
ANTICAJA E PETRELLA C'HA L'ICS FATTOR
(on the air: The Bastard Sons Of Dioniso - L'Amor Carnale)
Io poi ci rimango male, ecco.
Non guardo il Grande Fratello da anni ormai, negandomi per questo persino la Gialappa's (e diciamolo, due palle anche loro oramai).
Non guardo l'Isola dei Famosi, da tempo diventata una sorta di riunione di freaks e illustri sconosciuti prelevati da altri programmi per sottosviluppati mentali.
Non guardo La Talpa, perché...che cazzo di programma è La Talpa?
Non guardo Uomini e Donne e mi sento fieramente demodè se a mammà dico che voglio fare il cronista e non il tronista.
Non guardo Amici, ho visto Sanremo e m'è toccato per forza sapere chi era Marco Carta, pur cercando qualsiasi modo per evitare di sentirlo, non ultimo l'azzeramento del volume col telecomando.
Non guardo La Fattoria, ma suppongo che non lo guardi nessuno. Poi se lo vedete sono affari vostri.
Mi sono però fatto convincere dagli affetti e dagli amabili amici cialtroni di Facebook, a vedere X-Factor. O meglio, ho seguito le ultime quattro puntate. Sapevo che rispetto a tutti gli altri era meglio. Meno reality, più talento; eppoi Morgan, la Mara Maionchi e l'anno scorso l'esplosione di Giusy Ferreri. E come ignorare le banalità in lingua swahili della Ventura? Ci ho provato, io. E sì come ci si affeziona al gatto di casa, mi sono rapidamente affezionato ai The Bastard Sons of Dioniso. Immagine fresca, ma non da ragazzini senza cervello. Idee chiare, che nemmeno ce li vedresti in un talent show. Rock ruvido come la polenta made in Valsugana, niente a che fare coi Finley, ci potrei mettere tre mani sul fuoco. Tutto molto bello, li preferisco persino a Noemi, brava ma segata in favore di un inutile ragazzino con l'accento da neonato bresciano, tale Jury.
I Bastardi duettano con gli Elii, barbuti a mo' di ZZ Top, in Uomini col borsello: è davvero l'apoteosi in vero budello e non in finto bue, sento che li amo. Dunque i tre pischelli trentini arrivano alla finale uno contro uno, a discapito di zavorra-Jury, finalmente freddato dal televoto. Sei lì che ci credi, un po' come quando la tua squadra inanella una serie di risultati incredibili ed è a un punto dallo scudetto. Ora X-Factor mi piace proprio. Forse vince il rock, il loro inedito rievoca i Queens of the Stone Age, mica pizza e fichi. Esagero sfacciatamente, sopravvaluto volentieri con un pezzo di millefoglie in bocca, un bicchiere di limoncello nella sinistra e una sigaretta nella destra. Lasciandomi più che altro cullare dalla speranza che vinca qualcosa di non sfacciatamente e banalmente italico, qualcosa che per una volta abbia un fottuto respiro internazionale. Che qui da noi, secondo molti il rock è solo Vasco e Liga, dimenticando che Vasco e Liga, aldilà del fatto che cantano in italiano e da vent'anni cantano la stessa canzone, non venderebbero comunque più di due copie al di sopra della Val d'Aosta. E che il rock italiano è altra cosa, ma non ve lo passano ogni giorno su Errediesse. E se siete pigri col bottoncino o la rotellina del tuning, magari manco vi accorgete che esiste, il rock italiano.
Poi arriva lui. L'altro finalista, il lato oscuro della pizza. Una grandissima voce, non c'è dubbio. Infatti quando esegue scolasticamente, ma imperiosamente Somebody to love dei Queen, mentre i Bastardi fanno i Beatles, lo preferisco. Ma certo, a me i Beatles fanno cagare da sempre. I Queen invece li rimpiangerò finchè non raggiungo Freddie Farrokh Bulsara Mercury nella tomba e mi ci faccio due chiacchiere chiedendogli come ha fatto a toccare Iddio con le sole corde vocali.
Lui, l'altro finalista, è Matteo Becucci da Livorno. Voce, dicevamo, indiscutibilmente sopraffina. Ma che mi venga un colpo -di sonno- se vince lui col suo inedito trito e ritrito, appropriatamente definito dalla mia consorte, ideale come sigla per Un Posto al Sole 2, dico se vince lui siamo daccapo. Vecchio (e non per i suoi 38 anni, ci mancherebbe), stantìo, ma così melodicamente italiano. Così rassicurante che potrebbero metterlo sul palco della festa di Forza Italia, inneggiando all'ottimismo. Così vetusto, che mi' nonno avrebbe certamente messo su Ettore Petrolini per sentire qualcosa di più nuovo sul suo grammofono. A Roma, uno così lo chiamiamo Anticaja e Petrella. Morgan si vergogna di essere il suo mèntore, ma gli tocca.
Mi trattengo dal farmi venire l'enfisema fumando l'ennesima Marlboro, ma l'adrenalina subentra di tanto in tanto al sonno incipiente. Mi sveglio dal torpore delle lungaggini tipiche di RaiUno a causa degli sfondoni di Facchinetti, che oltre a non sapere l'inglese non sa nemmeno l'italiano. E mi scappa una fragrante risata. Del resto gli ha insegnato tutto la Ventura, che è analfabeta.
Ci siamo, si decide chi vince e si pappa un contrattone discografico. Ultime due cover più due pezzetti a cappella, i Bastardi scelgono Contessa e la fanno strabene e li amo sempre più, anche perché insomma signori, Contessa. Becucci fa Mina e la fa benone. A cappella, Crosby-Stills-Nash (Suite Judy Blue Eyes) vs Spandau Ballet (I'll fly for you). Ai punti meglio i BastardiFigliDiDioniso.
Il televoto mi regala la prevedibile delusione: per 16 miseri voti ha vinto Anticaja e Petrella.
Allora sapete che c'é? C'è che simpaticamente, di musica non ci capìte una sega. Tenetevi Becucci, Sanremo, Pippo Baudo, Ramazzotti, Al Bano, Antonacci, Marco Carta e compagnia cantante, per l'appunto. E tenetevi pure Giò Di Tonno, già che ci siete. Il rock non fa per gli itaGliani con la gì. Che già lo sapevo, ma per un attimo ci ho sperato.
Ho perso lo scudetto, m'è scappato il gatto di casa, ma se i Bastardi continuano per la loro strada, diventeranno qualcuno.
Però intanto X-Factor non lo vedo più, perché poi ci rimango male.
in copertina: il Vecchio e il Mare
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