MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi

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Del meglio del mio meglio

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> i boschi dove quasi non filtra la luce del sole
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> cazzeggiare fino a tardi chiacchierando in macchina e facendo zapping con la radio
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> chi stimola la mia attitudine polemica, ma tanto si sa che alla fine ci si fa una risata
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> le magliette stupide che compro in Sardegna
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> i film di Tim Burton,quelli di Vanzina e quelli di Tarantino
> essere considerato diverso da tutti
> essere egocentrico a tal punto da far ricadere l'attenzione su di me ad ogni costo ,anche quando mi gira male e non dico niente
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> andare al Loran Club e sentirmi a casa
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> tornare a casa e accendere il pc e il televideo
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> stare nel letto quando fa freddo di mattina
> mettere insieme canzoni che mi ricordano un momento particolare e magari farci il cd
> riguardare le foto e notare particolari che non avevo mai notato prima
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> Estella Warren
> dire una mezza verità,ma mai mentire
> il Vicks Sinex
> avere sempre qualcuno con cui uscire,anche tutte le sere
> tutto ciò che è mio
> l'odore del pane appena fatto
> scoppiare i pallini della plastica che si usa per imballare le cose fragili
> la notte
> SOFFRIRE PER UNA RAGAZZA
> i viaggi on the road
> i vecchi film horror
> essere guardato negli occhi e ricambiare,magari da chi non conosco
> le case abbandonate
> la curiosità morbosa
> i nomi delle vie
> la geografia
> la pasta burro e parmigiano
> la cultura giapponese
> le mie piante grasse
> i film con Peter Sellers
> la mia Piccolina
> continuare a scrivere qui e sapere che farei l'alba ma tanto non finirei


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> il prosciutto crudo
> chi dice le cose alle spalle
> svegliarmi la mattina presto
> l'odore di chiuso che sento in radio quando arrivo
> i ragni(ho paura)
> seguire troppe regole
> la politica
> la sinistra
> chi è troppo di sinistra o di destra ed è convinto che tutte le ragioni stiano dalla sua parte
> gli eccessi
> chi si fuma troppe canne
> i peperoni
> dover andare di fretta
> i fenomeni di massa
> la house
> la latino americana e i balli di gruppo
> le festività
> il lunedì e la domenica
> i picnic
> le gitarelle fuori porta in mezzo al casino
> il carnevale e il dovermi mascherare per forza
> gennaio perchè è un mese di 31 lunedì
> i locali piccoli che vanno tanto di moda e dove non si respira
> i calabresi
> il caldo
> sudare
> Schumacher e Valentino Rossi(ma lo sto rivalutando)
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> quelle che se la tirano
> quelli che credono di essere più colti o intelligenti perchè hanno una laurea o leggono i libri,ma tanto poi li sputtàno e ne so più io!:þ
> la mentalità chiusa
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> gli occhiali che mi si sporcano in continuazione
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martedì, 24 luglio 2007

CINQUE ANNI FA

(on the air: The Cure - A Forest)

Era pressochè pronto un post autoreferenziale sul mio prossimo viaggio ormai prenotato, dunque una decisione è stata presa e vi terrò ancora un po' sulle spine per sapere dove sarà (ma anche chissenefrega). Ma c'è tempo ancora, aggiungo purtroppo. Quindi il post può aspettare. Il fatto è che mi sono ripromesso da tempo di celebrare la data del 23 luglio.

