificazioni stentate e di quel terribile secondo turno: girone a tre con Brasile e Argentina che proprio non ci lasciava speranze. Oltretutto Paolo Rossi non mi era manco simpatico, retaggi di famiglia romanista. Per giunta veniva, guarda un po', da uno scandalo scommesse piuttosto bruttino. Eppure le immagini a casa di mia nonna paterna le ho nitide: 3-2 agli spocchiosi brasiliani, Zico, Socrates, persino il divino Falcao in ginocchio. Nasceva il mito. E mentre Bruno Conti era il più forte del mondo, arrivavamo in finale battendo i polacchi. C'era la Germania Ovest, pensa te che tempi. A casa mia, con i miei, cose mai viste, mia madre che teneva le ciabatte in mano e le sbatteva tipo piatti di un'orchestra, tre gol, tre urli in tutto il quartiere e il compianto Martellini, che avrei avuto la fortuna di incontrare qualche anno più tardi, che urlava campionidelmondocampionidelmondocampionidelmondo. Mia nonna mi aveva cucito una bandierina minuscola di lana, sembrava l'inserto di un maglione con tanto di bastoncino. Con quella bandierina, più il bandierone di papà, io e i miei andammo a festeggiare in via Candia, che a me sembrava lontanissima e invece stava a cinque minuti da casa. Era il tripudio, la gente era scesa in strada, tutto tricolore, clacson impazziti. Insomma la solita storia, ma signori miei avevamo vinto un mondiale, Zoff alzava la coppa con le manone, Pertini e Bearzot fumavano la pipa, Tardelli urlava, non vincevamo da quando Mussolini ce ne aveva fatti accaparrare due di seguito. Ecco, da quel momento non ho più smesso di aspettare i campionati del mondo e di tifare in maniera passionale. Non escludo che in quel momento mi sia venuta voglia di lavorare un giorno in questo mondo, anche se ci sarei arrivato una ventina d'anni dopo.
Venne poi Mexico86, con i superstiti di quella stessa squadra sconfitti negli ottavi dalla Francia di Michel Platini. Ma quello fu il mondiale di un certo Diego Armando Maradona. I ricordi sono paradossalmente più sbiaditi, anche se ricordo ancora una volta la casa di mia nonna paterna, la luce pomeridiana che filtrava dalla finestra del balcone e naturalmente l'album Panini a memoria.
Nel 1990 ero un giovinastro alquanto cicciotto e bruttarello, quindici anni e mezzo, occhiali RayBan megagoccia alla Venditti e uno zio sborone con la Golf Cabrio. E fu proprio mio zio a portarmi in giro nei pressi del rinnovato stadio Olimpico a vedere quell'atmosfera da vicino: un mondiale in Italia. C'è il rammarico di non aver visto neanche una partita allo stadio, ma ricordo le prime vere serate con amici o cugini, i primi vaffa all'allenatore leggibili dalla telecamera sul labiale. Insomma iniziava l'era moderna mia e del calcio. L'allenatore era Azeglio Vicini, colui che a tutt'oggi ha fatto vedere il più bel gioco della Nazionale azzurra negli ultimi trent'anni. Durante i primi turni non aspettavo altro che mio zio venisse sotto casa con la Golf e le mie cugine, bandiere in mano, vento in faccia e giù a festeggiare in una Roma sveglissima. Gli occhi sgranati di Totò meteora Schillaci, le notti magiche di Bennato e la Nannini. Bisognava vincere a casa nostra, eppure in semifinale l'Argentina ci mandò fuori ai rigori. Ero a casa del mio vecchio amico Stefano, gli odiosi vicini di casa venezuelani urlavano contro di noi, Zenga e Ferri non a caso interisti, pasticciarono, arrivò Caniggia e ci purgò. Pareggio, rigori. Il semisconosciuto portiere Goycoechea fece il fenomeno e ci mandò a casa. Ai rigori è atroce, ma purtroppo non saranno gli ultimi. Si giocò a Napoli e odiai quei napoletani che fecero il tifo per Maradona, sembrava di giocare in trasferta. Tanto che in finale all'Olimpico, i romani beccarono i sudamericani (e i napoletani) per tutto il tempo e la Germania appena riunita dopo il crollo del muro vinse su rigore di Brehme abbastanza rubato. Gliel'avevamo fatta pagare ed ero contento. Avevo istinti assassini nei confronti di Maradona e Caniggia, loro invece pippavano la coca, ma questa è un'altra storia.
continua...
- Fine Prima Parte -
Delusi? Annoiati? La storia mundial di Ataru prosegue la prossima volta con gli infarti di USA 94, la tristezza di Francia 98 e l'orrore di Giappone/Corea 2002. Anche perchè il post stava diventando lungo e c'ho pure mal di testa. Tornando a noi, si parte con Germania-Costa Rica. Promemoria:
1) quest'anno la Rai non ha pagato i diritti e vedremo in chiaro una sola partita al giorno: io non ho Sky, ospitatemi.
2) l'Italia esordisce contro il Ghana il dodici giugno, ovvero il mio giorno sfigato per eccellenza. Per ora ci hanno lasciato le penne Zambrotta, Gattuso e probabilmente Nesta. Vediamo cosa può succedere in altri tre giorni.
3) il calciatore più forte del mondo è Ronaldinho. Sono mesi che tento di prenderlo nei tornei premondiali di Pro Evolution Soccer con gli amici, ma mi tocca sempre Crespo, che non è la stessa cosa.
4) aridatece Bruno Pizzul.
5) Luciano Moggi avrebbe dovuto essere il nostro dirigente accompagnatore. Signori giudici, non potevate proprio aspettare ancora un mesetto prima di piantare sto casino?
6) Cara Vodafone, perchè forzare l'accento romano di Totti più del dovuto? Non fa ridere, ve lo dice un romano, famo a fidasse. Laif is nau.
7) forse e dico forse, questo blog si occuperà dei Mondiali con una rubrica fissa e spero divertente, ma forse eh. Intanto vi aspetta il seguito del corsivo di cui sopra.
8) Intanto, si comincia.
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