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MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



Lo spin off: ATARU GREATEST HITS

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mercoledì, 02 aprile 2008 |
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LO ZAPPING NELLA MENTE
(on the air: Reverend And The Makers - Open Your Window)
C'è il capitano Picard che parla con Spalletti e gli dice che sì, hanno giocato male. Spalletti con sarcasmo toscano gli risponde per le rime dicendogli che senza dubbio il capitano Kirk aveva più sex appeal. Io intanto decido di andare a Barcellona, trovo un loft, ma poi leggo che intorno è pieno di malavitosi rumeni. Picard ce l'ha coi romulani, saranno forse parenti dei rumeni? Intanto Cristiano Ronaldo la inzacchera per bene e tanti saluti a Doni e al signor Spock. Però a Barcellona ci vado lo stesso, parlando con una birra e un hot dog ho capito che la strada è quella. Eppoi mi piace il nome della fermata della metro Urquinaona, devo assecondare certe sensazioni. Picard e Spalletti sono ancora lì che litigano, quando arriva Franceschini, quello del piddì che sembra un po' Fini e c'è -sorpresa- anche Fini. Allora non ci capisco più una mazza e mi compare Walter Zenga. E Zenga è pelato. Non che non si vedesse nel Novanta ai mondiali delle notti magiche, aveva quei capelletti così sottili che si sapeva che sarebbe finito come Spalletti e Picard, che intanto hanno smesso di litigare e si sono messi a insultare Zenga istesso. Prendo la pillola rossa, così ritorno alla cruda realtà. Niente zapping nel cervello, per oggi può bastare, ho già fuso.
in copertina: Edouard Manet - Il bevitore di assenzio
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martedì, 25 marzo 2008 |
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PRONTO, CHI PASQUA?
(on the air: Supergrass - Bad Blood)
Se davvero è passata la pasqua qualcuno dovrà pure averla vista. Di certo qualcuno che si vanti di aver la vista buona. La pioggia cadeva copiosa come le cavallette d'Egitto, le nespole della Siria e le azioni in borsa. O la borsa o la vita, o il portafoglio o i fianchi, sono scelte diverse ma spesso redditizie per rapinatori e donne a dieta. Cheppoi con un tempo così, si poteva scegliere di stare a casa a coltivare i propri interessi. Conosco un tale che è talmente appassionato di Tolkien che invece della sala hobby, a casa ha la sala hobbit. A tavola mangiando un quintale di abbacchio, avrà impersonato il signore degli agnelli. Qualcuno più megalomane e più ghiotto ha risolto e ha risorto il risotto, ma s'è spaventato e s'è dato alla macchia in cerca di una lavatrice. Ma io non ho visto le uova di cioccolato nè l'uovo di Colombo, nè tantomeno le uova di Fabergè che saranno state per conto loro. Del resto si sa, chi fa da sè Fabergè. E nessuno che abbia parlato del mistero Pasquale, l'intrigo di un uomo del sud che probabilmente non si era fatto gli affari suoi. E il coniglio? Saltato. Possibilmente con del prezzemolo, grazie. Ma perché il prezzemolo sta sempre in mezzo? È un assunto, ormai. Ha un contratto a tempo indeterminato con la cucina. Ma dico io! Io. Se davvero la pasqua è passata senza farsi vedere, adesso cosa succederà? Non vedremo più nessuna festa comandata? E come faremo senza il natale, il primomaggio, la battaglia dei pianeti, la tauromachia delle zanzare, la festa del coccio, del cocco e del c/o, il presso postale, che se proprio non lo sapevate e io non lo sapevo, significa care of. Che tristezza senza ferie. Parcheggiamoci nell'insipienza, trifoliamoci nel fango, ascoltiamo cos'ha da dire il mango, fustighiamoci col gatto a nove code e col cane a sette orecchie, cerchiamo il senso occulto dell'etica kantiana, cantiamo il culto sensato del cerchio etico, non ci interessiamo di galline, ma battiamoci perché si sappia chi è che insabbia la seppia. Se ho insinuato in qualcuno di voi le radici del dubbio presto vi cresceranno dentro fruttuosi alberi di incertezze. E non stupitevi se poi comincerete a parlare della correlazione tra pitone e pitale (e io non sbaglierei mira se fossi in voi), tra illuminismo e Indonesia, tra spilla e pertugio, tra la candeggina e l'apparir del nero, tra lo zolfo e il gigante Gargantua, tra il bisonte bisunto e la tenia tenente. Allora se parlate senza cognizione di causa è inutile che diciate che pasqua è passata e nessuno l'ha vista. Piuttosto lasciatemi in pace e non mettetemi in croce.
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martedì, 11 marzo 2008 |
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TUTTO IL RESTO È SOIA
(on the air: The Hoosiers - Worried About Ray)
La routine mi risucchia di nuovo. Mi alzo la mattina tentando di scavalcare quello che devo fare in ufficio e pensare a cosa farò la sera, quando lo zombie automatizzato lascerà il passo a un personaggio-ombra che sfrutta quelle tre o quattro ore di svago. Che esse consistano in una festa delle medie, tutti in circolo a mangiare patatine, o nel mio sesto concerto dei Subsonica con un'acustica da urlo. Che si sente male pure quello, mortacci del Palalottomatica. Che sia una cena tra amici o un sereno scambio di visioni della vita tra cugini. O semplicemente sia la tranquillità di una passeggiata di quartiere e di qualche graditissima coccola. La tosse, quella tosse che ti fa raccogliere i polmoni nel lavandino, ha calato il suo fottuto sipario, meglio così. Ho il sospetto però, che la stanchezza contro cui ogni mattina mi ritrovo a soccombere, sia noia. E mi fa specie che mi sia arrivata la quasi certezza del rinnovo del contratto fino a metà 2009 e che non abbia accennato nemmeno un un solco lungo il viso come una specie di sorriso. Il che, lo dico per chi ha voglia di far polemica e scassare le palle con discorsi banali da c'èchistapeggio, non significa sputare sul mio lavoro. Ma è legittimo essere annoiati, è legittimo avere qualche aspirazione in più. È sacrosanto pensare di valere un po' di più e non accontentarsi mai. E forse paradossalmente più invecchio e più non mi accontento. Dicono che dovrebbe essere il contrario, che poi le velleità, le ambizioni, col tempo si affievoliscono.Vattelappesca. No, non mi interessa mica sentirmi dire di cercare un altro lavoro; nel caso, lo so da solo. Solo che magari uno usa il blog per dire cazzate, ma qualche volta il sottoscritto l'ha usato anche come sfogo. No, non sono mica un dead man walking, in fondo lamentarsi pour parler fa parte della sciocca o troppo intelligente indole umana, almeno di chi è sveglio e non ha messo il cervello in naftalina. Avere una coscienza ben riposta da qualche parte porta anche alla sarcastica lamentela. E non solo, ti fai anche domande senza risposte del tipo: perché si sprecano milioni per la campagna elettorale più ridicola della storia? Perché adesso tutti i colleghi imbrattacarta usano la parola pizzini e prima ancora furbetti del quartierino? e mi incazzo per queste idiozie da minorati. Perché una zanzara (che ho ucciso) mi ha già punto? Perché il tambrullostoppio veggigargavollo non esiste? eh cazzo? Perchè?