Il 23 luglio di cinque anni fa, avevo ventisette anni. E bazzicavo, lo faccio ogni tanto tutt'ora, il forum di Audiogalaxy. Per chi non sapesse cosa è stato Audiogalaxy, bè, è stato il miglior programma peer-to-peer della storia, il più completo e rivoluzionario. Non a caso i discografici americani lo fecero cadere ben presto. Chissà poi perché ci si riuniva tutti sulla pagina/forum di Vasco Rossi. Ci fosse stato un solo fan del cantante di Zocca. Vasco è uno di cui conosci per forza la maggior parte delle canzoni anche se musicalmente non è proprio il massimo, nè il tuo preferito. Forse sarà quello. Oddio, poi si frequentavano anche Ligabue, Jovanotti, persino Tiziano Ferro, laddove era bello prendere per il culo coloro che davvero amavano TZN FRR. Ma Vasco era Vasco. E allora tutti lì, spesso e volentieri. Tutti ragazzotti cazzeggioni che un giorno decisero di incontrarsi a Roma, non per un raduno qualsiasi, bensì per una passione comune: i Cure. Fu così che io feci gli onori di casa per il concerto di Robert Smith e soci. Vennero: un ragazzo di Trento, un adorabile frescone con cui fino a pochi mesi prima mi insultavo, ma che divenne poi un grande amico, un pischelletto un po' anarchico di Bergamo appassionato studioso di satanismo e politica, un altro ragazzetto un po' dark di Prato con la sua incantevole ragazza pisana di allora,  una fotografa gnocca di Trento, due ragazzi, cugini, di Modena. Il colmo fu che arrivò addirittura un'amica spagnola, la quale migliorava il suo italiano sul forum (prima le parolacce, maccerto!) e che era venuta per Pino Daniele-Mannoia-De Gregori, e che ci fece volentieri compagnia visto che mi avanzava un biglietto gratis per i Cure. Prima e dopo il concerto ci raggiunsero la Kriss e il maestro Poompah. Ovvero colei che scoprii essere praticamente la mia vicina di casa e con cui spesso tutt'ora vado a passeggiare il cane (suo) per fare due chiacchiere e il dj  più strano che mi sia mai capitato di conoscere (lo linko anche su MySpace perché ormai su Splinder non scrive più). L'acustica del concerto non fu eccezionale, ma l'importante era esserci. Davanti a quei mostri sacri che avevano fatto la storia del dark-new wave anni ottanta, insieme a quelle scritte che per mesi si erano raccontate, divertite, persino insultate su uno sfondo blu e che adesso avevano un volto e una voce, oltre al link. Non è assolutamente possibile descrivere le sensazioni di quella serata e questo racconto scritto male, non renderà per nulla. Era qualcosa che andava oltre qualsiasi blog raduno e cazzate varie, eravamo amici da sempre e non ci conoscevamo. Dopo A forest, Just like heaven, Love song, Friday i'm love, Boys don't cry e le altre (però Robert ciccione bastardo, perché non hai cantato Close to me e Lullaby?), mi feci due viaggi con la vecchia Mini stracarica di gente e di zaini, dallo stadio Olimpico fino a Trastevere, allo scopo di bere quella birra che ci eravamo ripromessi da tempo. Solo la fotografa ci abbandonò. Ebbe una mezza storia con Simon Gallup dei Cure, si fermò all'Hilton. La Kriss invece se ne andò prima del concerto, ma gli altri c'erano tutti. Tutti in un pub a raccontarci di noi, delle nostre storie, delle cazzate internettiane, degli amori nati lì sopra - e c'ero sempre di mezzo io -  davanti a fiumi di birra finchè il gestore non ci cacciò perché era tardi. Ci diede i bicchieri di plastica per portarci via la nostra birra avanzata e quella dei vicini di tavolo, inglesi, che non ce l'avevano fatta a finirla e ce l'avevano gentilmente ceduta; cose incredibili quella sera! Continuammo a ridere in una piazza Trilussa irriconoscibile, deserta come difficilmente ho rivisto. L'alba arrivava mentre affacciati dal Lungotevere, altezza Isola Tiberina, guardammo di sotto le pantegane che percorrevano i tronchi d'albero arenati nel fiume. Sira gridava in spagnolo: mira las ratas, mira las ratas! Non ne avevo mai viste di così grosse e pasciute, neanche nel Nosferatu di Kinski. Mi hanno di recente ricordato che io facevo da Cicerone sulla storia dell'illuminazione dei ponti di Roma. Lo avevo rimosso, troppa birra in corpo. Quelle stesse persone si sparsero, magari dopo un riposino veloce su una panchina, alle sei di mattina tra macchine e treni che andavano in direzione opposta, ognuno col suo viaggio ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i cazzi suoi (e così, rendo omaggio pure a Vasco che fu il trait d'union). Quelle stesse persone sapevano che forse, anzi molto probabilmente, non si sarebbero mai più riviste tutte insieme. Ma non c'era nessuna malinconia, era bello così. A distanza di cinque anni, quasi tutti ci siamo ritrovati sulla stessa pagina di Vasco Rossi, grazie al ragazzo di Prato che nel frattempo non aveva più avuto la connessione a internet e aveva lasciato tutti i ricordi intatti, fermi a quella sera di luglio. Ecco, io credo che queste cose capitino una volta nella vita e che sia giusto così. Perché se ti capitano due volte, rischi di dimenticarle o confonderle. Così no.

