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MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



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mercoledì, 18 giugno 2008 |
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BISCOTTO? Sì, DOMANI A COLAZIONE
(on the air: Interpol - Pace Is The Trick)
Lo sapete, quando mi scappa di parlare di calcio vi avverto subito. Avvertìti. Il destino ci rimette di fronte la Francia, partita da dentro o fuori, niente ori in palio. La formazione, quella davanti allo schermo, è la stessa di Italia-Olanda zero-tre, eccetto le due defezioni pesanti di Dio e Miocuggino. Siamo dunque sei uomini invece di otto e la casa è la stessa alla faccia della scaramanzia. Ho cambiato camicia perché quella del Mondiale è uscita di scena dopo la scoppola arancione. Stavolta niente pizze e fritti con consegna a fine primo tempo, si va giù pesante di Mc Donald's e si finisce la pappatoria prima dell'inizio. Doppio panino, patatine, nuggets di pollo, birra Moretti. Niente biscotti. Si dice che ci penseranno olandesi e rumeni a prepararli. Io mi fido di Van Basten; un po' meno, di Donadoni. Pronti, Mameli's karaoke come nemmeno nei pub sulla Tuscolana, quelli da rimorchio con messaggeria. Via. I francesi già gli girano, i francesi che s'incazzano, Paolo Conte va sempre di moda quando c'è 'sta partita. Carla Bruni tifa Italia e se vince la Francia non la dà a Sarkozy per due mesi, ci sembra fondamentale. Noi si gioca meglio, la Francia è brutta, ma che ne puoi sapere, basta una cappellata. Ribery si spacca tutto e ci guadagnamo noi. Toni sbaglia, Toni sbaglia un po' meno, Abidal lo sbraca in area, tutti in piedi, è rigore e rosso diretto. Pirlo fa uno a zero, il vicinato tace, c'è solo un cagnaccio che sbraita. In dieci la spocchia di monsieur Domenech svanisce, la Francia sbanda e in pochi minuti ci mangiamo venti gol. Da noi partono sigarette, birre e zapping sul due. Il biscotto non lievita. Fine primo tempo, tensione minima, ridiamo, piove, si parla d'altro, in fondo è un dannato primo turno. A margine: Borriello magari non giocherà manco un minuto, ma ha Belèn, la fidanzata gnocca.
Poi secondo tempo, ma Cassano dov'è? Si rompe il biscotto, il pessimo pasticcere di cognome fa Huntelaar. Uno a zero Olanda. Non ride il cittì rumeno Piturca, che del resto lo chiamano Satana. Ma noi come da tradizione, da copione e quant'altro, siamo destinati a soffrire. Ci mette la santa manona Gigi Buffon su un tiro assassino di Benzema. Fabio Grosso, normalmente una pippa, ha la faccia da trance agonistica da grande manifestazione (ricordate il Mondiale?) e incoccia il palo su punizione. Poi De Rossi tira una mina pure lui su punizione, Henry, sì proprio lui, la tocca piano e la butta dentro dalla parte sbagliata. Strilliamo adesso, fuori la voce. E fuori l'ultima Moretti. Solo che è gelata, ma nel senso che è diventata granita di birra: c'è una reazione chimica per cui la schiuma solidificata sale cilindricamente su per il collo della bottiglia e tracima per diversi minuti. Frattanto noi ci chiediamo perché Coupet abbia una porta sola e ce l'abbia dietro. Di solito un coupet ne ha due davanti. No, ma forse si va ai quarti. Il forse vola via: biscotto in briciole sul raddoppio di van Persie. Io imito Bruno Pizzul come ogni volta, manco fosse la recita di Natale. Finisce tutto, partono i clacson, magari qualcuno per un misero primo turno farà pure il bagno nella fontana. C'è la Spagna domenica, è tostissima, c'è El Nino Torres e c'è il sosia di Augusto De Megni, David Villa. Non ci saranno Pirlo e Gattuso. Speriamo anche di non vedere Del Piero e Camoranesi. Epperò Domenech, il nemico giurato, l'eterno perdente, colui che ha sbagliato i centrali difensivi, ha lasciato a casa Trezeguet e Mexes, insomma quest'uomo-simbolo, di cosa? ci saluta per sempre. Mai più sfide epiche con monsieur spocchià. Donadoni se la fa addosso e resta al suo posto. Parla il trio monnezza Rai: Failla-Varriale-Paris, roba che nemmeno su IgnoranTv. C'è anche Bartoletti, supponente e inutile come sempre. Però io sto in scadenza a progetto, faccio qualcosa che non c'entra una mazza con la mia vocazione e non ho nemmeno una chance per far vedere a costoro che non potrebbero manco tagliarmi le unghie. Pazienza, me ne farò una ragione cambiando canale. Fine dell'angolo amarezza.