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giovedì, 14 febbraio 2008 |
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VALENTINE'S QUALUNQUISM
(on the air: Morrissey - That's How People Grow Up)
E pensare che diversi anni fa, quando ero uno sprovveduto innamorato dell'amore e correvo da solo (citazione di un qualsiasi tiggì del buio periodo che viviamo), San Valentino mi attraeva. Perché quando sei gggiovane, single e terribilmente sfigato pensi: ah, se avessi la donna non starei a casa a far finta di polemizzare con le femmine con le ciglia battenti o non starei con altre quattro fave a ingozzarmi di birra. Una volta, forse l'ho già raccontato sul blog, ma repetita iuvant eppoi di birra sott'ai ponti ne è passata ben tanta, finii in un ristorante cinese con un po' di amici single maschi e femmine e persino una coppia che ora è sposata con una bimba, non nel senso che ha sposato una bimba; insomma finii a cantare I like Chopin e Come mai al karaoke, col raviolo al vapore sullo stomaco. Adesso che sono felicemente appaiato da un bel po', meno sfigato e squallidamente vecchio, mi sento superiore come il saggio ariostesco. Stasera è più o meno una serata come le altre, forse speciale se lo decido io o chi per me. Lo sarebbe anche il venti di ottembre. Certo non foraggerò i ristoratori che tanto foraggio tutte le altre sere quindi sai quanto cazzo gliene frega. Non foraggerò i fiorai che fanno pagare mille euro anche un torso di broccolo avvolto nella carta coi cuori. Tra l'altro io il post su San Valentino, quello bello e che diceva le stesse minchiate in salsa più brillante, l'ho scritto anni fa. Ma non lo rilinko perché oramai mi sa di vecchio e l'ho persino messo sul Greatest Hits che giace abbandonato da mesi e mesi. Alle brutte cercate su febbraio 2004 o su Ataru Greatest Hits a febbraio 2007 (uno strizzacervelli o semplicemente una persona lungimirante, capirebbe che un minimo a certe cose blogghèsi tengo ancora). Ma insomma non volevo parlare di San Valentino, io. Non volevo dire le solite banalità controcorrente, ma tant'è. Tra l'altro mi sono imposto di scrivere in pochi minuti perchè ho di meglio da fare. O forse ho di meglio da non pensare. Questa ve la spiego in un'altra vita. Mi chiedo se nel frattempo abbia talmente il cervello atrofizzato da essere diventato semplicemente un animale da pausa-sigaretta, uno stereotipo ambulante, una delusione per il mio smisurato ego. Il lavoro, questo lavoro, uccide la fantasia dunque? La risposta, come diceva quello là che imitava Lubrano, è: non lo so. Immagino un dialogo al bar con la mia routine:
Ataru: ciao routine, cheffai di bello?
Routine: le solite cose.
Ataru: ma tu sei la MIA routine, acciderbola! Dunque siamo come dentro un vuoto spaziotemporale in cui io faccio le cose che fai tu e viceversa. Sì, dev'essere così.
Routine: se ti piace pensarla in tal guisa per sviare il mondo, fai pure. Resta il fatto che non è col metodo dello struzzo che uscirai da me.
Ataru: e allora?
Routine: e allora...barista...il solito!
Ataru: anche per me...ommerda, gameover!
Insomma ecco. Poi passa, adesso vado a riflettere sul non pensare. Che di suo intrinseca una contraddizione.
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giovedì, 20 dicembre 2007 |
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IO E IL NAVIGATORE MIO
(on the air: Kate Nash - Mouthwash)
Quello appena passato, è stato il compleanno più tecnologico della mia vita. Sì, più di quella volta che per i diciott'anni mi regalarono il rivoluzionario lettore compact disc, di certo più di quella volta che mi regalarono la radiolina per sentire le partite a undici anni, o il giradischi per i quarantacinque giri quando di anni ne avevo sei. E addirittura più di quando un paio d'anni fa arrivai addirittura a possedere lo stereo da casa con lettore mp3. Questo genetliaco li ha battuti tutti. La Noe mi ha regalato la stampante/scanner/fotocopiatrice che ha sostituito i due dinosauri che avevo ormai esposti tipo polverosi pezzi da museo poco funzionanti. Ho acquistato un maraviglioso gioco a quiz per la Playstation 2, salvo poi accorgermi che è solo ed esclusivamente sul cinema. Maffigo lo stesso. Mi sono comprato l'hard disk esterno con tanto di telecomando e presa scart e cazzi e mazzi. E c'è da dire che appena avrò un po' di tempo, i miei miseri quaranta giga di hard disk del piccì fisso saranno di nuovo salubri come una piscina termale quando non c'è nessuno dentro. Ma signori miei, l'oggetto culto del Natale duemilaessette è senza dubbio il navigatore satellitare, che ormai è alla portata delle tasche di tutti. In particolare di quelli che ogni anno fanno due coglioni perché spendono meno per il cenone eppoi comprano trenta panettoni e cinquantasei cotechini e creano file ovunque per quindici giorni inquinando la città con le loro facce allucinate perché sono alla ricerca del regalo. Facce da imbecilli, ecco. Comunque, io che del cenone me ne fotto, ho comprato un navigatore rotto, perché Trony non mi aveva avvertito della partita avariata di Packard Bell che stavano rifilando a cani e porci. Non si accendeva proprio. L'ho cambiato. Ho preso il MIO. È una marca, non vi sto coglionando. Ho preso quello europeo per non sentirmi provinciale. Indi per cui sono passato alla fase due: provare il navigatore. Come tutte le mattine sono uscito in ritardo per andare al lavoro, e ho acceso il mio bell'oggettino fescion. Solo che la ventosa non mi si appiccicava al cruscotto, e sul vetro stava un po' troppo distante da me. Alla fine