2002: dallo stadio Olimpico a Trastevere, da Audiogalaxy al mondo reale.

Dedicato a (in ordine di apparizione nel post): Alessandro, Davide, Andrea, Lisa, Silva, Marcello, Matteo, Sira, Cristiana, Claudio. Ma anche agli altri del forum che al concerto non c'erano. Tra questi, chi ho conosciuto dal vivo e chi no: Alessia, Salvo, Stefania, Silvia, Margherita, MarcoPaola e mi fermo qui, ma potrei continuare con almeno altri venti nomi. E dedicato a me, che prima di quella sera, ora posso confessarlo, dei Cure conoscevo a dir tanto una decina di canzoni.

i racconti intorno al fuoco

elucubrato da AtaruMoroboshi // luglio 24, 2007 02:29 // commenti (19)
venerdì, 02 marzo 2007

IL PROBLEMA GRAFICO DELLA PROFESSORESSA FRANCA M.

...e Sanremo era Sanremo

(on the air: Robbie Williams - She's Madonna)

Introduzione. Oggi voglio trattenermi dal parlare di Sanremo, però sappiate che ho visionato altri pezzi delle due serate successive del Festival e mi tengo a stento. Dico solo di tenere d'occhio questa gnoma qui. E' Momo. Bocciata al Festival e rilanciata da Chiambretti nel dopofestival, la sua Fondanela è già un mito inenarrabile. Poi mi rivolgo a colui che mi ha trovato con questa chiave di ricerca: come faccio per farmi dare calci nelle palle, dico solo che c'è tanta gente disponibile, e se vuole io stesso posso offrirmi volontario.

Prefazione. Franca M. avrebbe ripreso un volto più umano solo qualche anno dopo, all'inizio dei novanta, quando ormai avevo scelto la strada del liceo classico e lei era diventata la professoressa di storia dell'arte.

Il problema grafico della professoressa Franca M.

Franca M. è una prof giovane, aggressiva, non so se definirla una bella donna, di sicuro vagamente affascinante, con i suoi capelli da dea Minerva e l'abbigliamento in pelle nera da motociclista. Di certo ha un suo stile. Siamo nella metà degli anni ottanta, gli anni delle medie, delle feste col gioco del semaforo, delle firme bene in vista sui vestiti, delle ragazze poco socievoli (con me) e molto cotonate. Ogni fottuto venerdì del triennio 1985-86-87, due ore di  educazione tecnica. Credo di averne già parlato seppure di striscio in un vecchio post. Ma stavolta i riflettori sono tutti per lei, la famigerata prof di tecnica. Ancora oggi io dovrei andare da un bravo psicologo per rimuovere il trauma che questa donna peraltro simpatica, ha lasciato in me e in quelli come me. No, non è una torbida storia di sesso come quelle che adesso i bambocci pubblicano su Youtube e prim'ancora riprendono col cellulare. All'epoca -come sono vecchio- c'era a malapena il cordless, e internet era una roba usata dalla CIA e dalla NASA. Non è neanche una storia di bullismo, anche perchè dove andavo io a scuola, i bulli li cacciavano fuori a calci nel culo. Salvo pagamento profumato di mammà e papà. Ma allora che storia è? E soprattutto non può fare odiens una storia che non ha a che fare nè col sesso nè con la violenza. E' una storia di incubi psicologici che iniziavano a manifestarsi già il giovedì sera, proseguivano il venerdì mattina presto su una fredda tavoletta del cesso e prendevano forma una manciata di sessantaminuti dopo. Accanto allo zaino d'ordinanza, una cartellina trasparente a valigetta ove riporre carta millimetrata, squadre, riga, portamine, pennarelli colorati a punta fine, carta lucida, gomma di quelle grosse, compasso omicida. Ataru guarda la mamma preoccupato, lei gli fa coraggio ma sa, si arrabbia anche lei, però non può farci niente. Deglutisce, Ataru. Due chiacchiere cogli amici, la campanella che suona. Franca M. apre il sipario sulla cattedra. Buongiorno. Prendete l'occorrente.

