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MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi
LE CREATURE



Lo spin off: ATARU GREATEST HITS

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lunedì, 04 febbraio 2008 |
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UN SABATO ROMANO: VOLUME UNO E DUE
(on the air: Baustelle - Charlie fa Surf)
Ormai ci stiamo prendendo gusto, io e la Noe. Il sabato lo dedichiamo alla scoperta di Roma. Che è la mia città natale, la sua no, ma a volte mi rendo conto che ne sa più di me. Volumeuno. Due settimane fa, durante il nostro perderci per i vicoli del centro, abbiamo scoperto il Ghetto. Che è un posto che scopri di non conoscere affatto. Dove, tra un ristorante kosher e una sinagoga, ti rendi conto che esiste da secoli un piccolo stato ebraico nella città. Tra scorci da brivido sul retro del Teatro di Marcello accanto a quello che rimane del tempio di Apollo Sosiano e del Portico di Ottavia con il Foro Piscario, che manco sapevo che esistessero. Eravamo talmente immersi nella bellezza e in una storia che va da prima di Cristo alla seconda guerra mondiale, che stavamo per perdere l'ultima corsa dell'autobus. E ci sentivamo così diversi da chi usciva a fumare una sigaretta fuori al Le Bain di via delle Botteghe Oscure, dopo aver sorseggiato un cocktail, aspettando che la musica cominciasse a pompare. Gli sfigati erano loro, acchittati da sabatodisco, non noi stanchi e infreddoliti alla fermata.
Volumedue. Questa settimana, altro lungo giro a perderci tra un capo del Tevere e l'altro. Io di Roma so meno di quanto pensi, me ne rendo conto ogni volta che giro un angolo. Riscoprirsi turisti nella propria città non ha prezzo, davvero. Non so che darei per perdere la memoria romana per almeno un weekend e gironzolare per la capitale senza saperne nulla. E così, via per un'altra avventura: costeggiando il carcere di Regina Coeli, arriviamo alla Casa della Memoria e della Storia, per vedere un piccolo pezzetto di Berlino a un passo da Trastevere. C'è una mostra fotografica sulla mia città adottiva e chi se la perde? La mostra non è eccezionale, le foto sono poche. Ma per un attimo in quei panorami sfuggenti, ho respirato di nuovo l'aria di Potsdamer Platz e va bene così. E negli stessi cinquecento metri di viuzza, c'è l'outlet della Cereria Di Giorgio. La cereria esiste da secoli, è forse la più famosa di Roma. Qui una volta c'era la fabbrica, adesso si vendono candele all'ingrosso in un ambiente accogliente e pieno di curiosità. La Noe fa incetta di cera senza spendere un patrimonio come in un qualsiasi negozio etnico di quelli che si spacciano per equi e solidali. Attraversando il ponte antistante alla galera, ci si tuffa nel quartiere alle spalle del purtroppo sputtanato Campo de' Fiori. Ci addentriamo a via di Monserrato, tra gallerie d'arte, bistrot e Hollywood, il negozio delle chicche cinematografiche che non ci andavo dai tempi del mio amico delle medie. Mille altre favole tra via dei Banchi Vecchi, i suoi antiquari che sanno un po' di naftalina, un negozio che vende solo tè e teiere e altre storie che si intrecciano tra le case medievali. E via del Governo Vecchio, la strada più cool e più londinese di Roma, tra una boutique fuori dagli schemi e un negozio di roba usata, tra una pizzeria antica e tipicamente romana (da Baffetto) e i locali da aperitivo, in scala dal rustico al fighetto. La statua sfregiata di Pasquino, con appiccicate le pasquinate (per chi non sapesse: foglietti appesi sulla statua da più o meno esperti stornellatori; una satira che nei secoli non ha mai risparmiato nessuno, dai papi ai capi) estremamente attuali sui nostri politici magnoni. Un locale, The Library, che sembra solo romantico in mezzo a libri polverosi, e invece poi scopro che serve anche da interscambio culturale con gli studenti stranieri che passano da qui. C'è di tutto, persino un sexy shop lussuoso e patinato dentro un locale che sarà a dir poco del 1300. Non ci resterebbe che vedere anche la mostra di Gauguin come da programma. Non la vedremo perché gli ultimi giorni alle mostre sono da evitare anche provando a entrare alle otto di sera. Troppa fila al Vittoriano altresì detto Altare della Patria. E soprattutto è pieno di uccelli. Squadroni di storni sui pini di piazza Venezia. Sembra una cosa da niente per i turisti che guardano incuriositi e fanno foto. Non è così. È un problema serio che non ho ancora capito come, chi amministra la città pensa di risolvere. Se sei in giro, un po' ovunque a Roma, rischi di essere mitragliato da queste bestie. In pratica sono loro i padroni. Tralasciando le macchine sporche e tralasciando non ultime le malattie che porta il guano di storno. Gli animalisti rompicoglioni dovrebbero prendersi un bel po' di cagate in testa per rendersi conto che forse è il caso di cominciare a farne secchi un bel po'. Non vedo molte altre soluzioni. Peccato, s'è abbassato il livello culturale del post. Ma del resto, vi invito a fare una corsa mozzafiato su Piazza Venezia, rinunciando a quel briciolo di voglia di fare la fila per Gauguin, col terrore di essere colpiti in ogni dove. La serata si chiude da Tien Tsin, il nostro ritrovo abituale da quelle parti. Uno squisito ristorante cinese a via Capo le Case, dietro piazza di Spagna, dove strano a dirsi, ci sono più romani che turisti. E non te lo aspetteresti. O forse sì, magari sono tutti seduti a mangiare un finto piatto di carbonara o amatriciana. A quel punto, meglio un ottimo raviolo alla griglia, seppure non saprai mai cosa ci mettono dentro. Prossima fermata, forse tra due settimane, il Rione Monti. Alle spalle del Colosseo, il quartiere più verace di Roma. Casomai, se v'è piaciuto questo, vi racconto anche quello. Intanto qui, avete una quintalata di link per farvi una cultura.