l'ho messo al vetro e sono partito alla ventura. Ora certo, io mi chiedo cosa dovrebbe portare me, dinamico web-redattore, a fidarmi di un coso equivoco con nome maschile e voce femminile, ma me ne sono fatto una ragione esaurendomi spesso in giro per strade che non conoscevo e Domeneddio solo sa del mio senso dell'orientamento pari a quello di un fungo porcino. Ovviamente la strada dell'ufficio la so, ma volevo provare. Risultato? Mi ha ricalcolato il percorso almeno una cinquantina di volte. Ogni strada che facevo non gli andava bene. A parte il fatto che un par di volte ho sbagliato a impostare l'arrivo e magari l'arrivo era la partenza e questo qua mi diceva di tornare indietro. Dovesse capitarmi sperso per le campagne di notte, non avrei una reazione particolarmente composta nei confronti della signorina metallica che mi indica di svoltare a destra. Proseguire dritto, tra trecento metri. Bè? Tra trecento metri cosa? Vuoi dirmelo prima che mi trovi su una rotatoria che potrebbe mettermi fuori rotta e farmi finire sulla Mantova-Tirana- Melbourne? E intanto quella freccetta verde che sarei io, andava avanti. Ho fumato, anche. E pensavo. Se la signorina non fuma? Le darebbe fastidio se le fumassi una sigaretta in faccia. Ho immaginato che tra un consiglio e l'altro, succedesse più o meno questo: proseguir...coff...proseguire...coff coff...dritto! E se nel frattempo mi ero già perso? Ah quante colpe hanno le multinazionali del tabacco! Poi sono sceso dalla macchina e l'ho messo in tasca. Solo che avevo inavvertitamente tolto il volume. Volevo camminare fino in ufficio seguito dal satellite, avevo anche l'aria imbarazzata per paura che qualche passante sentisse strane voci dalla tasca del mio cappotto. Temevo chessò, una denuncia per sequestro e sevizie alla Puffetta. E invece quello s'era ammutolito. A ritorno dal lavoro non è andata meglio: io e la Mio signorina siamo stati tutto il tempo a polemizzare. Certo se avessi letto le istruzioni, chissà. Ma ho problemi di concentrazione, non arrivo mai alla fine di un libro. Quindi vado a tentativi. E tra un po', cazzarola, saprò calcolare esattamente e a occhio, quanti sono quattrocentottanta metri. Che nella vita serve sempre. La mia tredicesima immaginaria, ho scelto di spenderla così. Fortuna che ci sono queste ricorrenze e i soldi li incasso lo stesso. E ora scusate, ma sono tre giorni che ho trentatrè anni e sto ancora risentendo dell'ennesima deleteria cena di redazione, svoltasi lunedì tra litri di alcol e chili di cibo presumibilmente assassino. Io nelle trattorie romanacce zozze non ci voglio andare più, sappiatelo. Se mi invitate non ci vengo, eccheccazzo. Cheppoi detto tra noi, tranne qualche ottima eccezione, a me la cucina romana fa ribrezzo.
E ora...tra due metri svoltare a sinistra. Se non sbaglio dovrebbe esserci il letto.
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giovedì, 01 novembre 2007 |
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GLI UNICI NEL GENERE DISUMANO
(on the air: Subsonica - La Glaciazione)
Mutuo il titolo da chi ci ha definito così. Se titolo il mutuo la cosa è meno bella e al massimo può risultare interessante per una banca. Cara banchina mia! Banchina è un termine nautico o stradale, non l'ho ancora capito. Ma se siamo gli unici nel genere disumano, che ne sarà dell'eresìa degli albigesi, della zoppìa dei tecnolesi, della transumanza biblica e del parossismo parodistico. Dei buoi dei paesi tuoi, delle mezze stagioni, della quattro stagioni e della stagion pura. Non si potrà davvero più parlare di serpe e di seno, di effetto e di serra, di pachi e di derma (mentre so che esiste il pacchiderma, un elefante napoletano da non fidarsi troppo), di Rutger e di Hauer perchè ho visto cose che voi disumani non suona tanto bene. Io non so come faremo senza rendere pan per focaccia, e se la focaccia un giorno si offendesse di essere sempre disprezzata? No, amici, sono problemi Gravi, come disse Galileo tirando oggetti dalla torre di Pisa. E chissà cosa pensavano quelli sotto. Non ci sarà forse più il cinema? O le cozze? O ci saranno solo cozze al cinema e finchè sono cartocci di pop-corn l'odore è tollerabile, ma le cozze, dio, le cozze no. Sono pronto a scommettere sulla vittoria del caval donato senza neanche guardargli in bocca, e sono certo che non ci sarà più chi dirà che l'ozìo è il padre dei vizi perchè o sei zio o sei padre e se sei tutti e due è evidente che la mamma dei vizi si è divertita con due fratelli. A esser gli unici nel genere disumano si è intrusi un un mondo di estrusi. E hai voglia a pensare al se e al come, al ma e al fra, a tizio e caio (e sempronio per una volta lasciamolo a casa senza reggere il moccolo), non c'è verso di capire, neanche fosse endecasillabo. A esser gli unici nel genere disumano si affronteranno strani tempi, strani giorni strani, come il giorno del colpo d'occhio (ahi!), l'erosione del fumo, la garanzia dell'ingiustizia, l'eustacchio fatale, i compartimenti stagni e le rane perplesse a guardarli, la lezione delle lenticchie, l'anguilla dai piedi d'argilla, le mensole a salve (e guai a non salutarle), l'ermeneutica olfattiva, le tartine al geranio, gli orecchini da polso, l'alluminio da passeggio. Sarà proprio quel giorno. Oggi è Uno, ieri era Trentuno e qualcuno che si chiama Trenta mi ha sorpreso Ventinove volte. O anche Ventotto o Quarantacinque o Centosettantatrè, fate voi. Resta il fatto che io (nei panni di Taru, perchè è una dedica quindi A Taru non fa una piega) e la Noe, siamo gli unici nel genere disumano.

