
L'ARTE DI SAPER RACCONTARE
(on the air: Radiohead - House of Cards)
Nella vita ci sono alcune certezze. Sono a dire il vero molto poche, quindi ci piace aggrapparci alle nostre coperte di Linus. Ad esempio, quando mi accorgo che in tv passa la pubblicità della Cedrata Tassoni o quella del Pennello Cinghiale, sorrido. Allora la fanno ancora! In un certo senso anche la stangona del silicone sigillante Saratoga, seppur cambiata nel corso degli anni, è una certezza. Nuda era vent'anni fa, nuda è adesso. E tutt'ora non si sa perché. Un'altra certezza che resiste, soprattutto per chi è appassionato di calcio, è giornalista e magari ha fatto anche radio come me, è senza dubbio Tutto il calcio minuto per minuto. L'appuntamento pedatorio per eccellenza, ogni domenica pomeriggio, prima di Sky, prima che il calcio prendesse una piega discutibilmente moderna, diciamo così. Non avevo nemmeno lo stereo in camera, usavo quello dei miei genitori, quello anni settanta argentato con le casse di legno, coi dischi di Battisti accanto. O la radiolina regalata per la prima comunione per sentire le partite e la hit parade. No, non è un altro post nostalgico e rompipalle sugli anni ottanta o un meme, che adesso nei blog va di moda utilizzare questi termini del cazzo, anche se le figurine Panini ce le butto dentro volentieri perché non le avevo ancora citate. È un brainstorming con me stesso, uno sfogo spontaneo dettato da sensazioni riaffiorate. Era l'ultimo calcio romantico, della riapertura delle frontiere e dei due stranieri non-di-più, di quando il Verona vinceva lo scudetto e Zico andava a giocare nell'Udinese, mica nel Milan o nella Juve. E vinceva la Roma di Nils Liedholm che ieri purtroppo se n'è andato. E Roberto Bortoluzzi, un nome che a molti dirà poco, conduceva Tutto il calcio. Con Paolo Carbone. Bortoluzzi se n'è andato ieri (in realtà giovedì scorso, ma si è saputo ieri) insieme al Barone svedese. Carbone, l'ho scoperto oggi su Wiki, è morto a giugno. Sandro Ciotti ed Enrico Ameri già da qualche anno. Ecco, oggi mi sento un po' più lontano da quegli anni, gli ultimi raccontati da Gianni Brera e solo in parte dal grandissimo Beppe Viola, due di quelli che ti fanno pensare che in fondo, anche se parli di pallone, puoi essere migliore di tanti pennaioli da libreria o da quotidiano. Io sono convinto, probabilmente a torto, che se crescessi con il calcio di adesso, non me ne innamorerei. E non so neanche descrivervi il fascino delle partite alla radio, senza nessun altro mezzo che coprisse l'evento in diretta. Non so descrivervi il salto che io ragazzino facevo quando c'era la sovrapposizione di un radiocronista sull'altro: attenzione, Roma in vantaggio, gol di Pruzzo! Non so descrivervi Nando Martellini che urlava in quella notte di luglio, nè le mie imitazioni di Bruno Pizzul (meno male che lui è vivo) quando giocavo al campionato coi Puffi, i Muppets e i Disney e nemmeno Maradona e Galeazzi magri a Novantesimo Minuto. Ecco, io più che Enzo Biagi, che ci hanno pensato in tanti più bravi di me, più che l'amatissimo Barone Liedholm che tre anni fa mi rilasciò una delle sue ultime interviste pubbliche e me la tengo nel cuore, volevo ricordare lo schivo Bortoluzzi, che mi ha ispirato il post perché il suo nome non lo sentivo più da anni. Perché quasi tutti sentendo che era morto, si saranno chiesti chi fosse. Senza magari pensare che fino a esattamente vent'anni fa, la sua voce suonava familiare a milioni di romantici ammalati nel pallone.
Il sospetto è che il piacere ludico del prestipedatare venga da una giusta rivalutazione delle mani posteriori, da troppo tempo trasformate in piedi. [...] poi nacque Eupalla dagli imperscrutabili voleri...non si sapeva nulla di proteine e carboidrati...le manfrine di Marsiglia...la sapienza uruguagia...i colibatteri volanti di Città del Messico...Miracolo: l'Italia è la sola, con il Brasile, ad aver vinto tre volte i Mondiali. Non è retorica gridare viva! è da folli buttarsi vestiti nelle fontane pubbliche ed è ingenuo credere che sia patriota chiunque sventoli un tricolore.
Gianni Brera - La leggenda dei Mondiali - 1990
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