Problema Grafico

(inventato ma solo perchè non ho un testo qui davanti. Il grado di difficoltà è questo)

Costruire la piramide di lato tot, avente come base un tetraedro irregolare a stella inscritto in una circonferenza di raggio tot. Il lato c della piramide è la base di un tronco di cono. Costruire anche quello. Lucidare il tutto con campitura di centimetri tot.

Due misere ore. Io non ero capace. Non ero per un cazzo capace, cioè del tipo: faccio il quadrato, ci inscrivo la circonferenza, inizio il primo lato del tetraedro irregolare a stella e comincio a cancellare. Al tronco di cono non ci arrivavo, non potevo arrivarci, figuriamoci ad usare la carta lucida che era l'ultima parte, se non altro più divertente perchè c'erano i pennarelli colorati. Venti anni fa, la mattina del  venerdì era il terrore fatto disegno. Io non ce la potevo fare, gli occhi si perdevano nella carta millimetrata e nel suo rosso arancione così anonimo e così da ufficio del catasto che uccideva qualsiasi mia fantasia di qualsiasi tipo. Solo magone, solo voglia di mandare a cagare 'sta pazza dal para...parallelelepid...parallelepipedo facile (abbiate pazienza, ho perfino problemi a scrivere la parola). Solo speranza che quelle due ore passassero in fretta. Tanto i problemi non li finiva mai nessuno. Al massimo ce li faceva finire a casa e io facevo divertire mio padre, che era  portato per queste materie strambe. Ancora oggi ricordo nitida quella sensazione sulla gelida tavoletta del cesso di casa in attesa di espletare funzioni fisiologiche per poi andare ad annaspare su un banco verde: ci saranno momenti peggiori nella tua vita, vedrai che queste due ore maledette passeranno in fretta. Non passavano, porca troia. Ci sarebbero stati momenti peggiori, cara Franca, però se dopo più di vent'anni sento ancora un peso giù nello stomaco a pensare ai poliedri e ai tronchi di cono, la causa è tua e dei tuoi impossibili problemi grafici. Che nella vita si dice che serva tutto, ma io con questi non ho ancora capito che ci devo fare e allora ci ho fatto l'amarcord, anzi l'odiarcord.

Già, più di vent'anni fa. Io leggevo le avventure dei miei beniamini pop/new wave inglesi su Tutto, Pippo Baudo conduceva il festival di Sanremo e tra i protagonisti c'erano Al Bano, Nada, Mango (senza svolta rock), Marcella Bella, gli Stadio e la Ruggiero coi Matia Bazar. Oggi è uguale. Gli ospiti però si chiamavano Sting, Depeche Mode, Duran Duran, Frankie Goes To Hollywood, Talk Talk, Spandau Ballet, Smiths, Whitney Houston, Paul Simon, Phil Collins. Oh scusate, non dovevo parlare del Festival.

Ma a proposito di ospiti, mi spiegate chi cazz'è Miguel Angel Munoz*?

*dice che è uno che fa Paso Adelante, dice.

i racconti intorno al fuoco

elucubrato da AtaruMoroboshi // marzo 02, 2007 04:19 // commenti (35)
sabato, 21 maggio 2005

RITORNO A SCUOLA

( on the air: Nick Kamen - Loving you is sweeter than ever )