Chiudete le valigie, domenica si va a Vienna. Dove sei mesi fa brindavo all'anno nuovo con vin brulè in una commemorativa tazza-countdown dell'Europeo. Ora campeggia in cucina, come ricordo di quella nevicata al Rathaus che oggi sembra ieri.
Alla prossima notte di paura, come sempre.
In copertina: Raymond Domenech quando giocava e imitava Borat.
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martedì, 06 novembre 2007 |
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L'ARTE DI SAPER RACCONTARE
(on the air: Radiohead - House of Cards)
Nella vita ci sono alcune certezze. Sono a dire il vero molto poche, quindi ci piace aggrapparci alle nostre coperte di Linus. Ad esempio, quando mi accorgo che in tv passa la pubblicità della Cedrata Tassoni o quella del Pennello Cinghiale, sorrido. Allora la fanno ancora! In un certo senso anche la stangona del silicone sigillante Saratoga, seppur cambiata nel corso degli anni, è una certezza. Nuda era vent'anni fa, nuda è adesso. E tutt'ora non si sa perché. Un'altra certezza che resiste, soprattutto per chi è appassionato di calcio, è giornalista e magari ha fatto anche radio come me, è senza dubbio Tutto il calcio minuto per minuto. L'appuntamento pedatorio per eccellenza, ogni domenica pomeriggio, prima di Sky, prima che il calcio prendesse una piega discutibilmente moderna, diciamo così. Non avevo nemmeno lo stereo in camera, usavo quello dei miei genitori, quello anni settanta argentato con le casse di legno, coi dischi di Battisti accanto. O la radiolina regalata per la prima comunione per sentire le partite e la hit parade. No, non è un altro post nostalgico e rompipalle sugli anni ottanta o un meme, che adesso nei blog va di moda utilizzare questi termini del cazzo, anche se le figurine Panini ce le butto dentro volentieri perché non le avevo ancora citate. È un brainstorming con me stesso, uno sfogo spontaneo dettato da sensazioni riaffiorate. Era l'ultimo calcio romantico, della riapertura delle frontiere e dei due stranieri non-di-più, di quando il Verona vinceva lo scudetto e Zico andava a giocare nell'Udinese, mica nel Milan o nella Juve. E vinceva la Roma di Nils Liedholm che ieri purtroppo se n'è andato. E Roberto Bortoluzzi, un nome che a molti dirà poco, conduceva Tutto il calcio. Con Paolo Carbone. Bortoluzzi se n'è andato ieri (in realtà giovedì scorso, ma si è saputo ieri) insieme al Barone svedese. Carbone, l'ho scoperto oggi su Wiki, è morto a giugno. Sandro Ciotti ed Enrico Ameri già da qualche anno. Ecco, oggi mi sento un po' più lontano da quegli anni, gli ultimi raccontati da Gianni Brera e solo in parte dal grandissimo Beppe Viola, due di quelli che ti fanno pensare che in fondo, anche se parli di pallone, puoi essere migliore di tanti pennaioli da libreria o da quotidiano. Io sono convinto, probabilmente a torto, che se crescessi con il calcio di adesso, non me ne innamorerei. E non so neanche descrivervi il fascino delle partite alla radio, senza nessun altro mezzo che coprisse l'evento in diretta. Non so descrivervi il salto che io ragazzino facevo quando c'era la sovrapposizione di un radiocronista sull'altro: attenzione, Roma in vantaggio, gol di Pruzzo! Non so descrivervi Nando Martellini che urlava in quella notte di luglio, nè le mie imitazioni di Bruno Pizzul (meno male che lui è vivo) quando giocavo al campionato coi Puffi, i Muppets e i Disney e nemmeno Maradona e Galeazzi magri a Novantesimo Minuto. Ecco, io più che Enzo Biagi, che ci hanno pensato in tanti più bravi di me, più che l'amatissimo Barone Liedholm che tre anni fa mi rilasciò una delle sue ultime interviste pubbliche e me la tengo nel cuore, volevo ricordare lo schivo Bortoluzzi, che mi ha ispirato il post perché il suo nome non lo sentivo più da anni. Perché quasi tutti sentendo che era morto, si saranno chiesti chi fosse. Senza magari pensare che fino a esattamente vent'anni fa, la sua voce suonava familiare a milioni di romantici ammalati nel pallone.
Il sospetto è che il piacere ludico del prestipedatare venga da una giusta rivalutazione delle mani posteriori, da troppo tempo trasformate in piedi. [...] poi nacque Eupalla dagli imperscrutabili voleri...non si sapeva nulla di proteine e carboidrati...le manfrine di Marsiglia...la sapienza uruguagia...i colibatteri volanti di Città del Messico...Miracolo: l'Italia è la sola, con il Brasile, ad aver vinto tre volte i Mondiali. Non è retorica gridare viva! è da folli buttarsi vestiti nelle fontane pubbliche ed è ingenuo credere che sia patriota chiunque sventoli un tricolore.
Gianni Brera - La leggenda dei Mondiali - 1990
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