Un grazie speciale a Trentucciomarlboruccio per averci omaggiato a sorpresa di tale prezioso bergonzoniano feticcio.
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martedì, 11 settembre 2007 |
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ASSENTE SENZA VOLER ESSERE GIUSTIFICATO
(on the air: Super Furry Animals - Show Your Hand)
No, ecco volevo prendere la parola. Tutto sommato qui sopra non è poi così difficile farlo, non devo mica fregà la tastiera a nessuno. E volevo cercare di capire se avete capito cosa sto comunicando. Non so se sia una questione di insicurezza, di machecazzonesò, non so neanche che atrocità sto scrivendo (sì, lo so, e allora?). Allora, questo blog è fuori dal mondo, mette in evidenza esclusivamente gli affari miei, non decide necessariamente di far ridere se non ce n'è bisogno, fa quello che deve fare, segue il padrone come un fedele barboncino. Barboncino? Naaa, è da ricchione (ricchione si può dire o si offende qualcuno?). E non solo: i cani non mi piacciono granchè. Vabbè lasciamo perdere le perifrasi bestiali e le bestialità perifrastiche senza impelagarci nell'arcipelago dell'impelago. Insomma quello che scrivo qui in questo momento mi rispecchia appieno. Sono distratto dalle mie vicende. Non ho tempo nè voglia di parlare di niente che non siano cose astratte. Nel senso che magari nel privato un discorso sensato ci può anche scappare, sul lavoro mi riesce bene di far finta di essere efficiente pur rivelando il mio vero aspetto di pigro cronico. Era così anche a scuola finchè non mi scoprirono. Assente. Domenica scorsa ho passato qualche ora in totale alienazione tra tv e pc e ho mandato in stand-by il resto, compreso il cervello. Poi l'ho riattivato giusto in tempo per l'ora dell'aperitivo senza però prendere l'aperitivo. Quindi se muore Pavarotti (r.i.p.), se fischiano l'inno francese (ma quale sdegno? loro dicono quello che gli pare su di noi e poi ci scandalizziamo per quattro fischi alla marsigliese? ipocriti noi e loro...), se Grillo Beppe (chi??!) si sveglia una mattina e trascina in piazza gli stessi che poi vanno alle urne a fare le pecore dieci minuti dopo, diciamo che non me ne frega proprio un cazzo. E ho usato termini leggeri. La dimensione è quella dell'assenza, ero assente anche alla notte bianca di Roma e se c'ero, alle undici dormivo, che non lo faccio manco quando sono stanco e non ho dormito e ho corso la maratona (ma quando mai?). Lo so, ora penserete che io voglia ostentare un presunto controcorrentismo, che suvvia diciamolo, fa tanto tendenza anche nel mondo blogghe. Potrebbe essere, perché se davvero me ne fregassi non esprimerei neanche 'ste quattro righe. Ma il narcisismo, quello non l'ho mai scrostato dal mio essere. E attenzione, il narcisismo è diverso dall'essere controcorrente per forza. Non mi interessa andare controcorrente sempre e comunque, anche perché per un pigro, andarci è doppiamente faticoso. Sto addirittura andando fuori dal seminato. Alla fine volevo solo dire che sono parzialmente, che è un momento più che mai mio e di (forse pochi) altri che ho invitato. Ora, per uno strano caso del destino, tra gli invitati ci siete anche voi che mi leggete, che grazie al cielo non siete quelli che aspettano famelici qualche merda webduepuntozerista o perlomeno un post-spazzatura o due al giorno in cui vi racconto frottole su episodi di mia vita non vissuta. Vi bastano due o tre cazzate a settimana e ne sono lieto e vi ringrazio. Assecondatemi, mica mi gira male, sarà il cambio di stagione, sarà l'ennesima ri-proiezione di SantaMaradona, il mio film feticcio. Partecipate dunque al mio stato mentale concordando o discordando o firmando una petizione o tacendo anche, che è un buon modo di leggere e di ascoltare.
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martedì, 10 luglio 2007 |
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SENSAZIONI UNICHE
(on the air: Oasis - Songbird)
Ci sono giorni in cui bisogna assecondare le sensazioni. Bevi un long island e la sensazione, a parte quella di essere un alcolizzato, visto che ultimamente sono monoargomento, la sensazione dicevo, è che non esista un long island uguale all'altro. Cioè voglio dire, altri cocktail come li giri li giri sono sempre uguali, prendete il negroni. Gli ingredienti sempre gli stessi, più o meno nelle stesse quantità. Il long island no. Chiunque si diletta a farlo come gli viene, anche nello stesso locale, servito nello stesso minutosecondo allo stesso tavolo. Ed è lì che ti viene il paragone vincente. La sensazione giusta è quella della frizione della macchina. Fateci caso, voi che non vi siete ancora convertiti alle gioie del cambio automatico e/o sequenziale. Le frizioni delle macchine, anche dello stesso modello, hanno tutte uno stacco percettibilmente o impercettibilmente diverso. Dunque io bevo un long island cazzuto o metto la quinta, è la stessa cosa. Però tutto ciò è sempre mutevole, un eterno divenire di alcol e olio del motore. Porca puttana, ne dici di stronzate, Ataru. Ma le tue stronzate mi piacciono. Questo è quello che obbligatoriamente dovete pensare. Stamattina mentre andavo a lavorare col solito consueto margine di ritardo sistematico dovuto allo stato comatoso post sbornia, post Football Manager, post post sul blog, post giornale notturno, post me stesso che prima di una certa [ora] schifo inspiegabilmente e inopinatamente il materasso, insomma post qualsiasi cosa vi venga in mente, bè stamattina il mio umore era più nero di un abitante incazzato del Burkina Faso. E dire che il temporale notturno sembrava aver coccolato i miei pensieri, ma ci vuol poco a farti rigirare i coglioni, quando il trend degli ultimi giorni ha la parabola orientata verso il vortice. Basta perfino il sole malato di questa decade di un luglio strambo e ballerino. A un certo punto, in prossimità del celebre Muro Torto, voi di Roma sapete cos'è, ho tappato i finestrini, inserito un filo d'aria finta e il fido random dello stereo mi ha regalato musiche rilassanti tipo Giardini di Mirò, Nathan Fake e Thievery Corporation. Lo scazzo diventava felpato, come il passo delle macchine di lato, davanti, dietro, mi sentivo improvvisamente un fottuto protagonista delle pubblicità, quelle con le macchine alla moviola, la gnocca che ammicca e il tizio che ammicca anche lui, ammiccano tutti e l'auto di turno è lì morbidamente allettante. Sono certo che mi avete compreso. Anche no, ma fa niente, ho compreso io, compreso me, insomma abbiamo capito in due, uno, non so. Ecco le sensazioni. Sensazione che la giornata non volge al bello, ma perlomeno cerca di non affondare nel liquame. Nanosecondi prima di accendere la liberatoria prima sigaretta di giornata. O forse l'avevo accesa e spenta già prima. Vabbè ma che importa, sono dettagli che vanno in fumo. La sensazione era esatta, quella della giornata nata male, rialzatasi ma fino a un certo punto, media, mediocre, mediata da me medesimo e dal mio fu mattiniero ex scazzo felpato. Le sensazioni sono in agguato, c'è una maratona di sensazioni, quarantadue chilometri di sensazioni, troppi, finisce per scendere una gocciolina di sudore giù per la schiena, di quelle che non fanno neanche tanto piacere, anzi proprio no. Ho la sensazione che potrei andare avanti a parlare di sensazioni e che se non lo faccio, per un bel po' me ne pentirò. Ma tant'è. Non ho intenzione di tediare nessuno, io. Ne dici di stronzate, Moroboshi. E stavolta ti ho chiamato per cognome. E se non capite quest'ultima, fate uno scan dei corsivi, cazzo. Mica posso fà tutto io.