1980- 1993. I quindici giorni più belli dell'anno scolastico, iniziavano ai primi di maggio. Che strana scuola, la nostra. Ogni anno per due settimane, lo sport prendeva il sopravvento sullo studio. Fu così che i Giochi Calasanziani entrarono nelle nostre vite. Inutile dire che iscriversi alle gare comportava saltare le lezioni. Poi che io perdessi, era del tutto irrilevante. Tennis, salto in lungo, velocità, calcetto. Mi iscrivevo e gareggiavo. A calcetto, non per mio merito, una volta arrivammo in finale. Fu medaglia d'argento, ma che soddisfazione, per una volta, salire su un podio vero. Eppoi  ci regalavano le borse, che ancora oggi porto per andare in vacanza, e le magliette,  una ce l'ho ancora e ogni tanto la metto in giro per casa. I due momenti clou erano le cerimonie di apertura e chiusura. L'apertura, di pomeriggio, comportava addirittura che i tedofori portassero la fiaccola in giro per Roma, fino ad arrivare a scuola e accendere la sacra fiamma dei Giochi. Preti megalomani. Però suggestivo. Sì, portai anche la fiaccola, un paio d'anni di fila, mi pare. Sorvoliamo però. I Giochi, per me, sono sinonimo di anni '80. Arrivavo all'apertura vestito perfettino. Il perfettino dell'epoca, oggi risulterebbe un look da pappone filippino. Occhiali Bollè da cieco e camicia jeans e pantaloni jeans di Armani celeste chiaro, il tutto corredato da blazer blu. Intervenivano in quegli anni, numerosi vips. Ricordo un anno in cui presentò il mitico Nando Martellini, quello di campionidelmondocampionidelmondocampionidelmondo. La chiusura però era più bella. Di sera, con le premiazioni. Ospiti illustri: ricordo un Carlo Verdone con Natasha Hovey ai tempi di Acqua e Sapone, un Antonello Venditti che non cantò, un Giulio Andreotti più gobbo che mai, alcuni dei Ragazzi della terza C, tra cui il grande Bruno Sacchi (al secolo Fabrizio Bracconeri) e i Future, un gruppo che vinse Sanremo Giovani e poi fece una meritata fine da meteora. Ricordo in tempi più recenti, eravamo in odore di maturità, un riciclato di nome Adriano Pappalardo, che cantò Ricominciamo prima che la Gialappa's lo facesse uscire dalla tristezza e molto prima che diventasse famoso sull'isola. E chissà quanti altri. La chiusura era bella perchè noi cantavamo e facevamo anche le coreografie. C'era il famoso coreografo Paolo Gozlino, poi passato a miglior vita, che ci faceva cantare e muovere su We are the world, successone mondiale, prima che Michael Jackson diventasse bianco e pedofilo. La chiusura era bella perchè c'erano le vestali; ragazze della scuola vestite da ancelle come voleva il rituale antico romano. Roba che da altre parti te la sogni. Soprattutto perchè i vestiti erano adorabilmente trasparenti. Eppoi ronde tutto intorno al giardino della scuola, per vedere se quella che ti piaceva, magari riuscivi ad abbordarla, sfoggiando l'ultimo successo di Nick Kamen. Ma non la abbordavi, questo era sicuro. Eppure l'atmosfera di quei giorni era assolutamente magica. I fuochi d'artificio finali, completavano la magia. E tanti personaggi, come il rettore della scuola, prete, ma noto playboy, sempre attorniato da gnocche. Il segretario, calabrese, con la sigaretta perenne in bocca,ma sempre con il bocchino per filtrare il catrame. E il signor Bossi (omonimo prima, molto prima del senatùr) con le sue parolacce e bestemmie, a dirigere il servizio d'ordine con i walkie talkie. E la professoressa di greco, sempre affacciata alla stessa finestra, in disparte dal pubblico numeroso.

Ieri, dopo dodici anni,  Ataru è tornato sul luogo del delitto. E ha fatto anche un paio di foto davvero orride, magari poi le vedrete su Flickr.