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martedì, 12 giugno 2007 |
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LE FONTANELLE NON SONO DAPPERTUTTO
(on the air: Kaiser Chiefs - The Angry Mob)
Sono partito dall'assunto che le fontanelle a Roma siano ovunque. Mi pare ce ne sia una proprio lì. E cazzo, poi la maggiorparte delle volte si scopre che è frutto della fantasia. Oggi ricorre il dodici giugno, che per i lettori più attenti è il mio giorno sfortunato per eccellenza, anche se l'anno scorso non mi è capitato niente. Incrocio le dita, fatelo anche voi, frattanto sono passato a fare scongiuri al piano inferiore. Ma io vi dico che le fontanelle non sono dappertutto. Stanotte dopo il panino di Castel Sant'Angelo (adesso perchè ho perso qualche chilo e a pranzo mangio Biafra-style, credo erroneamente di potermi permettere ettolitri di long island e quintali di hamburger a notte fonda) alla fine abbiamo trovato il fontanile di età neolitica sulla Camilluccia. Ma prima le fontanelle sembravano scomparse tutte. Semplicemente perché non c'erano mai state se non nella nostra mente. E forse non sarebbe il caso che qualcuno facesse un censimento delle fontanelle di Roma? Non so, checcazzo, mettiamole anche sui navigatori satellitari. Tra-cento metri-svoltare-a-destra e giù a sgargarozzarsi d'acqua gelida. C'è sempre gente che ha tempo da perdere, dunque -per le tubature di Giove!- che qualcuno si offra volontario e censisca questo bene così prezioso. Giuro che poi mi compro il navigatore e il cd a scopo dissetante. Nella mia città i fiorai restano aperti anche di notte e noi ci si è sempre chiesti il motivo: spacciano droga? dormono in loco così da non riporre i fiori nel chiosco? o semplicemente sanno che circolano dei leggendari romantici notturni che preferiscono una rosa a un pacchetto di preservativi? A saperlo. Basterebbe chiedere a loro, ai fiorai. Però divago perché di solito dove c'è il fioraio c'è la fontanella. E non è vero manco per la ceppa. Cioè almeno non proprio vero. Quando però la trovi, tappare la cannella e bere dal buchino sulla gobba, è un'esperienza mistica. Pensate che adesso, da quando il mio quartiere, storicamente nero, è finito in mano alla sinistra, il sindaco ci ha omaggiato di due panchine micragnose e una succulenta fontanella. Io ho una fontanella quasi sotto casa, lo capite? E poffarbacco, perdirindina e porcatroia, mi dimentico sistematicamente che lì, qui, proprio a pochi metri dal mio culo comodamente posto sul sedile anteriore della Mini, l'acqua scorre copiosa e senza macchia. L'acqua non macchia infatti. Attendo fiducioso il navigatore delle acque urbane. Che detta così, mi sa di nocchiero in balìa della rete fognaria. Che esso mi guidi anche sotto casa ad abbeverarmi.
Il panino era saporito anzichenò, si nota tanto?
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lunedì, 23 aprile 2007 |
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ESCO A FARE DUE PASSI
(Tour ragionato del centro di Roma)
(on the air: Travis - Closer)
In questo fine settimana mi sono goduto Roma. Evitando ovviamente qualsiasi celebrazione per il Natale della città (per la cronaca, lo scorso ventuno aprile), nè volendole dedicare un post. Insomma, che io parli oggi di Roma è del tutto casuale. Però ne parlo volentieri.