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venerdì, 08 giugno 2007 |
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CON LE DOVUTE SCUSE
(on the air: Mika - Relax, Take It Easy)
Mi sono dimenticato il blog. Può succedere, per carità. Mentre ero lì che bevevo birra e mangiavo panini non ci pensavo. O guardavo i vip che sfilavano sul palco di una premiazione, non ci pensavo. E avevo anche l'opportunità di uccidere Federico Moccia, peccato non avercela fatta. O mi attardavo sul posto di lavoro semideserto ciceroneggiando su Lisbona e pensando alla mia estate che-non-si-sa, io lo ammetto, non ci pensavo. Mentre parlavo al telefono con lei, sperduta in una grigia località belga, non ci potevo proprio pensare. Oppure mentre mandavo maledizioni a Bush e alla sua visitina scompigliatrice, cazzarola, non ci pensavo. Mentre sfrecciavo alle tre e mezzo di notte di stanotte, e ridico un'altra volta notte, per il centro di Roma, ci ho pensato. Ma poi ho realizzato che non potevo pensarci, perchè già così avrei dormito solo quattro ore. E figurarsi se avrei mai potuto pensarci l'indomani mattina, cioè oggi, in karmacoma sul lungo percorso letto-cesso-garage-Roma-ufficio-piccì-caffè, caffè e ancora caffè. Non ci ho pensato neanche a casa, cazzo. Non avrei mai potuto pensarci nemmeno mentre raccontavo, rapito, tutto il nuovo film di Tarantino davanti a del cibo cinese. Non pensavo a Machissenefrega, anzi me ne fregavo, mentre tiravo giù un long island a Ponte Milvio. O mentre si guardava dalla finestra un temporale corredato di aria fresca, sole e ben due arcobaleni. Ma forse un giorno lo scriverò, un racconto morboso che si chiama Io e il mio bancomat. Voi abbiate fede. Mi sono dimenticato il blog già da qualche giorno. L' ho lasciato sul fornello spento, al bancone del bar, accanto a un marciapiede, nel portabagagli della macchina, dentro una valigia che non uso da novembre o in una nuvola di fumo. Ma mica l'ho abbandonato sull'autostrada, perdinci. Infatti rieccomi. Probabile che non abbia mai postato a quest'ora in quasi quattro anni (limortacci!) di onorata carriera. Fuori c'è ancora luce, imbrunisce e io non avevo idea che stasera mi sarei ricordato che mi ero dimenticato il blog. Allora ecco, sono tornato. E vi amo come sempre, come il primo giorno, che neanche vi conoscevo.
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mercoledì, 23 maggio 2007 |
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SCHIZOFRENIA
IO E QUELLO Lì
(on the air: Tiesto featuring Christian Burns - In the Dark)
Al secondo banco, accanto a Bostik (quanto ci ha odiato per quel soprannome), non c'era una volta che alzassi la mano. Magari sapevo ciò che si chiedeva, ma non mi interessava dimostrare che lo sapevo. Ero un teenager insicuro, timido, egoista ma non egocentrico. L'unica sfacciataggine, oh quella sì, era che dicevo stronzate per chi mi stava intorno. Mi costò il nove in condotta, ma perlomeno avevo un'aria un po' più decente, simpatica, meno sfigata, cristosanto.