2005. La chiusura dei Giochi. Presenta: Flavia Fortunato, direttamente scongelata dai suddetti anni ottanta. I tempi cambiano, ora c'è anche il waltzer della scuola, roba mutuata dagli americani, mica pizza e fichi. Se il ballo fosse esistito in quegli anni, considerando che ero uno sfigato, credo che nessuna mi avrebbe mai invitato. I tempi cambiano, e appena ci avviciniamo, passa un gruppo di maschietti quindicenni che chiacchierano così: fregna è fregna...I tempi cambiano, quei ragazzini, forse qualcuno più grande, ci scroccano una sigaretta. Io intanto fumo, per provare un'ebbrezza quasi mai provata all'interno dell'istituto. I tempi cambiano, e se una volta vedevi una, al massimo due ragazze carine, oggi vedi le ragazzine in tenuta da stupro e pensi che se fossi nato dieci anni prima, ci sarebbe stato da divertirsi. I tempi cambiano, e gli scalini, i cancelli, ti sembrano più piccoli. I tempi però, non cambiano. Le vestali sono ancora lì, con i loro vestiti trasparenti. I tempi non cambiano, e incrociamo il segretario, sigaretta e bocchino tra le labbra, il padre rettore un po' più vecchio, ma sempre piacione e attorniato da mamme e figlie gnocche, la professoressa di greco affacciata a quella stessa finestra e il signor Bossi, che ci passa accanto e dice una parola sola: CAZZO! I fuochi d'artificio sono belli come non mai, noi ci sentiamo un po' più vecchi e forse, tutto sommato, ci andrebbe di tornare tra i banchi e ricominciare da capo. Moroboshi Ataru...presente!

Le righe piccole sono per te, che le adori e che oggi ti laurei. Ce l'abbiamo fatta, tu, e anche io che con te l'ho vissuta. E ora, che tu ci creda o no, viene il bello...

i racconti intorno al fuoco

elucubrato da AtaruMoroboshi // maggio 21, 2005 04:56 // commenti (36)
mercoledì, 06 ottobre 2004

 

ATARU E LA FIGLIA DEL COMMERCIALISTA

ovvero

la prima volta che Ataru perse decisamente la testa per una femminuccia

( on the air: Prodigy - Girls )