Negli ultimi mesi, vuoi per impegni mondani, vuoi per l'ormai arcinoto sconvolgimento dei miei bioritmi vampireschi, non mi ero più dedicato con devozione alla mia città. Al massimo l'ho percorsa di continuo su quattro ruote, mandando accidenti agli automobilisti o al sindaco e alla sua geniale idea di fare i lavori e gli orrori tutti insieme. Fatemi tra l'altro invocare pene severissime per chi fa cagare i cani per strada: ieri mi si è rovinata la serata, che schifo. Tornando alla Capitale, ormai ho dei giri fissi, che se non li faccio almeno una volta al mese sento che mi manca qualcosa (e pensare che fino a due anni fa, il centro non lo bazzicavo più da eoni, nè prendevo più l'autobus). E così dopo un po' di tempo, ho ritrovato via del Corso con cinque o sei negozi nuovi, la globalizzazione galoppante tra mutandari griffati e ninnolari etnici. Ho ritrovato Piazza di Spagna piena di fiori sulla scalinata, che erano anni che non mi capitava di vederla così. Dietro l'angolo c'era pure Valeria Marini tutta in bianco che con fare da diva entrava in macchina di corsa. Ho ritrovato largo Goldoni e il palazzo delle Fendi (che in quanto a cattivo gusto non hanno eguali) con enormi bolle di sapone finte che sbucavano dalle finestre. Ho ritrovato piazza del Popolo con l'esposizione dei quadri eterogenei dei pittori di via Margutta. E la cena da Burger King a via del Tritone, dove m'hanno rapinato qualche mese fa, anche quella è una consuetudine. Panino a due piani senza cipolle, e anche il bruttissimo ricordo del furto dello zingarello piano piano comincia a sbiadirsi. E dopo cena, decidere che la stanchezza può anche fottersi, chè il caldo s'è dato il cambio col freschetto, e mentre i turisti stranieri mangiano spaghetti viscidi con sughi improbabili, bruschette con intere mozzarelle sopra, micropizze con sopra fagioli e lonze, mentre si sa che quando torneranno a casa racconteranno di aver mangiato bene, mentre vedo tutto questo, continuo a camminare in ottima compagnia. E restare praticamente in due dentro la Galleria Sordi è una bella sensazione. La gente, i turisti con le infradito, tutto lontano anni luce. E da Feltrinelli attacca A kind of magic dei Queen e capisci che è ora di chiudere, sono le dieci di sera. Al Pantheon c'è la stessa gente che sta a Fontana di Trevi, sarà per questo che prima di arrivare nelle due piazze, a volte le confondo. Cheppoi ieri una trentenne milanese ha pure fatto il bagno nuda nella Fontana, son cose. Monte Citorio intanto ha mandato a letto i politici e così spento e vuoto, affabula molto di più dei pagliacci che lo popolano ogni giorno. Affabula come gli angoli nascosti che non rivelo per far sì che restino miei; anzi per stavolta sono buono e vi consiglio la seducente piazza di Pietra.
E dopo venerdì in bus, c'è domenica in macchina. Stesso orario: medio-tardo pomeriggio, quando il sole non è più stronzo. La gente fa la fila per mettere la mano nella Bocca della Verità, ma tanto ormai s'è invecchiata e non morde più nessuno. Al Giardino degli Aranci c'è un buon profumo e nonostante tutti bivacchino sui prati, il posto ha un fascino tutto suo oltrechè un bel panorama. Lì fuori, una signora che sembra uscita da un film di Aldo Fabrizi, vende pannocchie, olive e fusaje (lupini). E forse non tutti sanno che a un tiro di schioppo, a Piazza dei Cavalieri di Malta, c'è il buco della serratura. Dal minuscolo buchino sul portone dei Cavalieri di Malta si vede la cupola di San Pietro incastonata perfettamente tra le siepi, con un effetto di prospettiva unico nel suo genere. Eppoi in macchina giù dall'Aventino fino al Ghetto e via Giulia, approfittando che di domenica la Gestapo non ti fa la multa se oltrepassi un sampietrino in più. Il tour non puoi che concluderlo nel cuore di Villa Borghese, accanto alle alte mura della Galleria d'Arte Moderna tra uno spritz e un salatino al Caffè delle Arti.
Ora la cosa bella è questa. Non essendo nè romano fracassone, nè romano acquisito da mezza generazione, nè amando il folklore di un post dialettale, non avevo assolutamente intenzione di scrivere un finale simile, ma poi la città mi ha preso la mano. Ha preso la mano a me, che sono romano e sornione come uno di quei gatti che fanno la spola tra l'ombra di un rudere e il sole un centimetro più in là.
Dunque: vabbè, già che sei la mia Città, pure si 'sto post nun voleva da esse ruffiano e nun c'entrava 'n cazzo co' la festa tua, io l'auguri te li faccio uguale.
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