Non so come e non so perchè, mentre pensavo a cosa scrivere, eppoi pensavo a scrivere di uno sdoppiamento, mi è venuto in mente quel periodo. Lì ero uno solo. Adesso, rifletto. Rifletto sul fatto di sentirmi diverso, di avere due vite. Una la mattina e parte del pomeriggio, l'altra il resto del giorno. Distanti al punto che si interrogano l'una sull'agire dell'altra. Dicotomìe, direte voi, legate al lavoro e al fatto che prima ero disoccupato. Ma prima prima non lo ero. Ed ero più o meno uguale sul posto di lavoro e fuori. Adesso no. Adesso che l'egocentrismo mi ha ormai pervaso le sinapsi, mi ritengo un essere insopportabile. Divertente e insopportabile. Non sto invero intonando un peana a questo personaggio che si muove abilmente tra un mouse e un computer snocciolando una fucina di battute che inevitabilmente spesso scadono, perchè le grandi quantità custodiscono perle, ma anche robaccia di quart'ordine. Adesso è come se alzassi la mano dal primo o dall'ultimo banco, poco importa. Oltre a quell'ossessione da comico di far ridere di continuo chi mi sta intorno (questa però, con toni meno esagerati c'è sempre stata). Una metamorfosi spietata che si estende ogni tanto anche dopo l'orario di uscita. Ma per fortuna non sempre. Perchè se davvero quello lì, si impossessasse di me per il resto della giornata, sarebbero guai seri. Quello lì ieri sera s'è fatto la tangenziale in un'Idioteque. Cronometro alla mano, è preoccupante. Io poco fa invece canticchiavo L'ultimo bicchiere di Nikki. Stereo appalla in entrambi i casi, ma quello lì si dava un fottuto tono diverso. L'altroieri io e quello lì siamo andati al buen ritiro per eccellenza, in cima al colle. Ci siamo messi d'accordo e ci siamo sentiti migliori. Attenzione però. Non è come quando qui sopra parlavo di Io numero Uno e Io numero Due. In quel caso uno solo dei due aveva davvero sale in zucca, l'altro era troppo istintivo. In questo caso ce l'abbiamo tutti e due 'sto sale, ma siamo diversi, semplicemente. Non credo ci sia uno stevensoniano Mr. Hyde, un palahniukiano Tyler Durden, nemmeno un kaneiano Batman, uno splinderiano Ataru Moroboshi di qualche tempo fa o peggio ancora un kafkiano Gregor Samsa(oddio, quello sarebbe grave). Credo ci sia un personaggio convinto di far bene il suo, sicuro di sè quanto basta per risultare a volte sbruffone, a volte simpatico, a volte ai limiti del secchione, esponenzialmente egocentrico, a volte perfino un poco stronzo. Uno che veste casual studiato, che si abbronza dal finestrino, che si è comprato un semiserio zainetto trendy color verde petrolio, che mangia ormai quasi niente a pranzo. Credo altresì che ci sia una persona che è meno sicura al di fuori di lì. Ma forse più umana, inguaribilmente romantica, con le sue debolezze, che veste casual meno studiato, che dal finestrino prende solo aria in faccia, che a cena si sfonda perchè ha fame arretrata. E che quando si affaccia sul lavoro crolla miseramente tra le macerie delle troppe cose da fare. Io non so se tutto questo sia normale, forse è uno scudo di protezione, ma per me è nuovo e soprattutto non esiste alcuna forzatura in nessuno dei due comportamenti. Noi siamo così. Eppure quello lì in questo momento non sta scrivendo. So solo che ultimamente m'è tornata la sana voglia di fare una o due tantum, bevute come si deve. Ma questo è solo buon segno, anche se per caso lo avesse deciso quello lì. Tra l'altro, m'hanno detto (leggasi impersonalmente - ndA) che quello lì incassa bene i colpi di qualsiasi natura. Basta che poi i dolori non vengano a me.
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venerdì, 11 maggio 2007 |
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HO CERCATO DI CAPIRMI, MA ANCHE NO
(on the air: Arctic Monkeys - Brianstorm)
Lo so, dovrei essere a letto, sono stanco e tra poche ore mi sveglio, ma in questo momento mi preme di scrivere. Scrivere cosa? Mi ero riproposto un dialogo tra oggetti o con oggetti, ma poi sia il telecomando, sia le piante grasse hanno detto di essere in silenzio stampa. È ovvio che senza telecomando e piante grasse, non c'è dialogo surreale. Avete ragione voi a dire che io sia un folle. Avete ragione a sostenere che la mia follia stia nel fatto di non aver neanche chiesto la tagliente collaborazione delle forbici, ma sarebbe sembrata una soluzione di ripiego, financo coercitiva. E allora? Ma è mai possibile che? Che? È mai possibile e basta. Ohibò, qui si cerca una conversazione surreale, ma nessun oggetto sembra darmi ascolto. Lo stereo mi ha risposto che casomai ero io a dover dare ascolto a lui, ma che non avrebbe cantato con la sua voce bensì con quella che capitava. Le carte francesi mi hanno risposto picche. Ho provato allora a rivolgermi agli occhiali da sole, ma mi hanno detto che di notte non è il caso. L'ultimo tentativo ho voluto farlo con il mappamondo, ma si è girato dall'altra parte. Alfine sono giunto alla conclusione che avrei dovuto parlare da solo. Mi sono raccontato fandonie, ciacole, bugie e muraglie di riso freddo alle verdure. Quando ho capito che anche il surreale dovrebbe avere un pur minimo senso, ho deciso di smetterla. C'è in sottofondo da due giorni la voglia di cacciare un urlo liberatorio, ma per adesso resta lì, a un passo dai denti del giudizio.
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giovedì, 26 aprile 2007 |
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TOXICITY
(on the air: The Fratellis - Chelsea Dagger)
Sapete che c'è? Che me ne vado qualche giorno a bivaccare in terra toscana, che ormai è diventata il mio buen ritiro. Ferie, torno domenica, lunedì lavoro in maniera gioiosa (ne ho, lo ammetto, tutti i motivi) e martedì ri-ferie, mercoledì vi saprò dire quanto è bravo Stefano Bollani dal vivo. Intanto spargo appunti qua e là: ho visto Scrivimi una canzone con Hugh Grant e l'adorabile Drew Barrymore e pur essendo un filmetto svagante, m'è piaciuto, visto anche il tema a me caro della musica anni ottanta. Non c'entra niente col film, ma ho avuto una recrudescenza di ascolto dei Cure. Ho preparato la valigia ascoltando i Cure, mia madre circolava per casa, io ero al cesso e intanto andavano i Cure. Ammetto poi, che sia un periodo alquanto strano per me. Alterno eccessi di euforia a crolli fulminei, a volte sembro un tossico che sta a tremila. Le motivazioni sono state scavate, forse qualche risposta c'è, di sicuro mi sento bene. Inutile dire che il blog chiude fino a domenica, ma ancora stamattina sarò qui a leggere qualche minchiata. A poi.
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giovedì, 12 aprile 2007 |
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PREPOSIZIONI SEMPLICI APPLICATE ALLA FRITTATA COI WURSTEL
(on the air: Tiromancino - Angoli di Cielo)
A mezzanotte mi alzo dalla bara e riprendo vita. Così è successo stasera. Sarà che sono ancora stordito dalle sette pappine dell'Old Trafford, sarà che sono più stanco del solito, ma praticamente dopo aver dormito quasi un'oretta senza nemmeno accorgermene, adesso sono qui a postare.