Correva il lontano millenovecentottantotto. Il mese di settembre per la precisione. Ataru era un giovine tredicenne un po' sovrappeso, senza occhiali, ma già avviato verso la cecità e con quei baffetti sfigati che cominciano a venirti quando stai crescendo, che poi non sai mai se tagliarli o no perchè hai paura di farti male con qualsiasi tipo di rasoio. La mamma e la nonna del nostro eroe, decisero che quel giorno era adatto per andare a trovare la mamma del commercialista. Anche i vampiri hanno una madre. Era amica di famiglia, ma di un acido assurdo. Ataru sapeva bene, e gli rodeva, che quel giorno, la Roma giocava contro il Norimberga, il primo turno di coppa Uefa. E c'era curiosità intorno ai due brasiliani Renato e Andrade, che avrebbero affiancato il tedesco volante Rudi Voeller. C'è da dire che in seguito, Renato si trombò mezza città e lascio tracce di sè solo tra le lenzuola delle pulzelle romane, mentre Andrade fu il capostipite della moviola in campo. Nel senso che lui si muoveva a rallentatore. Ma nella testa del giovine sprovveduto, c'era solo quella partita. Allo stadio Flaminio poi, un passo da dove abitava la vecchia. Ovvero Collina Fleming, posto chic di Roma Nord. Si giocava al Flaminio perchè l'Olimpico era in ristrutturazione per i mondiali del novanta e l'allenatore di quella Roma grintosa era il vecchio Gigi Radice. Ma non divaghiamo. Ataru, da sempre segretamente innamorato di Arianna (cosa che portò avanti fino all'ultimo anno di liceo, quando si sputtanò poco e male), sapeva bene che la parola innamorato equivaleva a dire sì mi piace, ma vabbè. A proposito tra pochi giorni, Arianna compie trent'anni. Pure lei bilancia, vabbè. Poi certo, la cuginetta era più di una tentazione, ma era cuginetta. Richiudo parentesi. Ataru dunque pregustava la partita. La vecchia disse infatti che si poteva accendere la televisione. Ma che prima, avrebbe chiamato su Annalisa. La nipote che abitava al piano di sotto. Dai dai così la facciamo conoscere a Simone. Simone voleva solo vedere la Roma, cazzo! La partita era lì lì per cominciare e Annalisa non saliva. Ataru pensò di essersi salvato, forse ormai non sarebbe più salita e vaffanculo, c'era solo il tedesco che volava. Driiin. Tragico campanello della porta. No no no, cazzo! E' arrivata la ragazzina rompicoglioni! Aveva, c'è da dirlo, un paio d'anni meno di me. Fu così che si presentò una bimba bionda, un po' ricciolina,alta, pantaloncini cortissimi, gambe abbronzate, occhi intensi. Ataru lì per lì era ancora preso dal rodimento di culo. Sapeva che lei, mai e poi mai si sarebbe messa lì a guardare Andrade, Renato e il Norimberga. Neanche er principe Giannini poteva farle cambiare idea. Voleva uscire infatti. E voleva che la accompagnassi lì intorno. Io? Ma perchè? Cazzo, io? In effetti nei paraggi non c'erano altri bambocci paffuti con quei dannati baffetti da sparviero. Passeggiata e boati dallo stadio. Chissà che succede, pensava Ataru, la Roma già dilaga! E lei parlava, parlava...però a guardarla bene, non era niente male, anzi. Poi decise che era il momento di andare sui pattini. E io le dissi che non ero in grado. Ma lei aveva deciso un'altra cosa. I pattini erano due soltanto. Dovevamo sederci su un pattino a testa e precipitarci giù dalla discesa del suo garage. Ataru all'epoca era tradizionalista e cagasotto, preferiva giochi più tranquilli. Non a caso si era portato dietro i suoi amati scheletri colorati di gomma. Roba che adesso i tredicenni girano in macchina. Ma sorvoliamo. La discesa col culo sul pattino fu affascinante. E fu ripetuta più di una volta. Ataru ci stava prendendo gusto, e lei era sempre più carina. Una vola tornati su, ci accolsero con aria sorpresa. Mia madre poi, sapendo la fissa per la partita e il sommo scazzo per l'incontro con la nipotina, era allibita. La giornata proseguì, fanculo alla Roma vedemmo quel fantastico semicartone giapponese che era I-Zenborg, a lei piaceva quando lui e lei si toccavano la mano e davano il via alla trasformazione. E voleva farlo con me. Cominciavo a sudare freddo. Poi sul terrazzo, la conquistai con i miei scheletri, che dunque, cazzo, erano serviti a qualcosa. Poi, sul dondolo stremati all'aria fresca. Fu lì che disse, me lo ricordo, porca puttana, come se fosse oggi, siamo come due amanti. La parola amante, per me, all'epoca era quasi scabrosa, insomma detto da lei, mi veniva duro, diciamolo. Poi, come inevitabilmente succede, si doveva andare via. Non ricordo nemmeno se Annalisa mi salutò per bene, ma quando salii in macchina di mia madre, mi misi a guardare quella rampa del garage, dove qualche ora prima mi sfracellavo con il culo sul pàttino. E cominciai a raccontarlo a mia madre e a mia nonna come se fosse la cosa più bella del mondo. Si sa, da che mondo è mondo, che trovi sempre l'appiglio per inserire la persona che ti piace, in qualsiasi discorso. A me succedeva per la prima volta. Lo avrei fatto milioni di altre volte, ma quella era la prima. E mentre mi allontanavo da lì, speravo di rivederla il prima possibile. Avevo quel magone sullo stomaco, ma di solito prima di allora mi veniva solo per i compiti in classe, per quelli a casa e soprattutto per i difficilissimi problemi grafici che la sadica prof di tecnica si divertiva ad usare a mo' di tortura nelle due ore del venerdì. Questo era diverso. E pensavo alla parola amante e sentivo il brivido. Inutile dire che Annalisa non l'ho più rivista, so però che è diventata gnocca e che se la tira in maniera spropositata. Potrebbe addirittura essere sposata, ma non ne sono sicuro. Di certo questa storia non se la ricorda. Per la cronaca, la Roma perse due a uno, l'unico gol lo fece Cicciobello Desideri su rigore. A ritorno, in Germania, avremmo vinto per tre a uno ai supplementari con gol vincente di, pensa te i casi, Renato. Si vede che ancora non trombava più di tanto.

Ed era già passato più di un mese e io pensavo sempre che l'avrei rivista, Annalisa, dopo quel sette settembre. Lei, la nipotina rompicoglioni, fu la prima che mi fece girare la testa.

i racconti intorno al fuoco

elucubrato da AtaruMoroboshi // ottobre 06, 2004 04:41 // commenti (48)
 
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