Il fatto è che mi sono ripromesso di parlare di una frittata coi wurstel mangiata in pausa pranzo, con le colleghe che mi trattavano tipo lebbroso. Cosa avrà mai questa frittata coi wurstel? Temo che l'arcano sia da ricercarsi nel fatto che io pranzo insieme a tutte donne perennemente a dieta. Dieta. Ne parlano anche da Vespa, per la centounesima volta. Solo sul delitto di Cogne hanno fatto più puntate. Lì viaggiamo sulla media di una ogni due. Preoccupante sarà un prossimo speciale Porta a Porta sulla Dieta di Cogne, lì secondo me saranno cazzi amari, tanto per escludere il saccarosio, che non va a braccetto con il regime dietetico.
Ma questa frittata coi wurstel? Insomma addirittura mi era stato velatamente chiesto di parlarne sul blog, da persone che neanche conoscono il mio indirizzo splinderiano. Sarà forse per trovarmi su Google a tradimento? Ma poi che devo dire? Proviamo ad usare le preposizioni, come alle elementari.
Di. Parlo di una frittata coi wurstel. La frittata coi wurstel era tendenzialmente di colore giallo con tratti rosei. Ed era buona.
A. Parlo a una frittata coi wurstel. Ehi frittata coi wurstel, come te la passi? Bene! Ma bene bene? Eccheppalle, sempre a cercare il pelo nell'uovo tu!
Da. Parlo da una frittata coi wurstel. Qualcuno lassù, sopra al piatto, mi sente? Nessuno? Azz, sono fritto!
In. Parlo in una frittata coi wurstel. Sì ma almeno che venga qualcuno con me, mi sento un coglione a parlare da solo dentro una frittata.
Con. Parlo con una frittata coi wurstel. Non è dissimile dal punto due. Anche se potrei essere un po' più colloquiale, e parlare chessò, del tempo. Ehi frittata coi wurstel, fa caldo in questi giorni eh? Dipende, se avanzo vado in frigo e volendo fa pure piuttosto freddo. Poi renditi conto che questo paragrafetto fa cagare, ma ormai hai scritto e la frittata è fatta. Stronza e autoreferenziale. Potresti aprire un blog.
Su. Parlo su una frittata coi wurstel. O la frittata è gigantesca, o io sono rimpicciolito. Oppure ho deciso di fare surf. O magari sono sul taxi del tassinaro immaginario, detto Er Frittata. Autoreferenziale, stavolta sono stato io, la frittata non c'entra.
Per. Parlo per una frittata coi wurstel. Care commensali che ve la prendete con lei e la schifate, vi parlo per conto della frittata coi wurstel: mangiate pure le vostre insalatine, tanto non dimagrirete nemmeno di un misero etto. Ella (la frittata) non ha altro da aggiungere.
Tra e Fra. Parlo tra o fra una frittata coi wurstel. Ma..ma...perchè mai dovrei? È un'assurdità!
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martedì, 03 aprile 2007 |
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ORIGINANGOLI
con l'accento sulla A
(on the air: The Second Grace - Antananarive)
Sto finendo di rivedere La Febbre, film che mi fa più o meno lo stesso effetto di Santa Maradona. Leggasi che ogni volta che lo rivedo, riesco a guardarlo da un'angolazione diversa e nuova. E ogni volta mi piace di più. E' quella banalissima sensazione di immedesimazione che avevo anche da piccolo. Però da piccolo, come spiegai anni fa in un post, amavo immedesimarmi nel co-protagonista del cartone animato. Avevo già illustrato del mio preferire, ad esempio, Jigen a Lupin. Ma anche lo stegosauro al tirannosauro, la pasta in bianco a quella al pomodoro, Lepido e Crasso a Cesare Pompeo Ottaviano e Antonio, i gatti ai cani. E potrei continuare all'infinito. Non è che voglia fare l'originale per forza, io lo sono. In certe cose lo sono all'ennesima potenza, in altre rasento la banalità, senza per questo disperarmi. Mi rendo conto che tutto questo è un'amena divagazione, un mero divertissement, un sano cazzeggio, qualsiasi cosa, evitando accuratamente di utilizzare lo stronzissimo termine fuffa. Stavo finendo di rivedere La Febbre, ma è già finito da un po', ormai. E già che c'ero, mi sono anche riletto Amore dopo amore di Derek Walcott, citata a più riprese nel film. Volevo postarne un pezzo qui, ma poi ho pensato: cazzo c'entra scrivere ora, qui, per dire, amerai di nuovo lo straniero che era il tuo io? Niente, però ho scritto ugualmente un pezzetto di poesia. Mi sembra di essere tornato indietro, all'inizio dell'avventura blogghica. Pochi commentatori, post scritti in italiano pedestre e sana goliardia. Vi dirò, questo involontario ridimensionamento/catarsi del blogger non mi dispiace affatto. Basta vederlo dall'angolazione giusta, quella stessa angolazione che mi fa osservare le diverse sfaccettature di un film, di una via, di una vita, del mondo o di una zucchina. E mi fa presuntuosamente pensare di essere originale più di te che mi leggi, anche se poi magari non è vero.
Però, chi non è mai riuscito a guardare le cose da diverse angolazioni, non sa cosa si è perso. Ed è pure un po' ottusangolo.
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giovedì, 14 dicembre 2006 |
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CLIMAX* DI UN INCIPIT CHE SI SPEGNE IN UNA SORTA DI PARAPROSDOKIAN*
*NON FATECI CASO, AMO non ricambiato LE FIGURE RETORICHE
(on the air: Ben Lee featuring Liz Phair - Away With The Pixies)
Ci risiamo: la palla gialla marchiata col numero uno rotola in buca e incasso una sconfitta nel mio personalissimo campionato di otto e quindici contro Alberto. Pensare che nella precedente giornata avevo vinto a mani basse. Spengo un'altra sigaretta, rapito dal freddo che sembra polare, ma solo perchè eravamo abituati al caldo ormai da troppo tempo. Giro la chiave nella serratura, mi siedo, accendo il pc, rifletto sul fatto che oggi mi sentivo oppresso da misteriosi diritti e doveri. Sensazione aberrante, svanita dietro quella palla bianca che spingeva piene e cerchiate in buche strette. Voglio chiamarla terapia del biliardo. Bevo un po' d'acqua, reprimo il desiderio di mettermi a chiacchierare con un oggetto che ho in casa, a scelta tra uno stereo, un paio di scarpe o una slot machine. Annaspo solo parzialmente nel mare del surreale, so che potrei e non voglio e tutto sommato neanche devo. E' a questo punto che mi rendo conto che questo sarebbe l'incipit perfetto per un qualsiasi racconto, libro o anche post di un blog. Ma nel caso specifico è soltanto l'incipit del mio ritorno a casa.
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giovedì, 09 novembre 2006 |
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SILLOGISMI* VOLUME UNDICI O GIU' DI LI'
*uso improprio del termine, se preferite si può usare il sostantivo ESERCIZI
(on the air: Franz Ferdinand - Auf Achse)
Guardo un punto fisso, lo fisso ed è fisso. Stasera è così, un po' di stanchezza dovuta al dolce far niente che nell'immaginario comune è sempre meglio che l'amaro far qualcosa. Ma quale immaginario comune? Io credo di esserci stato lì, una volta. C'era un immaginario sindaco che dettava immaginarie ordinanze, ed essendo tutto immaginario i cittadini facevano quello che gli pareva senza curarsi delle conseguenze lampanti. Ad esempio il parcheggio nel parco, il taccheggio col tacco, il volteggio voltaico (e non era detto che qualcuno sopravvivesse), il candeggio candìto e il ciliegio con le ciglia. Quest'ultimo chiaramente una licenza poetica, una di quelle che furono concesse al poeta durante il servizio militare dell'immaginario comune. E non so se andare, restare, venire, opacizzare o al limite edulcorare, se mi passi lo zucchero lo metto nel caffè amaro, un amaro, grazie. Prego, ma sono ateo. Il che presuppone una contraddizione del credo dunque esisto ma con riserva e non vado lontano se non faccio benzina. Questa ci mette un po' ad arrivare tutta, magari fatela a pezzi ma senza dare nell'occhio che non è il caso di accecarsi e contare fino a cento per poi scoprire che si sono tutti nascosti dietro un dito sapientemente assestato nell'occhio che ora è rosso e assetato di collirio, andrebbe in delirio per il collirio. Smaccate smanie oculari come desideri sintetici o calamari sintattici, fritture miste, congettura confettura soltanto ipotizzando che sia di amarene, carpaccio di carpa, apnea della panacea, buio pasto senza pesto e tanto va la gatta al lardo che è necessaria la liposuzione. E'colpa mia dico io, è polpa mia disse il macellaio gloriandosi alla grigliata. Ma è colpa mia ribadisco, se stanotte è così piena di punti fissi da fissare e adesso che l'ho detto e l'ho scritto mi sento sollevato. Saranno mica questi due qua dietro che mi portano via di peso?
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martedì, 10 ottobre 2006 |
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BLOGMARKET
(on the air: Snow Patrol - Chasing Cars)
Questo post somiglia più a un incubo. Dev'essere l'ora.
In filodiffusione il pezzo cult che si insinua nell'orecchio di ogni bloggatore che si rispetti: i don't feel like dancing degli Scissor Sisters. Il blogger medio entra con il suo bravo carrello e chiede all'omino dietro il bancone: Mi dà mezzo chilo di post?
Omino: abbiamo questi freschi di giornata, di Personalità Confusa, roba buona.
Blogger: eh ma sono un po 'cari...
Omino: va bene se le do quelli di Chinaski?
Blogger: Chinaski mi piace molto, lo prende anche una mia amica, ma sa non dico proprio roba scadente, però neanche troppo costosa...
Omino: ho capito, le do Ataru.
Blogger: ecco Ataru è perfetto! Non costa troppo però ogni tanto ci mette un po' di qualità. Senta mi mette in busta anche qualche feed? ah poi già che c'è mi dà un pagerank che ne ho solo tre.
Omino: va bene. Le metto anche due link?
Blogger: massì crepi l'avarizia! mi dia una dark ventitreenne un po' zoccola e un fake di un grassone infartuato a dieta.
Omino: non lo vuole un arrampicatore della blogsfera, uno che chiede di farsi commentare e linkare credendosi blogstar? E' in offerta speciale, c'è il due per uno, due link di questi al prezzo di uno solo...eh? che ne dice?
Blogger: no...davvero...
Omino: ma sono in offerta, li prenda!
Blogger: no guardi...
Omino: li metto eh?
Blogger: insomma basta, altrimenti qui ci scappa un flame!
Omino: le faccio lo scontrino, paga alla cassa...comunque se li prende, c'è anche in omaggio un template di PannaTrifolata!
Blogger: mi scusi...scusi un attimo...(apre uno dei post di Ataru e legge una riga qualsiasi)
[Riga qualsiasi= blogger: ora posso affermare con assoluta certezza che lei è un blogger rompicoglioni travestito da omino dei post].
Blogger: ecco...ci siamo...ora posso affermare con assoluta certezza che lei è un blogger rompicoglioni travestito da omino dei post. Niente male questo Ataru, però nel post si è dimenticato di salutare. Addio.
Musica!
...Don't feel like dancin', dancin'/Even if i find nothin' better to do/Don't feel like dancin', dancin' /Why'd you break down when I'm not in the mood?/ Don't feel like dancin', dancin'/ Rather be home with no one when I can't get down with you-uh-uh....
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lunedì, 25 settembre 2006 |
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LA CURIOSITA' POTREBBE SALVARTI IN SITUAZIONI BEN PIU' DRAMMATICHE DI UN TANGO
(on the air: OK Go - Invincible)
L'uomo ha un'insaziabile curiosità di conoscere ogni cosa, eccetto quelle che meritano di essere conosciute.
Oscar Wilde
Io sono curioso. Dicono che la curiosità sia sintomo di intelligenza: francamente non mi interessa se sia vero, ma sono curioso per natura. Fin da quando a sei anni mi interessavo di marche e modelli delle macchine che giravano per strada e non mi limitavo a saperli; ne inventavo di nuovi e li testavo sulla pelle dei miei genitori. O quando alle elementari memorizzai tutta la geografia per non dimenticarmela più e assorbivo sul giornale persino le temperature massime e minime di tutto il mondo. Sull'album Panini leggevo perfino i paeselli dove erano nati i calciatori, tanto che Pruzzo Roberto è nato a Crocefieschi (Ge), Baresi Franco a Travagliato (Bs), Altobelli Alessandro d | |